Unicredit resta sopra il 5% di Generali. Rumors sulle nozze Mps-Banco Bpm
Il Leone rinuncia alla nomina di un direttore generale: l’ipotesi Terzariol non trova il consenso dei soci

Un board ordinario, ma dai riflessi strategici. Il cda di Generali, riunitosi ieri a Trieste, ha deciso di non procedere con la nomina di un direttore generale, ipotesi circolata con insistenza nelle ultime settimane. Il nome in pole era quello di Giulio Terzariol, attuale ceo di Insurance, ma la proposta non ha trovato consenso unanime. L’ad Philippe Donnet e la maggioranza dei consiglieri, eletta ad aprile nella lista Mediobanca, hanno scelto di non forzare la mano senza un accordo pieno tra i soci.
Sul tavolo, invece, resta la posizione di Unicredit, che continua a detenere poco più del 5% del capitale del Leone. Nessuna discesa sotto soglia e nessuna comunicazione a Consob: segno che la banca guidata da Andrea Orcel, dopo aver ridotto parzialmente le posizioni in derivati che le avevano consentito di votare con il 6,7% all’ultima assemblea, mantiene il presidio. Orcel ha più volte chiarito che la partecipazione è di natura finanziaria e destinata a una graduale riduzione, ma non ha chiuso del tutto la porta a possibili sinergie. "Spazi di collaborazione esistono — spiegano fonti vicine al dossier — nelle assicurazioni, dove i due gruppi già cooperano in Europa orientale, e nel risparmio gestito".
Un’alleanza industriale, per ora, resta ipotesi da laboratorio. Anche perché Alessandro Santoliquido, responsabile assicurazioni di Unicredit, ha frenato: "Non siamo interessati ad acquisizioni nel ramo assicurativo”.
Sul fronte bancario, il risiko torna a farsi sentire. Secondo indiscrezioni di stampa, starebbe prendendo corpo l’ipotesi di un’aggregazione tra Mps e Banco Bpm: un’operazione che consentirebbe a Montepaschi di rafforzarsi e, al tempo stesso, di blindare il secondo gruppo privato italiano dalle mire dei francesi di Crédit Agricole. Il gruppo d’Oltralpe detiene oggi circa il 19,9% di Banco Bpm e ha chiesto alla Bce l’autorizzazione a salire oltre il 20%. Un eventuale via libera di Francoforte consentirebbe a Crédit Agricole di spingersi fino al 29,9% senza obbligo di Opa.
Una prospettiva che non piace a chi, nel governo, teme un nuovo centro decisionale bancario fuori dai confini nazionali. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ribadito che "la legge vale per tutti" — alludendo al possibile ricorso al Golden Power — ma da Bruxelles arrivano venti contrari. La Commissione europea, dopo il precedente di Unicredit sta infatti valutando se aprire una procedura d’infrazione contro Roma per l’uso dei poteri speciali in materia bancaria.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 ottobre 2025, 17:23