Meteo estremo, che cos’è il wind shear e cosa prevede l’addestramento dei piloti d’aereo
I chiarimenti di Danilo Recine, comandante e vicepresidente dell’Anpac (Associazione nazionale piloti aviazione commerciale): dalla visibilità scarsissima ai temporali improvvisi, le situazioni da risolvere. Quando un passeggero può essere lasciato a terra

Roma, 17 agosto 2026 – Dal wind shear alla visibilità praticamente inesistente alle perturbazioni, anche improvvise. I piloti d’aereo sono sempre stati addestrati alle variabili meteorologiche, ma questa preparazione diventa sicuramente strategica oggi, in tempi di cambiamento climatico e di turbolenze che – come ha dimostrato uno studio dell’Ingv – sono aumentate anche lungo le rotte europee.

Abbiamo chiesto chiarimenti a Danilo Recine, comandante e vicepresidente dell’Anpac (Associazione nazionale piloti aviazione commerciale), abituato ai voli intercontinentali, alle spalle un’esperienza sui caccia dell’Aeronautica militare. Sul suo tavolo, tra le ultime vertenze sindacali concluse, c’è anche quella sul rinnovo del contratto in Ita airways.
Eventi meteo estremi: qual è la preparazione dei piloti?
“Per noi – premette il comandante – gli eventi meteo anche avversi sono una variabile molto importante. Come piloti siamo addestrati ad affrontare atterraggi, decolli, operazioni in condizioni particolari. Il wind shear, ad esempio, si può verificare con una frequenza maggiore in certi aeroporti, ad esempio per le caratteristiche orografiche dello scalo. E naturalmente abbiamo procedure da seguire anche in caso di neve o ghiaccio. Il wind shear provoca un repentino cambio di direzione del vento, della sua intensità e quindi della velocità dell'aereo. Per questo da un paio di decenni i sistemi di nuova generazione degli aerei sono dotati di un alert, quindi inviano un avviso, non solo visivo ma anche acustico. Così evitiamo un certo atterraggio o un certo decollo. Se queste opzioni non sono possibili, è prevista la manovra successiva, con l’obiettivo di uscire dalla zona a rischio”.

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Quali sono le situazioni climatiche più rischiose per un pilota?
“Difficile stabilire se sia più pericoloso il wind shear, la scarsissima visibilità o le situazioni temporalesche. Sicuramente le perturbazioni che insistono su un certo aeroporto possono essere molto problematiche, motivo per cui in quei casi non si atterra. Anche durante la rotta si devono evitare le aree con meteo avverso”.
Come reagiscono i passeggeri?
Ma qual la reazione dei passeggeri rispetto agli imprevisti? “Quando siamo ai comandi naturalmente ci basiamo sui report dell’equipaggio e degli assistenti di volo. Noi stessi cerchiamo di fare sempre gli annunci per spiegare che cosa sta accadendo. Quando c’è turbolenza qualche passeggero lo avverte di più ma l’importante è rimanere al proprio posto con la cintura di sicurezza allacciata. Lavoro sulle rotte intercontinentali e negli ultimi anni non sto trovando grandi differenze. Anche se, in generale, i voli stanno aumentando. Il traffico globale è diventato molto, molto intenso”. Per la cronaca: il 27 luglio è stato raggiunto un record: quel giorno i voli commerciali in tutto il mondo hanno superato quota 153mila.
Comportamenti molesti: le è mai capitato di lasciare a piedi qualcuno?
Eventi meteo e turbolenze a parte, la cronaca ci dimostra che sono sempre più frequenti a bordo le intemperanze dei passeggeri. Le è mai capitato di dover lasciare a piedi qualcuno? “No, anche se questa ovviamente è una decisione che il comandante può prendere, sulla base del codice della navigazione, per la sicurezza del volo e degli altri passeggeri, facendo intervenire le forze dell’ordine. Quando si verifica un problema in volo, è previsto di atterrare il prima possibile in un aeroporto di emergenza perché la situazione a bordo non è sostenibile. Chiaro che questi casi dovrebbero essere filtrati prima, e dovrebbe essere vietato l’imbarco a persone che in aeroporto sono già in stato alterato. Ma non è previsto un test alcolemico prima di salire a bordo. Le persone sull’aereo devono essere lucide perché altrimenti, in caso di evacuazione, si mette a rischio la propria vita ma anche quella degli altri”.
Ultimo aggiornamento: Sabato 22 agosto 2026, 10:36









