L’inchiesta sul risiko bancario. Indagato un alto dirigente del Mef
La scalata di Mps a Mediobanca, che presenta i conti. Melzi d’Eril: business solidi, 2026 in ripresa

Nuovo colpo di scena nell’inchiesta sulla scalata di Mps a Mediobanca. Questa volta, a finire nel registro degli indagati è un alto dirigente del Mef, Stefano Di Stefano, attuale consigliere di amministrazione del Monte dei Paschi. L’accusa è di insider trading. Tutto è nato a novembre, quando il cellulare del dirigente, a quanto si apprende, era stato sequestrato, insieme ad altri dispositivi, su richiesta dei pm milanesi che indagano sulla scalata di Rocca Salimbeni a Mediobanca.
Dall’analisi delle conversazioni del dirigente, che è anche a capo della direzione "Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici" del Tesoro, sarebbe così emerso l’acquisto di azioni di entrambi gli istituti, per complessivi 120mila euro. Operazione che gli avrebbe fruttato poche migliaia di euro di guadagni. Gli acquisti sarebbero stati effettuati proprio a ridosso dell’Opas del Monte Paschi su Mediobanca. Da qui l’ipotesi di un presunto insider trading e la sua iscrizione nel registro degli indagati. In particolare, l’operazione sospetta sarebbe stata segnalata dall’intermediario utilizzato da Di Stefano all’Unità di Informazione FInanziaria della Banca d’Italia (Uif) che avrebbe informato il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza. La Gdf a sua volta avrebbe quindi trasmesso l’informazione ai magistrati di Milano. Di Stefano, dopo la laurea alla Luiss alle esperienze in Bnp, era approdato in Sofipa (Mediocredito Centrale), all’Iri, e in Invitalia.
Ieri il cda di Mediobanca ha approvato i conti dell’ultimo semestre del 2025. L’utile netto consolidato contabile è di 512,6 milioni, in calo del 22,3%, dopo i costi straordinari per 110,3 milioni. In particolare 63,5 milioni si riferiscono all’allineamento ai criteri contabili di Mps, 52 milioni sono attribuibili alle offerte pubbliche e, infine, 18 milioni sono le indennità di uscita riconosciute ai manager apicali che hanno lasciato l’azienda o con i quali erano in corso a fine dicembre discussioni avanzate. Senza queste voci il risultato netto ha limitato il calo a 622,9 milioni (-5,6%) e il cda presieduto da Vittorio Grilli ha proposto un dividendo di 0,63 euro per azione (+13% rispetto allo stesso periodo del 2024). Per l’amministratore delegato dell’istituto di Piazzetta Cuccia, Alessandro Melzi d’Eril, si tratta di un bilnacio di "inevitabile transizione", nel 2026 i conti miglioreranno. Mediobanca, aggiunge il numero due dell’istituto, "può far leva su business solidi e professionalità distintive, e prepararsi così a scrivere un nuovo capitolo della sua storia".
Ultimo aggiornamento: Martedì 10 febbraio 2026, 04:47