I rischi dell’intelligenza artificiale. Fake news nei siti “acchiappaclic“
La pubblicazione incontrollata di notizie false prodotte dagli algoritmi danneggia la libera informazione. Segnalazioni anche su Google Discover dopo alcuni casi di contenuti non verificati suggeriti agli utenti.

Lo scorso luglio Reporters sans frontières (RSF) aveva espresso forti preoccupazioni riguardo a Google Discover, la funzione di raccomandazione personalizzata dei contenuti integrata nei dispositivi Android e nell’app Google, che suggerisce articoli agli utenti in base ai loro interessi. Secondo RSF, il servizio tende sempre più a mostrare siti con titoli acchiappaclic, contenuti poco affidabili o addirittura fake news, favorendo così la diffusione della disinformazione online. Per questo motivo aveva chiesto a Google di rafforzare i criteri di selezione dei contenuti, privilegiando le fonti giornalistiche che rispettano standard etici e professionali. Tale richiesta nasceva anche dal grande successo e dall’enorme influenza di Google Discover sul pubblico, che lo rende uno strumento chiave nella formazione dell’opinione pubblica digitale.
Google Discover è diventata una delle principali fonti di traffico per i media di tutto il mondo. Secondo i dati dell’Alliance pour la Presse d’Information Générale (APIG), in Francia Discover genera oltre 500 milioni di clic al mese verso gli articoli giornalistici. Tuttavia, dietro questa impressionante capacità di distribuzione si nasconde un rischio crescente: la diffusione di notizie false, fuorvianti o di dubbia provenienza, spesso generate da intelligenze artificiali e mascherate da giornalismo professionale. Nel giugno scorso il sito labottega-pinseria.fr ha pubblicato un articolo che annunciava la chiusura della catena di abbigliamento Promod. La notizia, completamente falsa, è stata rilanciata da Google Discover e si è rapidamente diffusa online, costringendo l’azienda a smentire pubblicamente. L’articolo è poi scomparso, ma il danno era già stato fatto.
Non si è trattato di un episodio isolato: sempre in Francia, il sito mika-conduite.fr ha diffuso una presunta notizia su una legge che obbligava a potare gli alberi sopra i tetti, citando un decreto che sarebbe stato emanato solo tre settimane dopo la pubblicazione del pezzo. Questi esempi illustrano come Google Discover sia diventato terreno fertile per siti che producono contenuti in serie tramite AI, spesso senza alcuna verifica dei fatti. Secondo un’inchiesta del portale Next, in rete sarebbero attivi più di 4.000 siti di questo tipo, progettati appositamente per sfruttare le falle dell’algoritmo di Discover. Alcuni di essi riescono addirittura a superare le testate giornalistiche professionali nei suggerimenti agli utenti.
Per arginare il fenomeno, occorrono riforme strutturali e strumenti di certificazione della qualità delle notizie. Servirebbe per Google e le altre piattaforme l’adozione di filtri proattivi e criteri di verifica più rigorosi per rendere più facilmente riconoscibili e accessibili i contenuti prodotti professionalmente e più rapidamente smascherabili i contenuti falsi, tendenziosi e tossici. Solo così si può valorizzare il giornalismo di qualità e preservare il diritto degli utenti a una corretta informazione.
Docente di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 ottobre 2025, 06:13





