Garlasco, il lato nascosto dell’inchiesta su Alberto Stasi: tutte le analisi e i documenti rimasti fuori dal processo
Le anomalie dell’inchiesta: dagli esami sui pedali della bici al raccoglitore perso (e poi ritrovato) di tracciati, foto dei reperti, immagini dei test rapidi e documentazione del Luminol fino alla valutazione psicologica e agli estratti di Dna ricavati dalle unghie di Chiara smaltiti senza verbale

Milano, 7 ottobre 2026 – La richiesta di revisione non è ancora stata depositata. Ma appare ormai evidente che buona parte del lavoro della difesa di Alberto Stasi passa ormai dagli archivi del Ris di Parma.
In questi giorni gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis stanno rileggendo gli atti della nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi, che vede indagato Andrea Sempio. Ogni giorno emergono documenti e dati di laboratorio rimasti fuori dal processo o comunque mai arrivati nella loro completezza. Non è detto che basteranno per l'istanza di revisione. Perché non basta dimostrare che un’indagine è stata incompleta. Servono prove nuove che, da sole o insieme a quelle già valutate, possano condurre poi a un proscioglimento.

Il punto da cui parte la ricostruzione di questi giorni è senza dubbio quello dei pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi. Il 19 settembre 2007 il Ris ottenne da un campione prelevato sui pedali un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Il giorno successivo lo stesso estratto fu sottoposto ad altre due analisi che non restituirono alcun profilo genetico utile. Francesco Maria Avato, medico-legale della difesa, sostiene che quei tracciati non furono mai messi a disposizione dei consulenti.
Nel 2025 Bocellari e De Rensis hanno chiesto al Ris dati grezzi e fotografie dei reperti e dei test. Il materiale è stato raccolto su un dvd e trasmesso alla Procura di Pavia. Proprio seguendo questa traccia è emerso un secondo dato. In un appunto del 20 settembre 2007 attribuito al capitano Alberto Marino, allora ufficiale del Ris e consulente tecnico del pm Rosa Muscio, una traccia bruna sul pedale con vite sinistrorsa risulta positiva al Combur, test preliminare per il sangue, ma negativa all’Obti, un esame utilizzato per verificare se una traccia contiene sangue umano.
Quattro giorni dopo Marino firma la relazione ufficiale, anticipata dal Tg1. Nel documento compaiono il Combur positivo e il profilo genetico attribuito a Chiara. Dell’Obti negativo però non c’è traccia. La sequenza si fa più delicata il 25 settembre. Matteo Fabbri, consulente della difesa di Stasi, chiede a verbale che sulle tracce dei pedali venga effettuata una diagnosi di specie, “tipo Obti test”.
Marino prende atto della richiesta, ma non richiama l’esame già eseguito cinque giorni prima con esito negativo. Procede invece alla ricerca del Dna su una nuova traccia, che non darà un risultato genetico utile. Due anni dopo, durante il processo, lo stesso Marino suggerisce al perito nominato dal Tribunale, Carlo Robino, di non effettuare un test immunologico come l’Obti perché il campione è esiguo. Un Obti negativo non esclude automaticamente la presenza di sangue. Il punto che oggi interessa la Procura è un altro.

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Nel settembre 2007 il Ris aveva prodotto risultati non coincidenti e la difesa chiedeva proprio uno degli esami già svolti. Gli inquirenti vogliono capire quali dati fossero noti al pm, quali alla difesa e quali siano rimasti negli archivi. Da qui nasce la domanda che accompagna la possibile revisione. Se difesa e giudici avessero avuto allora tutto ciò che oggi sta riemergendo, la condanna avrebbe retto allo stesso modo? Ma il problema non si ferma ai pedali della bici.
Nel 2025 la difesa ha chiesto anche tracciati genetici, fotografie dei reperti, immagini dei test rapidi e documentazione del Luminol. Il reparto ha recuperato quei file. Non significa che nessuno ne avesse visto singole parti nel 2007, ma il corpus completo non era nella disponibilità documentale dei legali. Non a caso ci sono poi le 41 fotografie sequestrate a Stasi nell’agosto 2007.
Un provvedimento della Corte d’Assise d’Appello di Milano certifica che il raccoglitore era stato “originariamente perso” e che i carabinieri di Vigevano ne comunicarono il ritrovamento nel luglio 2020. Solo nel 2021 venne disposto l’inserimento delle immagini nel fascicolo.

A questo si aggiunge la valutazione psicologica emersa lunedì scorso e attribuita ad Alessandra Bramante, psicologa e criminologa. Tredici pagine che confrontano le dichiarazioni di Stasi dell’agosto 2007 e contengono giudizi come “calcolatore”, “mancanza assoluta di emozioni” e “manipolatore”. Anche questo materiale non risulta tra gli atti utilizzati nel processo.
Infine c’è ciò che oggi non può più essere esaminato. Gli estratti di Dna ricavati dal 33dattilo, dal 97F e dalle unghie di Chiara furono conservati nella BioBank del Ris e smaltiti nel settembre 2016 senza uno specifico verbale. Il Ris sostiene che fossero intermedi di lavorazione e non reperti giudiziari. Secondo una relazione interna acquisita dai pm, l’ordine di smaltimento sarebbe stato impartito dallo stesso Marino, nel frattempo comandante della sezione Biologia.
Nel frattempo il nuovo filone della Procura di Pavia resta aperto. Tra le persone da ascoltare ci sono Rosa Muscio, all’epoca pm a Vigevano e oggi giudice a Milano, e gli ex consulenti della difesa Avato e Fabbri. Le loro deposizioni serviranno a chiarire che cosa venne comunicato nel 2007 e che cosa rimase fuori dagli atti. È anche su questi vuoti che la difesa proverà a costruire la revisione del processo. Non è detto che possano bastare.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 ottobre 2026, 16:44








