Mps, battaglia aperta sull’offerta. La contromossa: le nozze con Bpm
Gli analisti finanziari si schierano a fianco di Intesa Sanpaolo: "Prezzo giusto, nessuna alternativa concreta". Indiscrezioni su un progetto di fusione fra Siena e il Banco che coinvolgerebbe indirettamente Agricole

Il giorno dopo i rilievi del cda di Mps sull’Opas di Intesa Sanpaolo, la parola passa agli analisti che si schierano dalla parte di Ca’ de Sass, in attesa della contromossa dell’istituto senese che starebbe valutando l’ipotesi di nozze con Bpm. Il tutto, mentre a Piazza Affari il titolo del Monte dei Paschi cede dello 0,3%. Al centro del confronto resta il nodo del prezzo offerto per la conquista di Mps. L’istituto guidato da Luigi Lovaglio ha contestato soprattutto il premio riconosciuto agli azionisti, pari a circa il 12% rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, giudicandolo distante dalla media del 30% registrata in altre operazioni bancarie comparabili. Ha inoltre sottolineato che, ai valori di mercato attuali, l’offerta incorporerebbe uno sconto superiore al 3% e che il premio complessivo di 3,4 miliardi rappresenterebbe solo una quota limitata delle sinergie attese. Nel mirino anche il rapporto tra i contributi delle due banche alla futura entità: Mps apporterebbe circa il 34% del patrimonio netto tangibile combinato, mentre i suoi azionisti riceverebbero poco più del 22% del nuovo gruppo.
Nessuna replica diretta, per ora, da Intesa. Ma le valutazioni degli analisti sono dalla parte dell’istituto guidato da Carlo Messina. Equita, che assiste Ca’ de Sass nell’operazione, continua a definire l’Opas "fortemente attrattiva". L’offerta prevede infatti, oltre allo scambio azionario, una componente in contanti di un euro per azione, elemento non presente in molte delle recenti aggregazioni. Gli azionisti di Mps arriverebbero inoltre a detenere circa il 23% del gruppo risultante dalla fusione, partecipando alla futura creazione di valore. A favore di Intesa vengono ricordati anche il solido patrimonio, la qualità degli attivi, con un rapporto tra crediti deteriorati e impieghi intorno all’1,8%, e una redditività attesa per il 2026 superiore al 20%, quasi doppia rispetto all’11% stimato per Mps. Anche l’andamento dei titoli sembra, almeno per ora, sostenere questa lettura. Il premio con cui Mps tratta rispetto al valore implicito dell’offerta si è ridotto dal 2,9 all’1,4%, segnalando una crescente convergenza tra i prezzi di Borsa e la proposta di Intesa. Sulla stessa linea gli analisti di Kepler Cheuvreux, che sottolineanto l’assenza di una proposta in grado di competere con l’Opas di Intesa Santander, invece, ritiene fondate alcune critiche di Mps, soprattutto sullo squilibrio patrimoniale, e considera possibile un miglioramento del corrispettivo da parte di Intesa o della stessa Banco Bpm.
Sul tavolo resta la questione di un rilancio da parte di Intesa e, in particolare, della componente cash. Una mossa che secondo gli esperti di Barclays potrebbe vincere le resistenze. Il vero elemento di pressione resta la proposta alternativa di Banco Bpm. Mps ha scelto toni decisamente più aperti verso Piazza Meda, sottolineando che il progetto merita una valutazione completa e che consentirebbe di preservare il Monte nella sua interezza, senza procedere alla scissione prevista dal piano di Intesa.
Per gli analisti di Autonomous questo atteggiamento potrebbe lasciare aperta la porta a una soluzione concordata. Fra le indiscrezioni rilanciate ieri da Adn Kronos ci sarebbe l’ipotesi di un piano di fusione a cascata. Un progetto a cui starebbero lavorando Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps e Vittorio Grilli, presidente di Mediobanca, in risposta all’opas lanciata da Intesa Sanpaolo. La fusione coinvolgerebbe Siena, Banco Bpm e indirettamente Crédit Agricole Italia. L’operazione allo studio avrebbe come ulteriore sviluppo l’apertura di un dossier di fusione tra Generali e Axa. Da alcune settimane sarebbe in corso il dialogo tra i vertici di Banco Bpm e quelli della Banque Verte.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 27 luglio 2026, 11:40