“Una bomba a mano sotto il cuscino?”. L’assurda storia di Frenchie Mae Cumpio, giornalista accusata di terrorismo nelle Filippine
La reporter aveva denunciato gli abusi dei militari nei confronti dei contadini. Detenuta ormai da quasi sei anni, rischia una condanna a 40 anni di carcere

Manila, 21 gennaio 2026 – Secondo i dati di Reporters sans frontierès, le Filippine sono uno dei Paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti, e il caso di Frenchie Mae Cumpio è un esempio lampante. La reporter, oggi 26enne, è in attesa di una sentenza decisiva prevista per questo giovedì 22 gennaio: se condannata per le accuse di possesso illegale di armi e finanziamento al terrorismo, rischia una pena fino a 40 anni di carcere. La sua detenzione dura ormai da quasi sei anni, trascorsi in un istituto penitenziario di Tacloban in attesa di un giudizio che osservatori internazionali e attivisti definiscono una farsa.

I pedinamenti, le intimidazioni e quel mazzo di fiori tipico delle cerimonie funebri
Secondo quanto ricostruito dal Guardian, l'arresto della Cumpio non è stato un evento isolato, ma il culmine di settimane di intimidazioni. Prima del raid notturno del febbraio 2020, la giornalista aveva riferito di essere seguita da uomini in motocicletta e di aver ricevuto persino un mazzo di fiori tipico delle cerimonie funebri. Il suo lavoro investigativo si era concentrato sulla militarizzazione delle aree rurali e sulle violenze subite dai contadini poveri da parte delle unità dell'esercito, inchieste che l'avevano resa un bersaglio delle autorità. La dinamica dell'arresto appare surreale: la polizia sostiene di aver trovato sotto il suo cuscino una bomba a mano, armi da fuoco e una bandiera comunista. "È un teatrino", ha commentato il collega Neil Eco, sottolineando l'assurdità delle accuse.

Cos’è il "red-tagging”: il governo Duterte accusa giornalisti e attivisti di essere ribelli comunisti
Il caso rientra nella pratica sistematica del cosiddetto ‘red-tagging’, una strategia intensificata sotto la presidenza di Rodrigo Duterte che consiste nell'etichettare giornalisti e attivisti come ribelli comunisti per giustificare arresti e, in alcuni casi, esecuzioni extragiudiziali. La relatrice speciale dell’Onu Irene Khan ha denunciato con forza la situazione, dichiarando che, a prescindere dall'esito del processo, il fatto che una giornalista languisca in prigione per cinque anni in attesa di giudizio costituisce una "parodia della giustizia". Ha poi evidenziato come l'uso di accuse fabbricate e detenzioni prolungate sia uno strumento deliberato per ostacolare chiunque osi criticare l'operato del governo o dell'esercito.

Il carcere di Cumpio al centro degli scandali
Le condizioni di detenzione di Cumpio sono state descritte come disumane: la giornalista vivrebbe in una cella sovraffollata progettata per 30 persone ma che ne ospita quasi il triplo. Inoltre, il penitenziario è stato al centro di uno scandalo per carenze alimentari e mediche nei confronti dei detenuti, che ha portato alle dimissioni del direttore del carcere nel 2025.

La lettera della giornalista: “Io derubata di tempo, famiglia, sogni, progetti, futuro”
Nonostante le pressioni, il governo filippino ha respinto ogni accusa di persecuzione politica, sostenendo la legittimità delle prove raccolte. Tuttavia, in una lettera scritta a mano e fatta uscire dal carcere, Cumpio ha ribadito la propria innocenza, definendo le accuse contro di lei "una storia così assurda che non meriterebbe nemmeno di essere smentita". La giornalista ha ammesso che “questi oltre cinque anni di detenzione ci stanno derubando di così tante cose: tempo, famiglia, sogni, progetti, futuro – ha scritto in una lettera – La gente ci chiama coraggiosi per aver resistito, anche se devo ammettere che a volte la penso diversamente”. E nonostante tutto, la magra speranza di una scarcerazione la consola: “Ci aggrappiamo a questo, nonostante la paura che non saremo al sicuro nemmeno quando saremo”.
Da parte sua, Il governo filippino ha “negato fermamente” le accuse mosse dalle organizzazioni per la libertà di stampa – che affermano che le accuse contro Frenchie Mae Cumpio sono "inventate" e che la detenzione è "disumana" – e respinto le denunce sul "red-tagging”.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 gennaio 2026, 17:30







