Migranti, Ceuta chiede più presenza (e soldi) Ue alla frontiera e lancia nuove accuse al Marocco
Il presidente-sindaco Juan Jesús Vivas ha invitato Bruxelles a un maggiore coinvolgimento nella gestione della crisi che ha coinvolto l’exclave spagnola

Bruxelles, 8 settembre 2026 – L’Unione europea deve assumere un ruolo più diretto nella gestione della crisi di Ceuta, rafforzando la propria presenza alle frontiere, sostenendo il ritorno dei migranti ancora presenti nella città autonoma e riconoscendo che il confine con il Marocco è a tutti gli effetti una frontiera europea. È questa la richiesta fatta a Bruxelles dal presidente-sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas (PP/PPE), durante una conferenza stampa organizzata al Parlamento europeo prima degli incontri con il commissario agli Affari interni e Migrazione, Magnus Brunner, e con la commissaria per il Mediterraneo, Dubravka Šuica.
Parlando ai giornalisti, Vivas ha chiesto innanzitutto una presa di posizione politica chiara da parte delle istituzioni europee. “Chiediamo che vi sia una manifestazione categorica e inequivocabile da parte del Parlamento europeo”, ha affermato, sottolineando che “le due uniche frontiere terrestri che l’Europa ha in Africa sono frontiere europee, tanto quella di Ceuta quanto quella di Melilla”. Per il presidente della città autonoma, “le frontiere devono essere rispettate” e “se non si rispettano le frontiere, non si sta rispettando l’Europa”.
Secondo Vivas, l’Unione non può portare avanti una politica di cooperazione con Rabat se non viene garantito il rispetto del confine. “Non si può mantenere con nessun Paese, in questo caso mi riferisco al vicino, al Marocco, una politica di collaborazione e di cooperazione con l’Europa se non si rispettano le frontiere”, ha detto. Allo stesso tempo, ha chiesto che il Marocco “contribuisca e collabori nel ritorno nel proprio Paese di tutte quelle persone che sono arrivate nei giorni 30 e 31 luglio e che ancora rimangono nella nostra città”.
Il presidente ha indicato tre elementi a sostegno della propria tesi. “È impossibile che la mobilitazione di 80mila persone possa avvenire senza che le autorità marocchine siano a conoscenza di ciò che si stava organizzando”, ha affermato. In secondo luogo, ha citato “rapporti della polizia spagnola” che mostrerebbero, attraverso immagini, “la stessa Gendarmeria marocchina mentre conduceva le persone verso la frontiera affinché realizzassero questa entrata massiccia”. Infine, ha sostenuto che “non è la prima volta che il Marocco utilizza il controllo delle frontiere e la pressione migratoria per destabilizzare le nostre città”.
Proprio il coinvolgimento del Marocco nella crisi, che ha visto in meno di 48 ore attraversare il confine decine di migliaia di persone (oltre 70.000 secondo le stime del governo, più di 80.000 secondo Vivas), sta dividendo la politica spagnola. Il governo continua a sostenere che non vi sia un’implicazione diretta delle autorità marocchine. Il premier Pedro Sánchez e il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ancora il 7 settembre hanno sottolineato che l’accettazione da parte del Marocco del ritorno di migliaia di persone (più di 4.000 dallo scorso agosto, secondo il governo) “senza sollevare obiezioni” dimostrerebbe che la cooperazione è effettivamente in atto. “Ad oggi, non esiste alcuna base logica per dimostrare un intervento del Marocco o di qualsiasi altro Stato come mandante”, ha sottolineato il ministro dell’Interno spagnolo in una conferenza stampa.
Partido Popular e Vox sostengono invece che dietro la crisi vi sia proprio Rabat e le sue rivendicazioni decennali sulle exclave spagnole di Ceuta e Melilla, citando rapporti delle forze di sicurezza. In merito, l’Audiencia Nacional ha avviato di recente un’indagine sulla crisi del 30 e 31 luglio sulla base di un rapporto della polizia che parla di “totale permissività” delle forze di sicurezza marocchine. Per dimostrare la correttezza della propria posizione, il governo Sánchez ha deciso di declassificare i rapporti di intelligence e sicurezza relativi alla crisi. Il Consiglio dei ministri dell’8 settembre dovrebbe autorizzare la pubblicazione dei documenti prodotti tra il primo luglio e il primo agosto da CNI, intelligence militare, Policía Nacional e Guardia Civil. L’obiettivo dichiarato di Sánchez è dimostrare che nessun rapporto aveva avvertito preventivamente il governo di un afflusso delle dimensioni poi registrate. I documenti dovrebbero diventare pubblici dal 9 settembre.

