“Le carte francesi su Ustica utili per la verità storica. C’era una guerra tra alleati, l’obiettivo era Gheddafi”
Nella strage del 27 giugno 1980 morirono 81 persone sul Dc-9 della compagnia Itavia. Fasanella: “Il leader libico era considerato incontrollabile e vicino all’Italia. Si può pensare che il nostro Paese non si fosse accorto di nulla? Non ci crederebbe nemmeno un bimbo di scuola materna”

Un conflitto tra alleati. Una storia indicibile. Per questo Parigi ha taciuto su Ustica per quarantasei anni. E per questo la svolta di due giorni fa è così importante. Ne è convinto Giovanni Fasanella, giornalista e saggista che da tempo indaga sulle zone d’ombra della storia repubblicana e sui rapporti tra l’Italia e i suoi partner.
Che cosa cambia concretamente dopo l’apertura della Francia?
“Con l’apertura a una collaborazione, finora sempre negata, cambia il clima dei rapporti tra Roma e Parigi. Si afferma l’idea che, per capire che cosa è successo in Italia nel secondo dopoguerra, occorre dare almeno una sbirciatina negli archivi internazionali. In particolare in quelli delle nazioni che hanno esercitato un’influenza sul nostro Paese”.

Perché Parigi decide di collaborare proprio adesso?
"Perché ha capito che per stare insieme in Europa occorre che nei rapporti tra gli Stati non possano più esserci dei retropensieri”.
Che cosa potrebbe esserci negli archivi francesi di davvero decisivo?
"Lo capiremo quando leggeremo le carte. In ogni caso, voglio ripeterlo, è già molto importante che la Francia ammetta di avere delle informazioni”.
Lei sostiene da tempo che la Francia abbia avuto un ruolo. Su quali elementi basa questa convinzione?
"Che la Francia abbia avuto un ruolo nella guerra ibrida contro l’Italia, e non solo nella vicenda di Ustica, non lo sostiene un incallito complottista. Lo sostengono il generale Dalla Chiesa; i magistrati Priore, Mastelloni e Calogero; uomini di Stato come Cossiga e Amato; diversi ex brigatisti rossi pentiti e soprattutto emerge dalla storia nota degli anni di piombo”.
Che cosa sappiamo con certezza dell’attività militare nei cieli italiani quella sera?
"Di certo al cento per cento? Che ci furono dei morti e delle bugie di Stato. Anzi, di Stati. Al novanta per cento sappiamo che quei morti furono vittime collaterali di una guerra combattuta anche tra amici e alleati per il controllo delle fonti energetiche nell’area mediterranea”.
Al novanta per cento sappiamo che quei morti furono vittime collaterali di una guerra combattuta anche tra amici e alleati
L’obiettivo era Gheddafi? E perché la Francia avrebbe voluto colpirlo?
"Secondo la magistratura, l’obiettivo era Gheddafi. Perché lo volevano morto? Per le stesse ragioni per le quali venne poi ucciso, nel 2011, nella cosiddetta primavera libica: era incontrollabile e troppo amico dell’Italia. Da quando era andato al potere, nell’agosto-settembre 1969, Francia e Gran Bretagna avevano tentato di eliminarlo almeno due o tre volte, ma si era salvato: come a Ustica, sempre grazie ai buoni consigli dell’Italia”.
Che cosa dovrebbero chiedere oggi gli investigatori italiani alla Francia?
"Di dire tutto quello che sanno. Ma dovremmo chiederlo anche alla Gran Bretagna, agli Usa, alla Nato. E anche all’Italia”.
L’Italia sapeva che cosa stava accadendo nei suoi cieli?
"Si può ragionevolmente pensare che non si fosse accorta di nulla? Non ci crederebbe nemmeno un bimbo di scuola materna”.

Perché per tanti anni le richieste italiane alla Francia non hanno portato a risposte definitive?
"Perché Ustica, come tanti altri episodi oscuri della nostra storia recente, si inquadra nel contesto della cosiddetta guerra ibrida. Guerra illegale e clandestina tra Paesi amici e alleati, e quindi ancora più imbarazzante da dire”.
Anche con i documenti francesi, che cosa potrebbe restare impossibile da provare?
“Spero di sbagliarmi, ma a quasi mezzo secolo di distanza dai fatti, data l’estrema complessità dei contesti, dubito che si possa giungere a una verità giudiziaria soddisfacente. Tuttavia, dalla Francia potrebbero arrivare elementi utili per ricostruire un contesto. Mi creda, la verità storica sarebbe molto più rivoluzionaria della verità giudiziaria”.

Mercoledì 30 settembre, davanti al gip di piazzale Clodio, la Procura di Roma ritirerà la richiesta di archiviazione del procedimento sulla strage di Ustica chiedendo di potere proseguire le indagini. Contestualmente, il procuratore capo Francesco Lo Voi depositerà la nota inviata il 21 settembre dall’ambasciata francese alla Farnesina in cui annuncia la disponibilità di Parigi a trasmettere tutta la documentazione in loro possesso relativa a quanto avvenuto la sera del 27 giugno del 1980, quando morirono 81 persone che erano a bordo di un Dc-9 della compagnia Itavia.
Una svolta improvvisa, arrivata alla vigilia dell’udienza, che per gli inquirenti rappresenta una sorta di spartiacque dopo decenni di tentativi di arrivare ad una verità giudiziaria sulla strage.
Parigi è pronta a fornire una serie di documenti militari. I pm di piazzale Clodio depositeranno l’incartamento dove sono presenti atti che vanno dal 1981 al 1994 e che fanno riferimento anche a vecchie rogatorie partite da Roma. Il presidente emerito della Corte costituzionale, Giuliano Amato, ricordando l’intervista in cui affermò “che la tesi più accreditata, per i dubbi che i francesi avevano lasciato su alcuni aspetti che li riguardavano, era quella del missile francese”, vede “nella collaborazione che offrono i francesi il desiderio di sgombrare quei dubbi”.
Tra gli atti sollecitati dall’Italia negli anni, le registrazioni radar dell’area di caduta del DC-9, le posizioni delle portaerei Clemenceau e Foch, i piani di volo dei caccia francesi diretti in Libia e la traccia ‘amica’ denominata LL004, rilevata dal radar di Poggio Ballone all’altezza della base corsa dell’Armée de l’air di Solenzara.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 settembre 2026, 10:18







