Mediobanca, addio Borsa: ok alla fusione con Mps. Il cda di Siena procede all’incorporazione e al delisting di Piazzetta Cuccia
“Struttura è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali”. A 80 anni dalla nascita e a 70 dalla quotazione in Borsa, Mediobanca chiude una parabola che l’ha vista protagonista della storia economica d’Italia

Siena – Mediobanca saluta Piazza Affari. Con una mossa che segna la fine di un’epoca e ridisegna il volto del capitalismo italiano, il cda di Montepaschi ha deliberato la piena integrazione dei due istituti attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting di Piazzetta Cuccia. «La nuova struttura del gruppo – spiega Mps – è finalizzata al raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e alla piena realizzazione delle sinergie industriali, con l’ambizione dichiarata di massimizzare la creazione di valore». Parole che, tradotte dal linguaggio finanziario, suonano come una promessa di efficienza, rilancio e concretezza. Mediobanca viene definita «un brand di altissimo valore, con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nella consulenza alle imprese e ai privati».
Non un’acquisizione predatoria, dunque, ma – almeno nelle intenzioni di Rocca Salimbeni – un’operazione di valorizzazione del capitale umano, del know-how e della reputazione del gruppo. Le attività di corporate & investment banking e private banking dedicate alla clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata, interamente controllata da Mps, che manterrà la denominazione Mediobanca. Nel nuovo perimetro entrerà anche la partecipazione in Assicurazioni Generali, snodo cruciale di equilibri finanziari e strategici del Paese.
Il board di Piazzetta Cuccia ha subito preso atto delle decisioni di Siena, avviando formalmente i lavori per la fusione e nominando i rispettivi advisor legali e finanziari. Una procedura che, seppur tecnica, porta con sé implicazioni politiche, sociali e simboliche non trascurabili. A 80 anni dalla nascita e a 70 dalla quotazione in Borsa, Mediobanca chiude una parabola che l’ha vista protagonista della storia economica d’Italia.
L’uscita di scena dell’ad Alberto Nagel, accompagnata dalla citazione oraziana “Graecia capta ferum victorem cepit” – La Grecia conquistata (dai Romani) conquistò il selvaggio vincitore – fotografa meglio di ogni analisi la complessità del passaggio. Pur non essendo più la regista incontrastata degli intrecci finanziari, Mediobanca resta comunque un nome di peso, soprattutto grazie alla quota in Generali, società della quale è primo azionista con il 13,2% del capitale.
La cura dell’ad Luigi Lovaglio ha risanato i conti di Montepaschi, restituito solidità patrimoniale e ribaltato una narrativa che fino a poco tempo fa la dipingeva come “preda” da assegnare a qualche cavaliere di buona volontà, dopo il rifiuto di UniCredit di acquisire la banca senese nel 2021. Uscita dalla lunga crisi post-Antonveneta, Mps ha mostrato di poter trasformare il rischio in opportunità. Oggi a Siena nessuno parla più di “terzo polo” bancario italiano. La logica dichiarata è diversa: complementarietà, specializzazione, integrazione delle reciproche attitudini.
Una sfida industriale prima che finanziaria, che Lovaglio affronta con il suo team, a partire dal vice Maurizio Bai. ll futuro assetto di Generali rappresenterà il banco di prova per la nuova strategia: un terreno dove le scelte di Rocca Salimbeni potrebbero influenzare equilibri finanziari non solo nazionali, ma anche europei.
Ultimo aggiornamento: Martedì 17 febbraio 2026, 23:16