L’ad di Illy: “Più misure per l’export, il Governo sostenga l’industria"
Cristina Scocchia, guida la storica azienda di caffè: “La parola d’ordine delle imprese è investire"

Trieste, 26 agosto 2025 – "In vista della prossima manovra, sarebbero auspicabili misure per sostenere la crescita industriale, rafforzare la competitività e stimolare l’export, soprattutto in un contesto globale segnato da nuove barriere commerciali e dazi". È Cristina Scocchia, amministratore delegato di Illycaffè – 10 milioni di tazzine consumate ogni giorno nel mondo e un fatturato consolidato di 630 milioni – a svelare il sentiment delle aziende alla vigilia della nuova legge di bilancio. Parola d’ordine: investire. "Come dico spesso, è in salita che si accelera".
Dovrebbe farlo anche il Governo? Su che fronte?
"È fondamentale investire su chi produce e innova, creando condizioni fiscali che favoriscano gli investimenti e riducano il costo del lavoro, a beneficio sia delle aziende che dei lavoratori".
La ricetta?
"Sono necessarie politiche industriali di lungo respiro, capaci di accompagnare la transizione digitale e sostenere l’innovazione".
Da dove partire?
"Una leva strategica potrebbe essere rappresentata dal patrimonio pubblico, stimato in circa 45 miliardi di euro".
Valore che potrebbe tradursi in risorse concrete?
"Sebbene le componenti più redditizie siano già state oggetto di privatizzazione, esiste una vasta quota di immobili pubblici — spesso non censiti — gestiti dalle amministrazioni locali. Oggi una parte significativa di questi beni genera rendimenti prossimi allo zero, basterebbe che rendessero anche solo il 2% per imprimere una svolta importante alle finanze pubbliche".
Perché il piano industriale italiano non decolla?
"Negli ultimi decenni spesso si è ragionato su orizzonti troppo brevi. Un piano industriale deve essere una bussola, serve una visione a lungo termine che coinvolga le imprese, le università, il mondo della ricerca. E serve il coraggio di fare scelte, anche impopolari, ma strategiche per il Paese. Questo in passato non è avvenuto a causa dell’instabilità politica, ma ora ci sono le condizioni perché avvenga".
Parlava dei dazi di Trump. Il braccio di ferro con gli Usa andava impostato in modo diverso? Quanto è preoccupata?
"Non parlerei né di vittoria né di pareggio, ma nemmeno di disfatta. Il vero fallimento sarebbe stato uno scontro aperto con gli Stati Uniti, una guerra commerciale che avremmo comunque perso. Il motivo è semplice: le forze in campo erano e sono troppo sbilanciate. Da una parte uno Stato con indipendenza energetica, militare e tecnologica; dall’altra un’Unione Europea che non è un soggetto unico, non ha una leadership chiara e condivisa e non è autosufficiente né dal punto di vista energetico, né dal punto di vista della difesa. Per non parlare dei nostri ritardi nelle nuove tecnologie e nell’intelligenza artificiale. In questo contesto, un ripiegamento pragmatico era l’unica opzione sensata. È importante proteggere non solo il nostro business, ma anche quella partnership politica e valoriale che lega le due anime dell’Occidente".
"Il mercato del caffè sta attraversando una tempesta perfetta. Il caffè verde oggi ha una quotazione attorno ai 380 centesimi per libbra, quasi tre volte la media storica. È un aggravio importante per tutto il settore. Eppure, nonostante questa pressione, illycaffè ha chiuso il primo semestre con una crescita del +11% di fatturato, del +4% di Ebitda e +9% dell’utile netto. Questo significa che stiamo reggendo bene. Un risultato che premia la coerenza strategica e gli investimenti coraggiosi fatti negli ultimi anni, tra cui anche l’acquisizione del nostro distributore svizzero, completata a luglio, e il lancio di X Caps nei mesi scorsi".
Il costo della tazzina è in salita: quanto di tutte le voci in aumento si scaricherà sul consumatore finale?
"Noi abbiamo scelto una linea di grande equilibrio. L’aumento dei prezzi è stato contenuto: del nostro +11% di fatturato, due terzi provengono da una crescita di volumi e solo un terzo da un lieve aumento dei prezzi. Questo significa che abbiamo assorbito internamente la maggior parte degli aumenti di costo, senza scaricarli a valle. Per ora non sono previsti ulteriori ritocchi, ma monitoriamo costantemente la situazione, perché il contesto resta volatile".
I numeri che avete presentato sono positivi: cosa ha premiato le vostre strategie?
"Credo ci abbia premiato la coerenza. Anche in mezzo alla tempesta, abbiamo investito, senza farci bloccare dall’incertezza. Nei primi sei mesi il fatturato è cresciuto in tutti i principali canali e mercati, con un progresso del +12% in Italia, +25% in Europa e +21% negli Usa, mercato strategico su cui puntiamo molto e in cui il fatturato è salito principalmente grazie all’e-commerce".
"In salita acceleriamo": questo il suo segreto?
"Non so se sia un segreto, ma sicuramente è la mia filosofia. È nei momenti difficili e di grande incertezza che bisogna trovare il coraggio di dare il massimo. Per me guidare un’azienda non è solo una questione di numeri: è un fatto di visione, coraggio e coerenza. Quando i margini si comprimono per l’aumento del costo della materia prima e per i dazi, la tentazione di arroccarsi in difesa è forte. Invece, è proprio in questi momenti che bisogna fare un passo in avanti, investire e costruire".
Ultimo aggiornamento: Martedì 26 agosto 2025, 07:28

