“Attentato sul volo Dubai-Tel Aviv, blitz da lupo solitario. Ma l’Iran tenta di orientare il voto in Israele”
Claudio Bertolotti, direttore di Start InSight e ricercatore Ispi: “Teheran si affida a bande criminali, possibile una stretta sui protocolli di sicurezza in Europa”

Non c’è pace nei cieli del Medio Oriente. Missili e droni spuntano ovunque tra le nuvole e adesso la cronaca riserva anche il fuoriprogramma del probabile tentativo di far schiantare un aereo di FlyDubai con 180 turisti israeliani a bordo attraverso l’ammutinamento del copilota. Era diretto da Dubai a Tel Aviv. Il professor Claudio Bertolotti è analista di sicurezza internazionale, terrorismo e geopolitica del Medio Oriente, direttore di Start InSight e ricercatore Ispi.
La dinamica assomiglia a quella della strage dell’11 settembre, è verosimile?
“Ovviamente per parlare di una tentata strage bisogna attendere conferme dalle indagini, ma dal punto di vista pratico e dalla lettura della dinamica con il copilota che ha tentato di accoltellare il collega è possibile. Il premier Benjamin Netanyahu sostiene con certezza che il secondo pilota del volo di FlyDubai ha cercato di far precipitare l’aereo con le persone a bordo”.

Se fosse terrorismo potremmo pensare ad una struttura esterna che ha organizzato l’attentato?
“Non necessariamente. L’aggressore è un pilota omanita su cui sono in corso accertamenti. Spesso questi episodi sono riconducibili ad una azione individuale inserita e condizionata da una ideologia collettiva di terrorismo. Un aspetto coerente con il tipo di conflittualità contemporanea a cui assistiamo in questi anni”.
Questo episodio è un elemento che aumenta la tensione nell’area mediorientale?
“Ovviamente sì, nello scenario innescato dal 7 ottobre a Gaza fino allo scontro aperto tra Israele e Iran. Dal punto di vista pratico anche se non è riconducibile direttamente ad una azione terroristica avrà un impatto sulla sicurezza aerea in tutta l’area. Il rimando all’11 settembre è inevitabile”.
Potrebbe trattarsi di un’offensiva per condizionare il voto in Israele.
“È una riflessione su cui ragionare. È prassi ormai che sul piano internazionale gli appuntamenti elettorali siano bersaglio di tentativi di condizionamento da parte di attori esterni. L’Iran, per esempio, è campione nel cercare di orientare indirettamente l’opinione pubblica anche in Europa attraverso l’ausilio di organizzazioni criminali”.
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Il caso FlyDubai rafforza o indebolisce la posizione di Netanyahu?
“Può dare la percezione che i cittadini israeliani non sono del tutto protetti e quindi vulnerabili. Questo è un rischio di cui il premier deve tenere conto”.
Può dare la percezione che i cittadini israeliani non sono del tutto protetti e quindi vulnerabili
Il ministro per la Sicurezza nazionale Ben-Gvir sostiene che adesso bisogna intensificare le campagne militari.
“Ben-Gvir è forte di un consenso interno ma è percepito negativamente all’estero dove non condiziona le operazioni militari. L’impegno di Israele sui vari fronti è legato ad altre logiche che non decide lui”.
L’aumento di tensione e l’allarme conseguente che impatto può avere sui Paesi europei?
“Certamente gli effetti si vedranno sui protocolli di sicurezza, già severi, che rischiano un ulteriore giro di vite. È inconsueto che un copilota entri in cabina nascondendo un coltello”.

Si parla spesso di una rete di attori iraniani pronti ad agire nei Paesi occidentali con attentati?
“È possibile e bisogna stare all’erta. Ma l’azione di Teheran all’estero è meno improntata ad azioni plateali. L’Iran è molto più organizzato nell’utilizzo di bande criminali spesso collegabili al movimento Pro Pal o ai centri sociali per infiltrare la società civile con azioni violente come è successo a Milano, Bologna, Torino, Genova. In senso tecnico possiamo talvolta parlare di terrorismo. La strategia spesso è quella del blocco funzionale, cioè di rendere impossibile l’utilizzo di strutture come la rete ferroviaria o di bloccare una intera città con manifestazioni violente per creare panico”.
Ciò che è successo mette in difficoltà Riad, già nel mirino dell’Iran e degli Houthi e con la crisi degli stretti?
“No, non credo. Piuttosto con l’aereo costretto ad atterrare in Arabia Saudita sposta l’attenzione sui rapporti con Israele ed evidenzia quanto le relazioni internazionali possono essere condizionate da episodi singoli e controversi come questo”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 ottobre 2026, 10:55









