Scudo Ue sull’acciaio, dazi al 50%. Allarme di Lagarde: crescita frenata
La pasta italiana nel mirino degli Usa, cresce la tentazione di delocalizzare. La Molisana: investiamo all’estero

di Antonio Troise
ROMA
Ancora alta la tensione sul fronte dei dazi. Ieri, a lanciare l’ennesimo allarme, è stata la presidente della BCE, Christine Lagarde, che di fronte alla Commissione economica del Parlamento UE non ha nascosto le sue preoccupazioni: "La debole performance delle esportazioni, trainata dall’aumento dei dazi doganali, dall’euro più forte e dall’accresciuta concorrenza globale, frenerà la crescita per il resto dell’anno". Un calo che dovrebbe attenuarsi nel 2026. Ma i riflettori sono soprattutto puntati su quello che sta avvenendo nel settore della pasta, con la nuova stretta decisa da Trump e le accuse di dumping rivolte ad alcune aziende italiane, a partire dalla Molisana. Ieri l’azienda ha smentito la notizia dell’apertura di una nuova fabbrica negli Usa, anche se, nel corso di una conferenza stampa convocata per difendersi dalle accuse di Washington, ha annunciato che è allo studio un "ventaglio di opzioni", dalla produzione del biologico, non ancora sottoposto a dazi, all’apertura di uno stabilimento negli Stati Uniti.
Del resto, la vendita oltre i confini nazionali impatta sul 60% della produzione delle aziende italiane che, negli Stati Uniti, hanno il secondo mercato di riferimento dopo quello tedesco. Parla di "un fulmine a ciel sereno" invece, Claudio Costantini, il neo direttore generale di Sgambaro, pastificio del Trevigiano coinvolto nei super-dazi. "Una stangata di queste dimensioni diventa insostenibile e quasi inverosimile", ha sottolineato. Sullo sfondo dell’inevitabile polemica politica, l’Europa affida al suo responsabile per il commercio, Olof Gill, parole di sostegno all’Italia.
"La Commissione europea, in stretto coordinamento con il governo italiano – afferma – sta collaborando con gli Stati Uniti sull’indagine" e "interverrà se necessario. Questa – aggiunge – è un’indagine antidumping, pertanto esula dall’ambito della dichiarazione congiunta Ue-Usa alla base dell’accordo raggiunto sui dazi al 15%". Se la prende con Meloni la leader del PD, Elly Schlein: "Chissà se anche stavolta sceglierà il silenzio di fronte al ricatto".
Nel frattempo, a Bruxelles, si studiano le contromisure per difendere l’industria siderurgica europea dalla possibile "invasione" di acciaio cinese. La Commissione punta a ridurre di quasi la metà le quote di importazione di acciaio a dazio zero e ad alzare al 50% le tariffe sui volumi extra. I dazi sui volumi eccedenti risulteranno così raddoppiati, passando dall’attuale 25% – effetto delle prime misure di salvaguardia comunitarie – al 50%. Secondo quanto anticipato dal quotidiano tedesco Handelsblatt, l’obiettivo dell’esecutivo UE è limitare "le importazioni di acciaio a 18 milioni di tonnellate all’anno. Ciò corrisponde a un dimezzamento delle importazioni rispetto all’anno di riferimento 2013". Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump rilancia sul suo social, Truth: "A partire dal primo novembre 2025 – scrive –, tutti i camion di medie e grandi dimensioni in arrivo negli Stati Uniti da altri Paesi saranno soggetti a una tariffa del 25%".
Ultimo aggiornamento: Martedì 7 ottobre 2025, 05:33