“Crisi climatica, dagli abissi degli oceani ai ghiacciai: tutti i segnali che non possiamo ignorare”
Fabio Trincardi, geologo marino, già direttore del Dipartimento di scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr: “Per capire quello che sta accadendo bisogna tenere insieme tutto”. Monitoraggio dei ghiacciai, come avviene. Intanto la tecnosfera ha superato il peso della biosfera

Roma, 5 settembre 2026 – Crisi climatica: “La tecnosfera ha superato il peso della biosfera. In altre parole: tutto ciò che l’uomo ha costruito di qualunque dimensione grazie a materiali come terra, sabbia e ghiaia che ogni giorno vengono trasportati sui camion, ha superato i sedimenti trasportati verso il mare da tutti i fiumi del mondo”.
Da El Nino agli abissi: tutti i segnali della crisi climatica
Fabio Trincardi, 69 anni, geologo marino, qualche settimana fa aveva anticipato a Quotidiano Nazionale le dimensioni eccezionali che dobbiamo aspettarci quest’inverno da El Niño, che porterà eventi estremi. Oggi lo scienziato, già direttore del Dipartimento di scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente del Cnr, cita anche il dato incredibile della tecnosfera perché resta convinto che per capire davvero la crisi climatica attuale dobbiamo tenere insieme tutti i segnali, “e questo è molto difficile, perché tanti fenomeni si verificano lontano dai nostri occhi, ad esempio nell’abisso degli oceani”.

Crisi climatica e grande cecità
E per fortuna che oggi è in parte superata quella “grande cecità” che dava il titolo al libro di Amitav Ghosh, l’autore de "Il Cromosoma Calcutta”, lo scrittore indiano che insegna anche a Oxford e 10 anni fa si chiedeva proprio questo, perché siamo così indifferenti al disastro? “Oggi per fortuna c’è una consapevolezza nuova”, riconosce lo scienziato. Ci sono ormai tanti autori che si occupano di Antropocene, “il fatto che l’uomo sia diventato una forza di trasformazione totale del pianeta, cosa che prima non eravamo”.
“Come il vetro della serra”
Prendiamo il notissimo effetto serra. Come El Nino, chiarisce Trincardi, partiamo da un fenomeno naturale, “che aiuta a mantenere la temperatura relativamente stabile. Ma a renderlo un problema sono le dimensioni.Immettendo gas climalteranti lo stiamo amplificando, e questa è la parte pericolosa, perché portiamo la Terra a riscaldarsi oltre una temperatura che ci consente la vita”.
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L’inquinamento acustico in mare
A proposito di ciò che l’uomo non vede: quanto pesa l’inquinamento acustico negli abissi, amplificato dal calore perché il suono viaggia più velocemente in queste condizioni? “Pesa moltissimo – riconosce lo studioso -. Oggi cominciamo a capire quanto influenzi la vita dei cetacei, perché perdono l’orientamento e si spiaggiano. Addirittura le larve dei pesci sono influenzate dai rumori. Ci sono quelli naturali, come frane o eruzioni sottomarine. Ma i nostri sono martellanti, legati essenzialmente ai motori, alle navi, ai sommergibili, ai sonar… Quello che avviene sott’acqua non lo sa praticamente nessuno”.
E stiamo portando via il cibo, anche ai grandi mammiferi. Ricorda Trincardi: “Ci sono navi cinesi che pescano tutto il krill dai mari dell’Antartide, ci sono studi norvegesi sul pesce mesopelagico, quello che vive fino a mille metri di profondità, nel buio. Finora ha avuto la fortuna di essere brutto e difficile da vendere sul mercato, ma è la principale fonte di proteine al mondo. Per questo stanno studiando di pescarlo tutto per ricavarne farine energetiche. C’è una visione da parte di molti umani che considerano inesauribili le risorse e mettono al primo posto il profitto. Di certo il nostro impatto è sempre più devastante e non lascia scampo”.
Il caldo non è democratico
In questo scenario, chi inquina meno paradossalmentepaga le conseguenze maggiori perché il caldo estremo ha dimostrato di non essere democratico e colpisce soprattutto chi si può permettere difese minori. “E questo è stato particolarmente evidente nell’inondazione in Nepal”, osserva Trincardi.
Il monitoraggio dei ghiacciai
A questo proposito, qual è il livello di monitoraggio dei ghiacciai? “In Artico e in Antartide sono monitorati molto bene dai satelliti. Invece quelli delle fasce montuose, che possono essere grandi o piccoli, man mano che si fondono rimpiccioliscono e si separano, come si è visto sulla Marmolada. Quindi diventando più piccoli sono sempre più difficili da monitorare. Poi bisogna chiarire bene: monitoraggio e sistema di allerta sono due cose molto diverse. Se faccio sapere che quel ghiacciaio in Nepal si sta riducendo non è che posso prevedere una catastrofe. Invece, quando si verifica un disastro così, occorrerebbe avere un sistema di allerta lungo tutta la valle”.
Ultimo aggiornamento: Martedì 8 settembre 2026, 08:06









