L'app meteo che usi ogni mattina: ecco chi c'è dietro e come ci guadagna
Dai nomi dei cicloni all'intelligenza artificiale: come IlMeteo.it è sopravvissuta a 30 anni di rivoluzioni tecnologiche, e cosa teme ora
Quante volte, aprendo lo smartphone al mattino, la prima app che consultiamo è quella del meteo? Dietro a quel gesto quotidiano e quasi automatico si nasconde un ecosistema aziendale complesso, fatto di modelli matematici, ingegneri, meteorologi, team di marketing e strategie digitali. Emanuele Colli, amministratore delegato di IlMeteo.it, una delle piattaforme meteorologiche più utilizzate in Italia, lo racconta senza filtri nell'intervista rilasciata a Money Vibez Stories, scattando una fotografia nitida di un mercato in rapida evoluzione, sotto la pressione crescente dei colossi tecnologici globali.
Un'azienda veneta con l'anima di una startup
IlMeteo.it è nata alla fine degli anni '90 a Padova, fondata da Antonio Sanò, e ha costruito nel tempo un brand solido basandosi su un principio apparentemente semplice: offrire un prodotto popolare, visivamente accessibile, con colori chiari e facili da interpretare. Oggi l'azienda ha tra i 25 e i 30 anni di storia, ma ha saputo mantenere, stando alle parole del suo CEO, una cultura interna molto distante dalle logiche rigide delle grandi corporate.
“Siamo un'azienda che oggi ha 25-30 anni, quindi non siamo più giovanissimi, pur avendo mantenuto l'impostazione di una start-up, perché a tutti gli effetti non abbiamo delle logiche così rigide come possono avere altre aziende". Colli è arrivato alla guida dell'azienda nel 2019, portando con sé un bagaglio di esperienze maturate in alcune delle più grandi multinazionali tecnologiche al mondo: Microsoft prima, poi Google. Una carriera che ha preso forma quasi per caso, a partire da studi in architettura al Politecnico di Milano, incrociati con la passione per la tecnologia nei primissimi anni di internet.
Dal meteorologo in TV ai modelli algoritmici: la rivoluzione del settore
Chi immagina ancora un esperto che guarda fuori dalla finestra e annuncia “domani pioggia” è rimasto indietro di decenni. La meteorologia moderna è una disciplina profondamente tecnologica, quasi irriconoscibile rispetto al passato, dove figure iconiche come il colonnello Bernacca erano i punti di riferimento assoluti per milioni di italiani.
"Non esiste più la figura alla Bernacca, che in qualche modo era considerato un guru. Oggi è fatto prevalentemente di tecnologia. Esistono decine, se non centinaia di modelli che sono disponibili, che vengono elaborati, e il risultato di queste elaborazioni ti permette di fare automaticamente una previsione”.
IlMeteo.it impiega meteorologi puri per la parte modellistica, sviluppatori che gestiscono le piattaforme digitali, redattori che producono contenuti per radio, televisioni e giornali, oltre a team di marketing e amministrazione. Un mix di competenze eterogeneo, tenuto insieme da strutture agili.
“Siamo un'azienda ancora molto piccola, molto snella e molto dinamica". La vera sfida, sottolinea Colli, non sta più nel raccogliere i dati , la tecnologia ha abbondantemente risolto questo problema, quanto nell'interpretarli e nel comunicarli in modo efficace.
“Oggi la vera difficoltà sta nell'interpretare questa quantità di dati enormi, nel poterli rappresentare adeguatamente e confidare sull'attendibilità di quello che la maggior parte dei modelli propone”.
Il modello di business: pubblicità, partner e distribuzione capillare
IlMeteo.it è un'azienda advertising-driven: il fatturato è legato principalmente alla pubblicità visualizzata sulle sue piattaforme digitali. Uno dei parametri che Colli controlla personalmente, ogni giorno, più del contenuto meteorologico vero e proprio, è proprio il modo in cui la pubblicità appare senza risultare invasiva.
Ma il cuore strategico del business è la distribuzione. In un mercato dove sia Android che Apple includono app meteo preinstallate su ogni dispositivo, emergere è tutt'altro che scontato. La risposta di IlMeteo.it è stata costruire una rete di partnership estesa e capillare: quotidiani, radio, televisioni.
