Il porto di Varazze guarda al futuro. Approdo d’élite tra memoria e stile
Il ticchettio del tempo che passa ha un rumore generalmente fastidioso. Eppure quello che si ascolta sul lungomare che dal...

Il ticchettio del tempo che passa ha un rumore generalmente fastidioso. Eppure quello che si ascolta sul lungomare che dal centro di Varazze si allunga verso Punta Aspera provoca solo emozioni positive in aggiunta a una gradevole dose di nostalgia per i tanti (torinesi e milanesi in primo luogo) che a Varazze avevano conosciuto la magia dell’estate in spiaggia quando erano bambini e l’hanno poi coltivata anche in età matura. Fa sempre un curioso effetto tornare in questa graziosa cittadina del Ponente ligure poco snob, diversa da tante altre località balneari preoccupate di comunicare un’immagine forzatamente glamour per attirare turisti. Semmai – ed è il suo bello – Varazze è in grado di sfoggiare un senso di appartenenza e un culto per le tradizionali feste popolari raramente rintracciabili nel resto della Liguria.
Aveva affascinato anche Paolo Vitelli, imprenditore ispirato del mondo della nautica, che infatti l’aveva scelta per realizzare un porto turistico di nuova generazione lungo il tratto di costa che per decenni aveva ospitato i vecchi cantieri Baglietto e malandati capannoni industriali. Visionario? Senza dubbio. Aveva voluto celebrare la passione per il diporto progettando una Marina che un giorno potesse diventare ben più di un sito di ormeggio: un vero ’luogo di vita’. E, alla fine, nel 2006, complice un ambizioso progetto condiviso con lo studio torinese di Roberto Gabetti e Aimaro Isola, aveva regalato alla rete tricolore degli approdi turistici un porto tra i più apprezzati e accoglienti della Riviera con due moli a proteggere tre ordini di pontili in grado di ospitare oltre 800 imbarcazioni dai 5 ai 35 metri.
Per non parlare dei servizi di refitting, dell’assistenza meccanica e della cantieristica messi a disposizione dalla Marina da pochi mesi affidata all’entusiasmo e alla competenza (esperienze nautiche nei Gruppi Ferretti, Azimut-Benetti e Arcadia) del nuovo ad e direttore Francesco Ansalone. Layout d’impatto ma anche esperienziale. Certamente rivolto alla nutrita community di armatori, skipper e diportisti italiani e stranieri interessata a prendersi il tempo che serve prima e dopo la navigazione. Ma anche ai “varazzini”, aspirazione che la proprietà, ovvero la famiglia Vitelli, ha sempre voluto confermare.
Certo, a colpire è la ricca vita commerciale del porto, come dimostra la presenza di 38 esercizi e insegne, ovvero boutique, ristoranti e locali (di rilievo la recente apertura dell’elegante San Carlo Bistrot, estensione di un progetto nato a New York). Ma a spiccare è anche il carattere evocativo del portico in legno di iroko e degli edifici principali, con i tetti verdi in rame antichizzato, omaggio evidente a una località che ha i piedi in acqua ma è anche incorniciata da un entroterra di grande suggestione, come rivela il vicino Parco del Beigua, patrimonio Unesco.
E se a contare sono i nuovi progetti e gli investimenti, le novità non mancano. A prendersi la scena è la rigenerazione di parte dei rimanenti Cantieri Baglietto. E la Passeggiata di Levante, promenade a sbalzo che in un futuro prossimo connetterà il centro storico al porto turistico, quest’ultimo destinato così a diventare un must locale assieme ad altri spot come la Collegiata di Sant’Ambrogio e il fotogenico Lungomare Europa.
Il claim è chiaro: la Marina non come ’quartiere a parte’ ma come risorsa per Varazze, una sorta di ’living room’ dove darsi appuntamento, condividere la passione per il mare; e assistere a eventi immersivi di arte, intrattenimento e yachting, come dimostrano i numerosi appuntamenti calendarizzati nel corso dell’anno. Il messaggio sottinteso è più metaforico che subliminale: nel mondo liquido di Varazze, la Marina è ormai una certezza solida.
Ultimo aggiornamento: Sabato 3 ottobre 2026, 06:34