Asset russi e aiuti all’Ucraina, la posta in gioco al prossimo Consiglio europeo
Dal sostegno all’Ucraina attraverso i fondi russi congelati agli accordi commerciali con Mercosur e India, il Consiglio europeo di dicembre è chiamato a una scelta decisiva: rafforzare l’unità e il peso geopolitico dell’Unione o accettare divisioni e marginalità in un mondo sempre più competitivo

Bruxelles, 15 dicembre 2025 – Il prossimo Consiglio europeo che si terrà a Bruxelles a partire dal prossimo 18 dicembre sarà decisivo per la sicurezza e il ruolo dell’Europa nel mondo. I capi di Stato e di governo dei Paesi membri devono mostrare se l’Unione Europea prenderà la via dell’unità e della rilevanza internazionale o della divisione e del vassallaggio.
Il punto più importante e divisivo della riunione sarà la decisione sull’utilizzo dei fondi russi congelati, già rimandata varie volte. La settimana scorsa l’UE ha deciso a maggioranza qualificata – con il voto contrario di Ungheria e Slovacchia, che hanno già minacciato di impugnare le basi legali della decisione proposte dalla Commissione (cioè l’art. 122 che permette di aggirare l’unanimità con la maggioranza qualificata) – di congelarli a tempo indeterminato e non più per 6 mesi, da rinnovare ogni volta all’unanimità. Era un passo necessario, ma non sufficiente, per poterne decidere l’utilizzo come garanzia per un prestito all’Ucraina o per un debito pubblico europeo, i cui proventi andrebbero a finanziare l’Ucraina per i prossimi 2 anni. La settimana scorsa Belgio, Bulgaria, Italia e Malta hanno votato a favore del congelamento, ma segnalando che ciò non pregiudicava la decisione sull’utilizzo. A testimonianza delle divisioni ancora presenti.
Tale decisione è fondamentale. Di fatto da essa dipende in larga misura il destino dell’Ucraina. Avendo gli USA tagliato ogni aiuto all’Ucraina, questa rischia di rimanere senza fondi fra pochi mesi, se l’UE non garantirà un sostegno significativo. Questa è l’ultima occasione per il Consiglio europeo di decidere e dare il tempo alla Commissione di emettere gli Eurobond per finanziare l’Ucraina per i prossimi due anni usando i fondi russi congelati. Tale scelta darebbe il messaggio alla Russia che gli europei saranno davvero accanto dell’Ucraina per tutto il tempo che serve. Cioè, che la Russia – il cui PIL è inferiore a quello dell’Italia – non può vincere questa guerra e dunque le conviene iniziare finalmente a trattare, a negoziare davvero per una pace giusta.
La maggior parte dei fondi congelati sono in Belgio, che chiede una responsabilità in solido degli altri Stati membri, in caso di cause legali, se mai si dovesse giungere a dover restituire tali fondi. Alcuni Paesi sembrano restii a questa condivisione del rischio – e quindi della sovranità – che pure è logica rispetto a una decisione comune sull’utilizzo di tali fondi. I Paesi più indebitati, come l’Italia, hanno paura a rilasciare tale garanzia, sebbene al momento non prevederebbe alcun esborso, essendo del tutto ipotetica e collegato all’eventuale esito negativo di cause legati ancora inesistenti.
L’alternativa è che i governi nazionali ancora una volta non trovino un accordo e non permettano all’UE di agire come soggetto unitario. Senza un aiuto sufficiente dall’UE, l’Ucraina sarebbe costretta a cedere ai diktat di Putin e di Trump. Sarebbe un segnale devastante all’indomani della National Security Strategy Americana che individua nell’UE e nella Cina i rivali, mentre la Russia viene vista sostanzialmente come un partner degli Stati Uniti, mentre la NATO viene messa da parte. Se cade l’Ucraina si rafforzerà la volontà di Putin di ricostruire l’ex impero sovietico, mettendo a rischio altri Paesi, come i baltici, che fanno parte dell’UE e della NATO. Dunque, la riunione sarà decisiva per il futuro della pace e della stabilità in Europa.
L’altro aspetto decisivo riguarda i temi geoeconomici e in particolare la possibilità che l’UE concluda gli accordi commerciali con il Mercosur e con l’India, cioè con due grandi mercati in ascesa. Di fronte ai dazi di Trump e alle restrizioni mirate della Cina, per l’UE è essenziale stringere questi accordi per garantire mercati al nostro apparato produttivo.
Eppure, ci sono resistenze corporative, in particolare dagli agricoltori, nonostante che questi accordi prevedano meccanismi di salvaguardia, come la sospensione del libero scambio sull’agricoltura se le importazioni europee superassero una certa soglia per tutta una serie di beni. Senza questi accordi staremo tutti peggio, consumatori e produttori. Mentre il commercio internazionale rallenta a causa delle politiche americane e cinesi, creare nuovamente un sistema di scambi regolati è fondamentale per garantire il commercio e lo sviluppo delle nostre economie.
Ci sono due temi centrali su cui il Consiglio europeo dovrà esprimersi, riguardo il ruolo che l’Europa vuole avere nel mondo. Da un lato l’utilizzo dei beni russi congelati per sostenere l’Ucraina, dall’altro i grandi accordi commerciali col Mercosur e con l’India che farebbero l’Unione Europea il pivot del commercio internazionale a livello mondiale e quindi darebbero una grande spinta all’economia e alla crescita.
Un esito positivo dimostrerebbe che gli europei hanno la capacità di reagire alle pressioni di Trump e di imboccare con decisione la strada dell’unità. Un fallimento, al contrario, finirebbe per avvalorare la sua narrazione, che dipinge gli attuali leader europei come deboli e incapaci, corresponsabili del declino dei rispettivi Paesi.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 15 dicembre 2025, 18:48