Serve un riconoscimento “specifico”
Per il momento la Commissione europea non è entrata direttamente nella questione diplomatica tra Marocco e Spagna, ribadendo la propria collaborazione con Rabat e il mantenimento dell’Accordo di associazione in vigore dal 2000. Madrid ha già chiesto formalmente a Bruxelles un rafforzamento dell’intervento di Frontex, Europol e dell’Agenzia UE per l’Asilo per l’identificazione, lo screening e la gestione delle pratiche dei migranti rimasti a Ceuta, che sarebbero circa 5.000.
Nel colloquio con i giornalisti, Vivas ha precisato ulteriormente cosa intende chiedere alla Commissione europea negli incontri con Brunner e Šuica. “Le chiederemo che si impegni”, ha spiegato, “affinché Ceuta possa tornare alla normalità nell’unico modo possibile, cioè attraverso il ritorno in Marocco di tutte le persone arrivate illegalmente il 30 e il 31 luglio e che ancora rimangono nella nostra città”. Il presidente ha inoltre chiesto che Bruxelles solleciti il governo spagnolo a mettere in campo “tutti i mezzi necessari” affinché venga definito “un piano di ritorni” e soprattutto “una data concreta per i ritorni”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti l’8 settembre proprio sulla visita di Vivas a Bruxelles, il portavoce della Commissione UE per gli Affari interni, Markus Lammert, ha spiegato che la Commissione resta in stretto contatto con le autorità spagnole a tutti i livelli. Il commissario Brunner ha avuto colloqui telefonici con il ministro Grande-Marlaska e con il ministro Ángel Víctor Torres sulla situazione a Ceuta e sulle modalità per affrontare le sfide che ancora rimangono.
Il portavoce della Commissione ha precisato che alcuni funzionari dell’esecutivo europeo si recheranno a Ceuta nel corso di questa settimana per una missione tecnica. Sempre questa settimana sono previsti anche incontri a livello tecnico a Madrid.
La situazione a Ceuta resta “insostenibile”, secondo Vivas. Nell’exclave spagnola, dove risiedono poco più di 80.000 persone, resterebbero ancora circa 5.000 migranti, di cui alcune migliaia sistemate in strutture temporanee o aree aperte. A fine agosto si erano verificati anche episodi di tensione e violenza tra residenti e migranti, compreso l’incendio di tende sulla spiaggia di El Trampolín. Intanto, proprio l’8 settembre sono riaperte le scuole, con oltre 13 mila studenti chiamati a tornare in classe. Secondo quanto riferiscono i media spagnoli, la riapertura è stata accompagnata da misure di sicurezza rafforzate: vigilanza nei 35 istituti e presenza militare aggiuntiva. Alcune famiglie hanno comunque scelto di non mandare i figli a scuola per timori legati alla sicurezza.
“La situazione che vive Ceuta è insostenibile, è al limite, siamo sull’orlo del collasso sotto tutti gli aspetti”, ha aggiunto Vivas. “Quanto prima finirà questa situazione e quanto prima torneremo alla normalità, tanto prima avremo trovato la soluzione a questo gravissimo problema”, ha affermato.
Vivas ha quindi chiesto una presenza europea più visibile e permanente a Ceuta. “Chiederemo anche che ci sia una presenza permanente dell’Europa a Ceuta nell’ambito della frontiera, come Frontex, e nell’ambito della politica migratoria, come l’Agenzia europea per l’asilo”, ha spiegato. Ha inoltre sollecitato un contributo finanziario europeo per “le opere infrastrutturali necessarie a blindare la frontiera” e per affrontare “l’emergenza umanitaria in cui è sfociata l’invasione”, in particolare per quanto riguarda “l’accoglienza dei minori non accompagnati”.
Accanto alle misure immediate, il presidente di Ceuta ha avanzato anche richieste di carattere strutturale. Ceuta e Melilla, ha spiegato, hanno bisogno del “riconoscimento espresso da parte dell’Unione europea di un trattamento specifico” che tenga conto “dei condizionamenti, delle difficoltà, delle limitazioni e delle minacce” che caratterizzano le due città. Un trattamento speciale, ha aggiunto, dovrebbe diventare “una leva per garantire la stabilità, la sicurezza e la prosperità di Ceuta e Melilla”. Vivas ha inoltre chiesto che venga adeguato il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo “al fatto singolare di essere l’unica frontiera terrestre dell’Europa in Africa”.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 9 settembre 2026, 16:00