“Noi negli anni abbiamo lavorato moltissimo anche per costruirci una rete di partner, per fare in modo che il meteo tu non lo trovi solamente digitando ‘il meteo’, ma che tu lo possa trovare sui principali quotidiani, sulle principali radio, sulle principali televisioni. È un lavoro molto complicato di accordi che vengono fatti proprio per la distribuzione del tuo contenuto".
Il risultato è una penetrazione di mercato straordinaria per un'azienda che si definisce ancora "piccola": secondo i dati citati da Colli, più di un italiano su due utilizza i servizi di IlMeteo.it su base mensile.
Il fattore brand e la comunicazione: dai cicloni con nome alla sobrietà
Uno degli elementi identitari più discussi di IlMeteo.it è stata la pratica di dare nomi umani ai cicloni e alle perturbazioni, una scelta pionieristica in Italia, voluta dal fondatore Antonio Sanò, che ha polarizzato il pubblico tra chi la trovava simpatica e chi la giudicava poco professionale. Negli anni, l'azienda ha progressivamente ridotto questo approccio, puntando su una comunicazione più sobria.
“In passato siamo stati criticati di essere molto allarmistici, di utilizzare questi termini su cicloni e perturbazioni. Con il tempo abbiamo cercato di smussare molto questo linguaggio, e ci ha aiutato, perché molto spesso il raccontare la meteorologia in modo semplice aiuta ad avvicinare il grande pubblico".
“Un'altra complessità comunicativa, prosegue Colli, è quella della simbologia: scegliere un'icona che rappresenti un'intera giornata meteorologica in un singolo simbolo è un esercizio di sintesi estremamente delicato. Se un giorno prevede sole al mattino, nuvole nel pomeriggio e pioggia la sera, quale simbolo è il più onesto nei confronti dell'utente? La questione, apparentemente banale, genera dibattiti interni e con i partner, come le stazioni sciistiche, che leggono la stessa icona con aspettative radicalmente diverse.
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Remote work, turni notturni e la vita di un'azienda che non dorme mai
IlMeteo.it opera sette giorni su sette, 365 giorni l'anno, quasi 24 ore su 24. Il meteo non si ferma per Natale, né per le domeniche. Questo vincolo operativo ha spinto l'azienda ad adottare un modello completamente in remote working, uno dei pochi in Italia a funzionare con questa struttura in modo nativo.
“Noi lavoriamo 365 giorni all'anno per quasi 24 ore al giorno. Sarebbe impensabile poter chiedere alle persone di venire in ufficio. Noi abbiamo un turno che finisce alle due di notte". Il remote work, tuttavia, non è privo di controindicazioni. Colli riconosce apertamente che la gestione delle persone a distanza è più complessa, e che il rischio più insidioso è l'isolamento: perdere il contatto con la realtà, con i colleghi, con quelle conversazioni informali che spesso generano opportunità inattese.
“Il rischio di questo modello è che ti isoli un pochettino all'interno del tuo mondo e che quindi perdi contatti con la realtà, con altre aziende, con altre persone. Banalmente la chiacchiera che tu fai alla macchinetta del caffè è un qualcosa che ti permette di capire che cosa succede in altre divisioni, in altri reparti, e quindi magari di entrare in contatto con nuove opportunità". Per compensare, l'azienda organizza meeting settimanali per team e Colli stesso usa pranzi e cene di lavoro come strumento di relazione con clienti, partner e collaboratori.
L'intelligenza artificiale cambia le previsioni del tempo
Il tema dell'AI è trasversale a tutta la conversazione con Colli, e non potrebbe essere altrimenti: l'intelligenza artificiale sta già trasformando il modo in cui i dati meteorologici vengono raccolti, processati e comunicati. Secondo il CEO, questa evoluzione accelererà ulteriormente nei prossimi anni.
