Banco Bpm brinda al semestre record. E ora punta alla fusione con Agricole
Utile in aumento del 7% a 1,077 miliardi, sale la remunerazione degli azionisti. Avviato l’iter per il buyback. L’ad Castagna: l’integrazione con le attività italiane della Banque Verte è industrialmente molto solida.

Archiviata la pista Mps, Banco Bpm cambia spartito. I conti certificano il miglior semestre della propria storia sul fronte della redditività operativa e, forte di risultati superiori alle attese, rilancia la remunerazione degli azionisti e mette sul tavolo del risiko l’ipotesi di un’integrazione con Crédit Agricole Italia. È la prima volta che l’ad Giuseppe Castagna parla apertamente di uno scenario finora rimasto sullo sfondo, definendolo "una fusione molto solida da un punto di vista industriale". Un messaggio che arriva pochi giorni dopo lo stop definitivo alle trattative con Montepaschi e che conferma come gli equilibri del consolidamento bancario italiano siano ormai cambiati.
Banco Bpm ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 1,06 miliardi di euro, in calo del 15,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i risultati avevano beneficiato anche della rivalutazione della partecipazione in Anima. Al netto di quella componente straordinaria, però, l’utile adjusted sale del 7% a 1,077 miliardi, nuovo massimo storico per l’istituto. La solidità dei risultati ha consentito al cda di alzare ancora l’asticella della remunerazione agli azionisti. L’acconto sul dividendo salirà a circa 750 milioni, il dividendo per azione è atteso oltre un euro e la guidance sull’utile 2026 è stata rivista al rialzo a oltre 1,95 miliardi. Contestualmente Piazza Meda ha avviato l’iter per un nuovo programma di buyback, subordinato alle autorizzazioni della Bce, portando il target complessivo di remunerazione del piano 2024-2027 da 6 a circa 7 miliardi.
"La performance del secondo trimestre è stata davvero eccezionale", sottolinea Castagna, rivendicando un mix di ricavi più diversificato, un cost/income sceso al minimo storico del 43%, un Npe ratio lordo sotto il 2% per la prima volta e un Cet1 salito al 14,4%. Numeri che, spiega l’ad di Banco Bpm, hanno permesso di ripristinare l’obiettivo originario di distribuzione agli azionisti dopo la mancata applicazione del Danish Compromise su Anima.
Ma è sul risiko che arrivano le indicazioni più significative. Castagna respinge l’idea che lo stop al progetto con Mps sia stato imposto dai francesi di Crédit Agricole, primo socio di Piazza Meda con quasi il 30% del capitale. "La decisione è stata presa unicamente dal consiglio di amministrazione di Banco Bpm", chiarisce, ricordando che il voto è stato unanime, pur in presenza di quattro consiglieri eletti nella lista sostenuta dalla Banque Verte. "Dopo mesi di attesa non siamo riusciti a capire quale operazione si sarebbe potuta realizzare e non c’erano più i tempi per arrivare a un accordo prima dell’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo".
Chiusa la porta a Siena, se ne apre un’altra. "Una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia è sempre stata una possibilità, fin da quando sono diventati nostri azionisti", afferma il manager. Se dovesse trasformarsi in un progetto concreto, aggiunge, il Banco lo valuterà "nell’interesse di tutti gli azionisti". Dal punto di vista industriale sarebbe "un’operazione molto solida", anche se dovrà garantire benefici a tutta la compagine sociale.
Sul dossier interviene anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che esclude qualsiasi interferenza del Tesoro nelle prossime mosse su Mps. "Avevamo programmato l’Accelerated Bookbuilding prima che partisse l’offerta. Adesso ci comporteremo in modo da non creare problemi a nessuno, non vogliamo interferire", afferma il titolare del Mef, lasciando intendere che l’eventuale cessione della quota residua del Tesoro sarà gestita senza incidere sull’Opas di Intesa Sanpaolo.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 6 agosto 2026, 05:22