Disturbi del sonno e tumori, c’è un legame? Perché contare le pecore ti può essere utile
Lino Nobili, presidente Aims (Accademia italiana medicina del sonno): “Il 10% degli italiani soffre d’insonnia, la percentuale arriva al 50% tra chi si rivolge al medico di famiglia”. Quanto pesa la sonnolenza negli incidenti stradali, che cosa sono il divorzio del sonno e la sexsomnia (o sonnambulismo sessuale)

Roma, 3 agosto 2025 – Tra disturbi del sonno e tumori c’è un legame? E tra mancanza di riposo e aumento di peso? Ancora: perché si dice ‘contare le pecore’ e quali sono i consigli da mettere in pratica prima di addormentarsi? Viaggio nei letti degli italiani che sono (anche) un popolo di sonnambuli. Ma il riferimento non è alla folgorante definizione del Censis che a fine 2023 fotografò così gli italiani inermi e schiacciati dalla paura. Piuttosto, il 10% della popolazione soffre proprio di insonnia cronica. “E se consultiamo gli studi che abbiamo fatto come società scientifica, anche in collaborazione con i medici di famiglia, ripetuti pochi anni fa, e ci concentriamo su quei pazienti, la percentuale di disturbi del sonno pesa nel 50% dei casi, anche se spesso non viene riportata. Riguarda persone che soffrono di comorbidità senza avere la consapevolezza di questo disturbo, perché dobbiamo fare i conti con tanta medicina fai-da-te". Così Lino Nobili, presidente dell’Accademia italiana di medicina del sonno, professore di Neuropsichiatria infantile e direttore della Scuola in Neuropsichiatria infantile all'Università di Genova.

- Come si riconosce l'insonnia cronica?
- Disturbi del sonno, quando ci dobbiamo allarmare?
- L’insonnia nei bambini e i falsi miti
- Quali sono gli errori da evitare?
- Insonnia degli adolescenti: tutta colpa dei social?
- Cosa ci dimostra la ricerca di Torino sugli universitari?
- La mancanza di sonno e i problemi mentali
- Ci sono legami tra disturbi del sonno e cancro?
- Ci sono legami tra mancanza di sonno e problemi di peso?
- Igiene del sonno, cosa fare?
- Perché si dice contare le pecore?
- Quante ore devono dormire bambini, adolescenti e adulti?
- Cos’è il divorzio del sonno?
- Quanto pesano i colpi di sonno negli incidenti?
- Che cos'è la sexsomnia?
Come si riconosce l'insonnia cronica?
Ma come si può definire l’insonnia cronica? Chiarisce il professore: "Scatta quando il soggetto che ha difficoltà ad addormentarsi e a mantenere il sonno, con frammentazione e risveglio precoce, si presenta almeno tre volte alla settimana dal medico, per almeno tre mesi o per un tempo più lungo. Ma se uno dice, “dormo poco, dormo male ma di giorno sto benissimo”, quella non la consideriamo più come insonnia cronica. Bisogna pagarne un prezzo anche nel corso della giornata, ad esempio per difficoltà di concentrazione ma anche per irritabilità e stanchezza, i sintomi sono diversi, ogni persona reagisce in modo differente. Molto spesso i pazienti non prendono bene in considerazione questo disturbo".
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Disturbi del sonno, quando ci dobbiamo allarmare?
"Chiaro che si può soffrire di un’insonnia transitoria legata a un evento esterno, a un dolore, a un evento traumatico. Questo è un modo assolutamente normale di reagire. Ma se questo disturbo rimane per settimane e ha un impatto sulla qualità della veglia, sul tono dell'umore, sulla capacità di concentrazione, sull’irritabilità, va preso in carico. E bisogna occuparsene. Perché trattare un'insonnia all'esordio è molto più facile che intervenire dopo, quando si mettono in atto meccanismi sbagliati, il paziente pensa di compensare ma in realtà non fa che aggravare il disturbo stesso".
L’insonnia nei bambini e i falsi miti
La Simri (Società italiana per le malattie respiratorie infantili) a marzo, per la Giornata mondiale del sonno 2025, ci ha ricordato che almeno 2-3 bambini sotto i due anni su dieci soffrono d’insonnia, russa il 12% in età prescolare, e se capita “più di tre volte a settimana per almeno tre mesi”, vuol dire che abbiamo a che fare con “una patologia da non sottovalutare”. Tra i falsi miti che fanno danni c’è anche l’illusione di poter recuperare nel fine settimana. Ma questo è falso perché, ci ricordano gli esperti della Società, il nostro corpo richiede un ritmo costante”.