"L'utilizzo delle intelligenze artificiali ci aiuta moltissimo. Ce ne sarà sempre di più, sia da un punto di vista proprio di analisi e sintesi dei dati, che da un punto di vista della rappresentazione del meteo”. Colli inquadra l'AI come parte di un ciclo ricorrente di innovazione tecnologica, un ciclo che, a suo avviso, si rinnova circa ogni decennio: prima il web, poi il mobile, poi il cloud, ora l'intelligenza artificiale. Ognuna di queste ondate ha creato nuove opportunità imprenditoriali che, prima di quella rivoluzione, erano semplicemente inimmaginabili.
“Oggi ci sono ancora tantissime opportunità per inventarsi qualcosa di nuovo. Secondo me, negli ultimi anni l'avvento di soluzioni di intelligenza artificiale ha stravolto completamente la fruizione dei contenuti.”.
I competitor globali all'orizzonte: Google minaccia il mercato locale
La sfida più grande per IlMeteo.it nei prossimi anni non verrà da un altro sito meteo italiano. Verrà da Google. Colli è esplicito su questo punto, e la sua lettura del mercato è quella di chi ha lavorato per anni all'interno delle grandi piattaforme tech americane.
“Quando sono arrivato al meteo, la prima cosa che ho detto è: il nostro competitor non è un competitor locale, ma un competitor globale. Google in primis sta investendo tantissimo nel cercare di utilizzare le proprie risorse nell'ottica di creare un prodotto globale che si occupa di meteorologia".
Nonostante questo scenario, Colli non è pessimista sulla sopravvivenza dei player locali. Anzi, intravede uno spazio strategico preciso: la capacità di leggere in profondità il mercato locale, di costruire relazioni con i partner del territorio, di offrire servizi su misura che i colossi globali non possono o non vogliono sviluppare per ogni singola country. "Penso che localmente ci sia spazio per delle realtà locali che forse possono leggere meglio quello che può essere il dato, avere un aspetto comunicativo differente, offrire dei servizi su misura magari per il proprio partner”.
Il pubblico si divide per età: i giovani non consultano più il meteo
C'è un dato demografico che preoccupa il settore e che Colli cita senza giri di parole: i giovani tra i 18 e i 24 anni usano pochissimo le app meteo. La fruizione cresce con l'età e decolla stabilmente sopra i 40 anni. Questo non è solo un problema di prodotto, è un problema di abitudini e di canali di comunicazione.
“Nei giovani della fascia 18-24, la percentuale di utilizzo è molto bassa. È molto difficile riuscire a convincere un giovane a installarsi l'app del meteo o a guardare la meteorologia, perché vivono con delle logiche completamente differenti. Molto più legati ai social. Il fatto di dare delle informazioni meteo anche sui social diventa un canale da presidiare in modo preciso”.
Da Microsoft a Google, fino a IlMeteo.it: il percorso di Emanuele Colli
La carriera di Colli è un caso di studio su come la curiosità e la capacità di adattamento possano portare a traiettorie professionali del tutto inaspettate. Laureando in architettura al Politecnico di Milano negli anni '90, viene attratto dall'informatica e dal web nascente attraverso il progetto E-Watch (un centro accademico sponsorizzato da Microsoft e dal Politecnico ) che gli apre le porte della multinazionale americana.
Da Microsoft approda in Google, affrontando processi di selezione estremamente rigorosi. Descrive colloqui che si moltiplicano (fino a 13 round consecutivi ) senza una risposta chiara, per poi ricevere la conferma via mail. Un'esperienza che restituisce l'immagine di grandi organizzazioni dove i processi decisionali sono centralizzati negli headquarter americani e le filiali locali hanno voce in capitolo principalmente sull'execution. “Molto spesso i piani vengono decisi centralmente e poi vengono eseguiti localmente, quindi è un buon processo di execution più che un progetto proprio di sviluppo di strategia”.
La svolta arriva a cinquant'anni, con una scelta netta: abbandonare il mondo delle multinazionali per guidare una realtà più piccola ma dove ogni decisione ha un impatto diretto e misurabile. "A un certo punto ho detto: basta, voglio provare a cambiare completamente prospettiva e andare a lavorare in un'azienda dove le decisioni che tu prendi impattano direttamente sul business. Ho deciso di fare un cambiamento radicale, di dedicarmi a un'azienda molto più piccola”.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 aprile 2026, 00:00


