Mps, l’asse Intesa-Delfin è solido. Ma il mercato guarda a Unicredit
Gae Aulenti su più fronti: da Commerz a BdM e Orvieto. Attenzione su risparmio gestito e fabbriche prodotto

di Andrea Montanari
L’asse e l’assist a Intesa Sanpaolo, da parte di Delfin, sono assicurati e messi nero su bianco. Anche se, nel caso dovesse palesarsi un nuovo, e al momento inesistente, pretendente per Mps (Unicredit?), ci potrebbe essere un cambio di paradigma. Ieri è stata depositata la lettera d’impegno della holding della famiglia Del Vecchio (17,6% di Rocca Salimbeni) in merito all’opas promossa dall’istituto guidato da Carlo Messina. La finanziaria si è impegnata a conferire la quota e a non comprare altri titoli (e diritti) del Monte purché l’offerta non decada o diventi inefficace. Ma se un soggetto terzo dovesse promuovere “un’offerta concorrente” a quella di Intesa, “Delfin sarà libera di aderire”. Però, “in caso di mancato perfezionamento per qualsiasi motivo dell’offerta concorrente, le azioni Delfin si considereranno automaticamente portate in adesione all’offerta” di Ca’ de Sass che dopo l’aumento dell’offerta ha trovato il sostegno anche di Caltagirone (13,5%), Benetton (1,45%) e Praud AM (0,72%).
Uno scenario ipotetico, con gli stranieri bloccati al confine dal golden power, che vedrebbe coinvolto un solo competitor: Unicredit. Ed è ancora una volta, l’istituto guidato da Andrea Orcel a richiamare l’attenzione dei mercati. Perché come anticipato dal Sole24Ore ieri si è tenuto un cda straordinario in Piazza Gae Aulenti. Una riunione però interlocutoria sulle strategie interne (vedi Commerzbank) e per fare il punto su un risiko che potrebbe riservare altre sorprese. Il tutto mentre a Siena, l’ad del Monte Luigi Lovaglio studia le contromosse. Anche se la via, anzi la contrada, è sempre più stretta in vista dell’assemblea del 29 ottobre per il voto delle offerte su Bpm e Banca Generali. Sempre che si tenga.
E se da Unicredit per ora non sono attese novità formali –, a Piazza Affari si è acceso il titolo Banca Generali (3,4%), uno dei possibili target di Orcel anche alla luce del deal Intesa-Mps che avrebbe ricadute su Mediobanca, Generali e sul perimetro industriale del Leone. Sul mercato, poi, circolano le ipotesi BdM (Credem in pole) e CariOrvieto. E non si esclude un ritorno di fiamma per una Bpm che ha in Credit Agricole un socio troppo forte per non dover scendere a patti coi francesi.
Ci sono altri target? Unicredit avrebbe bisogno, si dice da tempo, di una fabbrica prodotto dopo le cessioni forzate di Pioneer e Fineco. E proprio quest’ultima, seppure molto cara (market cap 13 miliardi) potrebbe fare al caso di Orcel che potrebbe limitarsi a un 20-25% trattandosi di una public company. L’alternativa più economica si chiama Anima (2,4 miliardi), oggi però controllata da Bpm. Poi guardando al medio-lungo pericolo il vero pericolo per le banche italiane e non solo si chiama Revolut, che è arrivata al target di 6 milioni sul mercato locale.
Ieri, infine, Bce e Bankitalia hanno dato l’ok a Unipol per salire oltre la soglia del 20% in Bper e prenderne il controllo di fatto.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 06:00