Crédit Agricole frena Castagna. Salta il matrimonio Mps-Bpm
I francesi, primi azionisti di Piazza Meda, dettano le regole del risiko. "Senza di noi nessuna fusione". Il Banco interrompe le trattative con Siena: non ci sono le condizioni per un accordo condiviso.

di Andrea Ropa
MILANO
Prima è arrivato lo stop di Crédit Agricole. Poi, poche ore dopo, la retromarcia di Banco Bpm. Il progetto di fusione tra Piazza Meda e Monte dei Paschi, annunciato il 7 giugno scorso, si ferma proprio quando sembrava entrare nella fase decisiva. A chiudere la porta è il consiglio di amministrazione del Banco, che ieri all’unanimità ha deliberato di interrompere le consultazioni con Siena, mettendo fine al dialogo avviato da settimane tra l’ad Giuseppe Castagna e l’omologo di Mps, Luigi Lovaglio. Una scelta che arriva dopo la presa di posizione del primo azionista, Crédit Agricole, e che conferma come nessuna partita sul futuro di Piazza Meda possa essere giocata senza il consenso della Banque Verte.
Il cda del Banco ha spiegato che, pur riconoscendo il "forte razionale strategico e industriale" dell’operazione, "non si sono verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti". Da qui la decisione di interrompere le consultazioni e di comunicarlo a Mps. Piazza Meda torna così a concentrarsi sul proprio piano strategico e sulla creazione di valore per gli azionisti, archiviando almeno per ora il progetto del terzo polo bancario italiano.
Determinante, nelle ultime ore, è stata l’uscita allo scoperto di Crédit Agricole. Il gruppo francese, salito al 29,3% del capitale del Banco, ha deciso di mettere in chiaro il proprio ruolo. "Non abbiamo ricevuto alcun progetto né alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Banco Bpm", ha dichiarato il ceo Olivier Gavalda, aggiungendo che solo un’operazione capace di creare valore nel lungo periodo potrà essere presa in considerazione. Ancora più esplicito il vice amministratore delegato Jérôme Grivet: "Con il 29,3% di Banco Bpm siamo indispensabili. Nulla può essere fatto contro di noi o senza di noi". Una frase che fotografa i nuovi equilibri del capitale e certifica il peso assunto dai francesi nelle scelte strategiche dell’istituto milanese.
A mescolare ulteriormente le carte è stata la direttrice finanziaria Clotilde L’Angevin, che ha indicato la strada alternativa al progetto studiato con Siena: "Uno degli scenari che preferiremmo sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia", ha spiegato. Per Parigi, infatti, l’Italia resta il secondo mercato domestico del gruppo e vale circa il 20% dell’utile netto, motivo per cui l’obiettivo dichiarato è continuare a crescere, sia organicamente sia attraverso operazioni che producano valore. L’Angevin ha ricordato che l’aumento della partecipazione al 29,3% rappresenta la conferma di una partnership di lungo periodo con Banco Bpm, precisando però che Crédit Agricole non ha ancora chiesto alla Bce l’autorizzazione per assumerne il controllo. Una scelta che lascia aperte tutte le opzioni strategiche, senza però rinunciare al ruolo di arbitro del risiko italiano.
Mps, con una nota, ha preso atto delle decisioni: valutiamo ogni opzione. Si chiude così, almeno per il momento, la strada del terzo polo costruito insieme a Banco Bpm. E mentre l’operazione alternativa si arena, sul tavolo resta l’unico dossier formalmente aperto: l’Opas da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo. Il ceo Carlo Messina, in tandem con Unipol, continua a lavorare per portare Siena sotto il controllo di Ca’ de Sass, forte di un’offerta già depositata in Consob e di un iter autorizzativo ormai avviato.
Nel frattempo si continua a guardare alle possibili mosse di Unicredit e ai rumors di un ritorno di fiamma su Banco Bpm, con il focus che resta la Germania e Commerzbank. Dopo l’apertura di Messina, che ha lanciato un messaggio di “amicizia“ verso Piazza Gae Aulenti, sono in molti a riflettere su quali potrebbero essere realmente le collaborazioni tra i due maggiori istituti di credito italiani.
Ultimo aggiornamento: Sabato 1 agosto 2026, 05:16