Quali sono gli errori da evitare?
Il presidente Nobili fa riferimento proprio a questo quando ricorda che “gli insonni spesso rimangono a letto per più tempo, perché si illudono che così dormiranno di più". Ma questo è un grave errore da evitare, piuttosto “bisogna saper rendere più efficiente il tempo. Per questo si fanno terapie che possiamo chiamare comportamentali, che prevede proprio una decurtazione del tempo di letto".
Insonnia degli adolescenti: tutta colpa dei social?
L’insonnia oggi è un problema serio anche per gli adolescenti. Mette in fila Nobili: "La stimolazione luminosa, rimanere sui social prima di dormire, non staccare la spina, pensare di lavorare al computer e poi dire, adesso dormo. Andare a dormire quando non si ha veramente sonno ma si dice, devo farlo, quasi costringersi. Oppure fare attività fisica prima di andare a letto. Ancora: assumere sostanze come la caffeina o bere alcolici per dormire, questa è una delle cause più importanti di frammentazione del sonno". Ma rispetto al resto del mondo dove ci collochiamo? "L’uso della tecnologia ha alzato il disturbo in tutte le popolazioni, i paesi industrializzati vedono un aumento dell’insonnia e del ritmo sonno-veglia, i social hanno appianato le differenze. Sono statistiche diffuse un po’ in tutto il mondo".
Cosa ci dimostra la ricerca di Torino sugli universitari?
Una ricerca condotta su seicento universitari a Torino dimostra in modo allarmante i problemi dei giovani con il sonno: il 74% dorme meno di quanto raccomandato dall’Associazione mondiale di medicina del sonno. Alessandro Cicolin, responsabile del Centro di riferimento regionale per i disturbi del sonno alle Molinette, commenta così: “Questo è un dato sociale, difficile abrogarlo. E nemmeno dobbiamo colpevolizzarlo in modo estremo. In realtà si basa su uno spostamento fisiologico, con uno spostamento in avanti dell’orario del sonno. Abbiamo due finestre per dormire, quella primaria notturna e quella secondaria, pomeridiana, l’orario della pennichella. Questo spazio, soprattutto quello notturno, nell’adolescente si sposta e va un po’ più avanti. Da adolescenti, tendiamo tutti a diventare un po’ più gufi, con uno spostamento fisiologico dlela produzione di melatonina, il pacemaker del sonno. Purtroppo l’illuminazione della retina blocca la produzione di melatonina. Quindi i ragazzi riempiono quello spazio in cui non riescono a dormire con quello che hanno, la possibilità di essere logati. E questo li fa gufeggiare ancora di più”.

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La mancanza di sonno e i problemi mentali
Le conseguenze pesano anche sulla nostra psiche, osserva Cicolin, “perché le lezioni iniziano alle 8 del mattino, e i ragazzi hanno una deprivazione di sonno proprio quando dovrebbero invece averne una quantità adeguata. Dormire è indispensabile da piccoli nella maturazione cerebrale, da adolescenti serve per riuscire a stabilizzare la memoria, avere una buona attenzione diurna e anche sul piano del tono dell’umore. Senza il riposo, va tutto in crisi. Aumenta lo stress percepito, diminuisce la resa scolastica, si è più sotto pressione. Un 30% di adolescenti ha queste difficoltà, in un 15% la situazione è gravemente compromessa. Il rischio è che il problema non sia riconosciuto. Dire, stai sempre su Internet può mascherare in realtà un problema di sonno. Così si creano le fratture in famiglia, ci si arrabbia, c’è il sequestro del cellulare e l’attribuzione del problema alla sola tecnologia”.
Ci sono legami tra disturbi del sonno e cancro?
"Assolutamente sì – risponde lo scienziato -. Prendiamo i lavoratori a turno, che hanno spesso un'irregolarità nel ritmo sonno-veglia. Noi abbiamo una pressione del sonno ma anche una ciclicità, che è sincronizzata con il ritmo luce-buio, si chiama ritmo circadiano ed è regolato da geni clock, sono principalmente nel cervello ma anche negli organi periferici. Quando si alzano i ritmi, la produzione dei geni viene modificata, cosa che può provocare alterazioni metaboliche, aumento della pressione, attivazione del sistema infiammatorio. E questo, se si manifesta in maniera cronica, aumenta il rischio di certi tipi di tumore. Ad esempio la deprivazione del sonno gioca un ruolo nel cancro al seno".
Ci sono legami tra mancanza di sonno e problemi di peso?
