Il fronte europeo. Clausola di salvaguardia. Oggi è atteso il primo sì
E l’irlanda riapre il dossier sugli extraprofitti

Qualcosa si muove sul fronte dell’energia anche in Europa. La Commissione si prepara infatti a dare un primo via libera alla richiesta di Roma di attivare la clausola nazionale di salvaguardia del Patto di stabilità per le spese legate alla sicurezza energetica. Il riscontro positivo dovrebbe arrivare già oggi, a margine dell’Eurogruppo di Lussemburgo, per poi passare al vaglio del Consiglio Ue. Le misure ammissibili potranno valere fino allo 0,3% del Pil all’anno e comunque non oltre lo 0,6% cumulativo nel triennio 2026-2028.
Sul dossier continua anche il pressing del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che punta a utilizzare tutti gli spazi consentiti dalle regole europee per attenuare l’impatto del caro energia sui conti pubblici, sulle famiglie e sulle imprese. Il passaggio decisivo sarà ora politico: dopo il parere della Commissione servirà infatti il via libera del Consiglio, mentre venerdì i ministri finanziari dei Ventisette torneranno a discutere di energia all’Ecofin. Intervenire sui prezzi dell’energia e garantire gli approvvigionamenti, lavorare per la stabilità in Medio Oriente, preparare il prossimo Consiglio europeo: "Sono queste le sfide al centro del vertice dei paesi mediterranei dell’Unione Europea riuniti in Croazia", conferma il presidente francese Emmanuel Macron, che punta a costruire "insieme il futuro dell’Europa e del Mediterraneo, per investire nella nostra competitività e rafforzare la nostra sovranità, tutelando al contempo il nostro patrimonio naturale".
La questione energetica si intreccia però con un altro fronte destinato a dividere i governi: quello degli extraprofitti. A riaprire il dossier è stata la presidenza irlandese di turno dell’Unione europea. Il ministro degli Affari europei Thomas Byrne, intervenendo al Parlamento europeo, ha ricordato che una misura analoga era già stata adottata nel 2022 e nel 2023, con un contributo di solidarietà minimo sugli utili straordinari delle compagnie energetiche. Per Dublino, con i prezzi dei combustibili fossili ancora elevati e il costo della vita in aumento, la tassazione degli extraprofitti può tornare a essere uno degli strumenti per proteggere i cittadini. La presidenza irlandese intende quindi mantenere aperto il confronto tra i Ventisette.
Più prudente la Commissione. Il commissario all’Energia Dan Jørgensen ha chiarito che la tassazione delle imprese resta "principalmente" una competenza nazionale. Bruxelles non chiude la porta a prelievi sugli utili eccezionali, ma lascia ai singoli Stati la scelta, impegnandosi a valutarne gli effetti sul mercato unico. In parallelo, la Commissione punta su altri strumenti: proroga del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, maggiore flessibilità sul metano, un dialogo sul futuro delle raffinerie e una nuova task force per aggregare la domanda europea di energia. Sul tavolo resta infine l’arma delle riserve strategiche. I 32 Paesi dell’Agenzia internazionale dell’Energia si sono detti pronti a immettere sul mercato ulteriori scorte di petrolio, con priorità al gasolio, se le tensioni dovessero proseguire.
Finora, nell’ambito dell’azione collettiva avviata a marzo, sono già stati rilasciati circa 325 milioni di barili; altri 100 milioni potrebbero arrivare completando gli impegni già assunti. Restano inoltre disponibili scorte pubbliche di emergenza per circa 1,1 miliardi di barili, oltre 200 milioni dei quali di gasolio. Una riserva di sicurezza che l’Europa e i suoi alleati sono pronti a utilizzare per frenare i prezzi e contenere gli effetti della crisi mediorientale sull’economia.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 ottobre 2026, 06:51