Mps, Lovaglio difende l’offerta: "Il mio piano è stato travisato"
Nella lettera di replica al Financial Times la strategia industriale dell’ad. Oggi il cda di Generali. Intesa Sanpaolo ricorre alla Consob per le contromosse di Siena. Tajani: il governo fuori dal risiko.

Luigi Lovaglio, ad di Montepaschi, non arretra. Anzi, rilancia la sfida a Intesa Sanpaolo difendendo il progetto industriale costruito attorno a Mps e respingendo l’accusa di voler mettere insieme una sorta di "fusione a quattro" tra Siena, Mediobanca, Banco Bpm e Banca Generali. Da parte sua Intesa alza il livello dello scontro e porta il dossier davanti alla Consob, contestando sia le modalità con cui Mps ha comunicato le nuove offerte sia la gestione della cosiddetta passivity rule.
Lovaglio sceglie di replicare direttamente alla Lex Column del Financial Times, accusandola di aver "travisato" il suo piano definendolo una "stravagante" fusione a quattro. Per il banchiere le operazioni vanno tenute nettamente distinte. L’integrazione di Mediobanca, sostiene, "è già in corso", mentre le proposte su Banco Bpm e Banca Generali rispondono a logiche differenti. La prima sarebbe una "fusione tradizionale" tra banche, la seconda un’acquisizione "complementare" nel wealth management.
Non ci sarebbe quindi, secondo Lovaglio, un’unica e gigantesca sfida di integrazione, ma una serie di operazioni con obiettivi industriali diversi. Il numero uno di Mps parla di un "progetto industriale" sostenuto da "una forte visione di crescita" e invita, piuttosto, a sottoporre a un’analisi altrettanto severa l’offerta lanciata da Intesa sul Monte. Anche l’Opas di Ca’ de Sass, sottolinea, presenta "rischi di integrazione, regolatori, antitrust e di disinvestimento".
Tutt’altra l’analisi alla base dell’esposto depositato da Intesa Sanpaolo alla Consob. Un documento di una trentina di pagine con due punti centrali. Il primo riguarda la comunicazione al mercato. Le operazioni sono state approvate dal consiglio di amministrazione di Mps il 20 agosto, ma già il giorno precedente erano circolate indiscrezioni di stampa sulle quali la banca non era intervenuta. I rumor sono proseguiti anche durante la riunione del board, mentre i comunicati ufficiali sono arrivati soltanto la mattina successiva, prima dell’apertura della Borsa.
Il secondo fronte è ancora più delicato e riguarda la passivity rule, cioè il principio che limita la possibilità degli amministratori di una società oggetto di un’offerta pubblica di adottare iniziative che possano ostacolarne l’esito senza l’autorizzazione degli azionisti. Intesa contesta a Mps un’interpretazione troppo "estensiva" della norma: Siena ha convocato l’assemblea per il 29 ottobre, oltre due mesi dopo l’annuncio delle Ops su Banco Bpm e Banca Generali. Secondo la lettura sottoposta alla Consob, il via libera dei soci avrebbe dovuto invece precedere, e non seguire, il lancio delle offerte.
L’esposto arriva proprio nel giorno della prima riunione milanese della Consob sotto la nuova presidenza di Guido Stazi e alla vigilia del consiglio di Generali chiamato ad avviare l’esame dell’offerta di Mps su Banca Generali. Il Leone di Trieste sarà determinante. Generali possiede infatti il 50,2% di Banca Generali e l’offerta del Monte è condizionata al raggiungimento di almeno il 50% del capitale più un’azione. Mps mette sul tavolo 6,958 proprie azioni, dopo lo stacco di un dividendo da 4 miliardi, riconoscendo un premio del 10%.
Sulla carta la proposta valuta Banca Generali quasi 81 euro per azione, molto più dei circa 66 euro espressi dalla Borsa. Segnali di freddezza sono già arrivati anche da Banco Bpm, che considera la proposta del Monte un’"acquisizione" senza premio e "strutturalmente diversa" dalla fusione alla pari ipotizzata all’inizio di giugno.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 27 agosto 2026, 13:07