E c’è un legame tra problemi del sonno e cattiva alimentazione, ad esempio nei ragazzi? “Sì – non ha dubbi il professore delle Molinette -, perché il sonno tra le altre cose regola anche gli ormoni della sensazione di appetito e del metabolismo lipidico. Quindi, se si dorme male, si può andare incontro a un importante aumento di peso, ci sono ricerche che lo dimostrano. E poi gli insonni ma anche i pazienti con la sindrome delle gambe senza riposo, tendono ad alimentarsi maggiormente nel corso della notte. Quindi chi dorme male mangia nei momenti sbagliati”.
Igiene del sonno, cosa fare?
Tre cose raccomandate prima di dormire? Per il presidente Nobili “la prima sarebbe quella di stabilire una propria routine. Intanto capire qual è il momento ideale per andare a dormire e cercare di mantenere quell'abitudine. Consiglio sempre di leggere qualcosa, prima di addormentarsi, per staccare rispetto alle attività precedenti. Non bisogna assolutamente coricarsi se non si ha sonno. E poi chiaramente l'ambiente dovrebbe essere adeguato. Per la luce, per l'assenza di rumore...".
Perché si dice contare le pecore?
Ma come nasce la famosa raccomandazione di contare le pecore? E funziona? "Funziona perché si stacca rispetto a quello che si stava facendo – risponde il presidente Nobili -. Viene detto più che altro perché quando l'insonne va a dormire, i pensieri partono e sfuggono, con migliaia di connessioni, tutto appare molto difficile, la giornata successiva sarà un dramma, se non riesco a prendere sonno. Sono tutte associazioni negative. Quindi il contare le pecore è un modo per staccare da quella fuga di pensieri. Chiaro che per qualcuno le pecore possono diventare milioni, se un soggetto ha un atteggiamento ossessivo, può contarle per tutta la notte e non si addormenta mai".
Quante ore devono dormire bambini, adolescenti e adulti?
E quali sono le ore raccomandate per bambini, adolescenti e adulti? "Questa è una delle domande peggiori, con grandissime aspettative – riconosce il presidente Aims -. Nell'età adulta l’ideale è dormire una media di 7-8 ore, ma c'è qualcuno che è in forma con 6,30 e qualcuno che invece ha bisogno di 8,30. Poi, nella storia, ci sono dei corto-dormitori. Magari con pisolini sparsi nell'arco della giornata".
Cos’è il divorzio del sonno?
"In certe situazioni, il disturbo del sonno può diventare un fattore negativo per la vita di coppia, ad esempio prima di tutto per chi soffre di apnee notturne e russa. Oppure per il cosiddetto terrore notturno, quando ti svegli più volte urlando, essendo anche violento nei comportamenti. Quindi si cambia letto". Qualche volta, suggerisce la cronaca, anche partner.
Quanto pesano i colpi di sonno negli incidenti?
Poi c'è la stanchezza alla guida. "In Italia siamo stati i primi a condurre uno studio su tutta la rete autostradale – racconta Nobili-. La polizia riporta che gli incidenti per i colpi di sonno rappresentano il 5-6% del totale. Forse in questi anni quella percentuale si è ridotta, si è fatta molta campagna informativa, si vedevano ovunque le scritte, “se hai sonno, fermati”. Spesso sono incidenti mortali. Ma quando andiamo a studiare tutte le variabili, troviamo dati allarmanti. Perché possiamo guidare in apparenza svegli, con gli occhi aperti, ma una parte del nostro cervello è già addormentata. Il 20% di incidenti stradali ha una forte relazione con la sonnolenza. Quante volte le persone dicono, ero sveglio, non capisco cosa mi sia successo. Si può dormire anche ad occhi aperti, e questo impedisce, ad esempio, di avere tempi di reazione adeguata, di avere memoria. Ci sono strutture del cervello, specialmente l'ippocampo, che si addormentano prima di un addormentamento comportamentale. E questo altera le nostre funzioni cognitive. Vale anche per i bambini sonnolenti a scuola: rendono meno perché il cervello non è completamente sveglio".
Che cos'è la sexsomnia?
Nella ricerca – e nella cronaca giudiziaria – entra anche il capitolo sexsomnia o sonnambulismo sessuale. "Ci sono episodi di notte di agitazione, in cui si è si è un po' svegli e un po' addormentati – chiarisce Nobili -. Alcuni sono portati a urlare, scappare, camminare. C'è invece una forma di disturbo che porta a un contatto sessuale. E questo diventa anche problematica forense, uno fa cose nel sonno ma non ne è consapevole".

Ultimo aggiornamento: Lunedì 23 marzo 2026, 14:48









