Mps, Delfin dice sì all’Opas di Intesa. La scelta degli eredi Del Vecchio
Il cda della holding ha deciso dopo aver sentito i soci. A favore anche l’ad Bardin, in minoranza Milleri

Milano, 4 ottobre 2026 - È stata una domenica di consultazioni tra i grandi azionisti di Mps all’indomani dell’affondo di Intesa Sanpaolo, che ha alzato il prezzo da 1 euro a 1,25 per azione. Un cda di Delfin che si è svolto nel primissimo pomeriggio ha già trovato una sintesi che riflette la posizione pressoché unanime degli otto eredi Del Vecchio: il sì all’offerta di Intesa Sanpaolo, che nella tarda serata ha confermato un impegno di adesione da parte della società lussemburghese per un numero di azioni pari al 17,6 per cento del capitale.
Non solo, Delfin si è anche impegnata a tenere nell’assemblea del 29 ottobre di Mps “condotte di voto che siano coerenti con le condizioni dell’offerta a quella data”.
È un colpo di scena destinato ad avere un peso rilevante nell’agguerrito risiko bancario italiano con al centro il futuro del Montepaschi di Siena.
Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin, ha giocato di sponda con gli eredi che avevano chiesto di essere ascoltati. La decisione di schierarsi con Intesa è stata presa sulla base di un ragionamento che è sia di carattere patrimoniale, e cioè la prospettiva di incassare un corrispettivo cash subito, sia di carattere strategico: detenere il 4 per cento di azioni di Intesa (come effetto del concambio) offre a Delfin maggiori opzionalità per il futuro rispetto alla prospettiva di restare soci di Mps (attualmente con con il 17,6 per cento) sebbene in un perimetro allargato ad altre banche (Banco Bpm e Banca Generali nel piano ideato da Luigi Lovaglio).
Questo nuovo asse riflette una ritrovata coesione tra gli eredi Del Vecchio e rappresenta la conferma dell’indebolimento della posizione del presidente Francesco Milleri almeno in relazione alle scelte da adottare nella gestione delle partecipazioni finanziarie. Delfin sembra così nuovamente destinata ad assumere il ruolo di ago della bilancia per il futuro del Monte com’è stato nell’assemblea del 15 aprile che ha riportato Lovaglio al timone. Solo che questa volta la direzione sarà in senso opposto rispetto a quando la scelta (autonoma) di Milleri di astenersi dal voto aveva dato un contributo decisivo alla vittoria di Lovaglio stesso.

Non è escluso che anche nel gruppo Caltagirone siano state già avviate alcune riflessioni ma nulla di ufficiale e comunque non dovrebbero far altro che rafforzare l’apprezzamento per l’offerta di Intesa già maturato all’interno.
Meno scontata era la decisione di Delfin di fronte alla nuova proposta della banca guidata da Carlo Messina che ha posto ai soci del Monte un sostanziale aut aut, dentro o fuori, con l’obiettivo di fare chiarezza e sgomberare il campo da soluzioni ibride in vista dell’assemblea di fine ottobre che dovrà votare la proposta della doppia offerta pubblica di scambio su Banco Bpm e Banca Generali. Se anche una delle due dovesse essere approvato dall’assemblea di Mps, l’intera proposta di Intesa, compreso il rilancio, risulterà decaduta.
È questa la nuova traiettoria del risiko su cui hanno cominciato a ragionare i grandi soci di Siena e che lunedì 5 ottobre dovrà superare la prova della Borsa. Dalla direzione che prenderà il titolo Mps si capirà l’accoglienza da parte della totalità degli investitori del Monte (il 45 per cento è rappresentato da fondi di investimento). Per adesso, quello che è certo è che nella società dei Del Vecchio, che detiene un pacchetto di partecipazioni nelle maggiori istituzioni finanziarie del paese, è prevalsa in modo inatteso una linea netta.
Il piano alternativo che Lovaglio ha in mente per preservare l’integrità del Monte attraverso la creazione di un nuovo grande polo bancario vede così la strada in salita, anche se non è detta l’ultima parola e bisognerà sempre tenere conto dell’esito dell’istruttoria dell’Antitrust sull’offerta di Intesa Sanpaolo.
Per convincere i soci della bontà della sua proposta, Lovaglio ha messo sul piatto anche un dividendo straordinario rappresentato da un pezzo della partecipazione di Mediobanca in Generali. Basterà per convincere i due terzi dei soci?
Ultimo aggiornamento: Domenica 4 ottobre 2026, 22:35

