Lo spettacolo del colpevole
«SECONDO me è lui il colpevole». L’affermazione senza costrutto viene rigurgitata mentre su uno schermo passa la faccia del momento. Viene da un uomo senza toga e con le labbra sporche di sugo che mette insieme suggestioni personali, rimasugli di vecchi noir e la tendenza lombrosiana che cova in tutti. «Secondo me» è il trionfo dell’Ego che non sa stare zitto, del pressapochismo. Secondo te chi? Da dove ti viene tanta sicurezza se per arrivare a un verdetto definitivo tutta una piramide di gente che ha studiato il caso senza mangiare gli spaghetti ha impiegato otto anni e cinque processi? «Secondo me» è il vero delitto dei cosiddetti processi mediatici che qualcuno preferirebbe ghettizzare ma con i quali bisogna per forza fare i conti fuori dalle regole delle aule giudiziarie. Un proliferare di opinioni sgangherate. Ci sta. La cronaca esasperata riesce a essere lo spettacolo più avvincente del mondo, una volta accesa la luce è impossibile spegnerla. Se un ragazzotto con gli occhi chiari viene assolto in primo e secondo grado e poi condannato dalla Cassazione che conferma la sentenza dell’appello bis, bè: questo è di per sé un formidabile spettacolo che non può essere censurato.
I MEZZI di informazione fanno ciò per cui sono stati inventati, con diversi gradi di decoro e responsabilità. Si ficcano dentro le incongruenze come lupi affamati, esaltano l’illogico e raschiano il barile. Però da qui a dire che falsano le sentenze ce ne corre. Il vero rischio è la deriva sconsiderata del «secondo me», che non fa parte del lessico giudiziario ma dell’altro vocabolario parallelo dove chiunque può avere un’opinione su Garlasco, Cogne o Avetrana. Dobbiamo pensare che gli ermellini si lascino condizionare da un plastico, da un sondaggio casereccio o da un’onda di opinione in fase digestiva? E dai. La verità dei media e quella delle aule giudiziarie sono entrambe necessarie alla democrazia ma è impossibile confonderle anche se la tentazione è forte. In un caso parla il diritto, nell’altro la simpatia. Sciascia osservava che è come scommettere su una partita o una corsa di cavalli. E che il caso Tortora fu esemplare: chi detestava i suoi programmi lo aveva condannato a priori, e viceversa. Le telecamere adorano i colpevoli e magari ci rimangono male quando due imputati su tre dell’omicidio di Meredith Kercher vengono assolti. Ma fa parte del gioco e alla fine tutti se ne fanno una ragione.
Ultimo aggiornamento: Domenica 13 dicembre 2015, 09:23





