Acqua e sale al posto del litio: la scommessa per stoccare energia
ACQUA E SALE come il nuovo litio. E così una parte dei problemi di stoccaggio dell’energia potrebbero essere risolto con...

ACQUA E SALE come il nuovo litio. E così una parte dei problemi di stoccaggio dell’energia potrebbero essere risolto con impianti galleggianti in mare che sfruttando il dislivello tra il pelo del mare e il fondale consentono di stoccare energia e rilasciarla quando serve con appositi sistemi di pompaggio. Per non dire sulle piattaforme di Sizable Energy – startup italiana attiva nello sviluppo di una tecnologia di accumulo energetico di lunga durata che ha annunciato di aver raccolto 8 milioni di dollari per accelerare il percorso verso la commercializzazione – potrebbero trovare spazio i data center affamati di energia. Il round finanziario è stato guidato da Playground Global, con la partecipazione di Exa Ventures, Verve Ventures, Satgana, EDEN/IAG e Unruly Capital, che aveva guidato il round precedente.
Dopo il successo dei test condotti presso il centro di ricerca del Maritime Research Institute Netherlands e con nuove prove in mare al via a Reggio Calabria, in collaborazione con il laboratorio Noel, Sizable sta ora avanzando nella qualifica tecnologica del proprio sistema di pompaggio idroelettrico offshore per fornire un accumulo energetico ad alta capacità e a basso costo, sfruttando la gravità. "La nostra è una prospettiva in base alla quale – spiega Simone Biondi, fondatore e vicepresidente di Sizable Energy – l’utilizzo di sale e acqua può sostituire il litio e le altre terre rare che servono per fare gli accumulatori realizzando grandi strutture in mare aperto, a 25-30 miglia dalla costa, non impattanti e non visibili dalla costa stessa. Dopo l’esperimento a Reggio Calabria nel 2027 faremo un nuovo impianto a Napoli e poi saremo pronti per realizzare grandi infrastrutture che possono arrivare a costare 200 milioni ma in cui il peso dei cavi si situa, a seconda della dimensione dell’impianto, dal 50% al 20% dell’intero investimento".
Del resto, senza sistemi di storage di lunga durata economicamente sostenibili, la rete elettrica rischia di andare in difficoltà, indipendentemente dal mix energetico e i sistemi di Sizable Energy nascono per accumulare milioni di kWh in modo ambientalmente sostenibile e economicamente competitivo, rendendo la rete più stabile e resiliente. Del resto, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, in tutto il mondo entro il 2040 ci sarà bisogno fino a 120 terawattora di storage di lunga durata, dieci volte più della capacità attuale. Oggi la maggior parte della capacità disponibile deriva dal pompaggio idroelettrico onshore, lento da costruire e limitato da vincoli geografici e ambientali.
Sizable Energy offre una soluzione più rapida e flessibile: pompaggio idroelettrico offshore, modulare e pronto per la scala industriale. Il sistema brevettato di Sizable Energy immagazzina energia pompando salamoia marina satura (più densa dell’acqua di mare) in un sistema a ciclo chiuso, dal serbatoio inferiore ancorato sul fondale fino a un serbatoio galleggiante in superficie, sfruttando la profondità del mare anziché il dislivello tra due serbatoi in montagna. Quando si vuole immettere energia nella rete, la salamoia scende per gravità all’interno del tubo attraverso turbine reversibili, la cui rotazione genera elettricità che viene re-immessa nella rete.
Invisibile dalla costa, come si è accennato, la soluzione di Sizable Energy si prospetta economicamente competitiva in termini di costi complessivi per unità di energia stoccata, anche considerando le proiezioni più ottimistiche di riduzione dei costi delle batterie al litio. Inoltre, adotta un design modulare e scalabile, capace di fornire da uno a centinaia di gigawattora di capacità. Infine, utilizza materiali facilmente reperibili, che possono essere fabbricati, assemblati e installati a profondità di 500 metri o più, sfruttando cantieristica e infrastrutture marittime esistenti. Sizable Energy ha validato i componenti innovativi della propria tecnologia sia in diversi laboratori. A regime, cosa che potrebbe avvenire nel 2030, gli ingegneri al lavoro saranno circa una cinquantina per realizzare un progetto non solo di impianti propri ma anche di cessione di tecnologia e di impianti per altri soggetti, utility in particolare, che abbiano necessità di stoccare energia specie nel solare e nell’eolico che non hanno una produzione costante.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 ottobre 2026, 06:10