Il Vaticano boccia il diaconato femminile: “Ma il giudizio non può essere definitivo”
Pubblicato il rapporto della Commissione Petrocchi, istituita da papa Francesco nel 2020. Sulla questione il dibattito permane “un’intensa dialettica” nella Chiesa

Roma, 4 dicembre 2025 – Il ritorno al diaconato femminile nella Chiesa cattolica, presente fino al V secolo, può attendere. Almeno per il momento, almeno come grado dell’ordine sacro. È questa la conclusione a cui è pervenuta la seconda commissione di studio sull’argomento, presieduta dal cardinale Giuseppe Petrocchi su mandato ricevuto da papa Francesco nel 2020 dopo il lavoro di una prima task force, dal 2016 al 2019.
“Lo status quaestionis intorno alla ricerca storica e all’indagine teologica, considerati nelle loro mutue implicazioni – si legge nel rapporto vaticano, redatto in sette pagine e trasmesso al successore di Bergoglio, Leone XIV –, esclude la possibilità di procedere nella direzione dell’ammissione delle donne al diaconato inteso come grado del sacramento dell’ordine. Alla luce della Sacra Scrittura, della Tradizione e del Magistero ecclesiastico, questa valutazione è forte, sebbene essa non permetta ad oggi di formulare un giudizio definitivo, come nel caso dell’ordinazione sacerdotale“. In altri termini, se l’esclusione delle donne dal presbiterato è (praticamente) senza possibilità di revisione, non può dirsi lo stesso per il destino delle diacone. Lo spiraglio rimane, anche perché, riconosce lo stesso arcivescovo emerito de L’Aquila, Petrocchi, nella relazione da lui firmata, esiste “una intensa dialettica” sul punto tra due precisi orientamenti teologici.
Il primo afferma che l’ordinazione del diacono è per il ministero e non per il sacerdozio e “questo fattore aprirebbe la via verso l’ordinazione di diaconesse”. Anche considerando che, stando a questo ragionamento, la tradizione cattolica e ortodossa di riservare ai soli uomini l’ordinazione diaconale (ma anche quella presbiterale ed episcopale) sembra contraddire tra l’altro “la condizione paritaria del maschio e della femmina come immagine di Dio”, nonché “l’uguale dignità di entrambi i generi“ evidenziata dalla Bibbia. Il secondo filone di pensiero, invece, insiste “sull’unità del sacramento dell’ordine sacro, insieme al significato sponsale dei tre gradi che lo costituiscono, e respinge l’ipotesi del diaconato femminile: fa notare, inoltre, che se fosse approvata l’ammissione delle donne al primo grado dell’ordine risulterebbe inspiegabile la esclusione dagli altri”.
Il rapporto Petrocchi ricostruisce l’andamento dei lavori della commissione nel corso degli anni. Nella prima sessione (2021) si stabilì che “la Chiesa ha riconosciuto in diversi tempi, in diversi luoghi e in varie forme il titolo di diacono/diaconessa riferito alle donne attribuendo però ad esso un significato non univoco”. Un anno più tardi, lo stesso organismo approvò, con sette voti a favore e uno contrario, la formulazione che esclude il diaconato femminile inteso come grado dell’ordine sacro, anche se con giudizio non definitivo. L’ultima sessione di lavoro, conclusa nel febbraio scorso, dopo l’approfondimento di indagine sollecitato da Bergoglio sullo sfondo del dibattito in seno al Sinodo sulla sinodalità del 2024, ha esaminato ulteriori contributi pervenuti all’attenzione dei commissari, ma senza cambiare l’orientamento definito tre anni fa. Questo, in quanto, “sebbene il materiale sia abbondante e in alcuni casi abilmente argomentato – si puntualizza nel report vaticano –, non si può considerare come la voce del Sinodo e tantomeno del popolo di Dio nel suo insieme”.
Con nove voti favorevoli e uno contrario la Commissione Petrocchi ha formulato anche l’auspicio di un ampliamento dei ministeri istituti – come tali fuori dall’ordine sacro – aperti a entrambi i sessi. Nel rapporto si osserva poi che “la mascolinità di Cristo, e quindi la mascolinità di coloro che ricevono l’ordine, non è accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l’ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realtà non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero ma una rottura del significato nuziale della salvezza”. Tuttavia va osservato come il paragrafo sopraccitato sia stato messo ai voti, incassando cinque placet e altrettanti non placet.
Durissima la reazione al documento vaticano di Andrea Grillo, docente di Teologia dei sacramenti e Filosofia al Pontificio Ateneo Sant Anselmo di Roma. “Se mai avessi avuto a che fare con questo documento e avessi anche solo per un’ora partecipato alla sua stesura – si legge in un suo post su Facebook –, non avrei il coraggio di guardare in faccia una donna per un decennio“.
Esaurito nel febbraio scorso il lavoro della Commissione Petrocchi, sul tema più generale della partecipazione delle donne alla vita della Chiesa è atteso in Vaticano, ufficialmente entro l’anno, il resoconto conclusivo del Gruppo di studio 5 voluto a latere del recente Sinodo dei vescovi. Complicato pensare ad un pronunciamento ulteriore sulla questione del diaconato femminile, ma si tratta di un organismo diverso e, chiosa Grillo con una battuta, “non è detto che tutti vogliano togliersi la testa insieme al cappello”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 4 dicembre 2025, 17:48






