L’Arabia riapre l’oleodotto. Trump: “Intesa con l’Iran o l’inferno”. Il G7 chiede agli Houthi di fermarsi
Vertice di tre ore a New York tra le delegazioni di Teheran e Washington. Nuova proposta degli ayatollah: Hormuz libero se gli Usa allentano il blocco

Roma, 22 settembre 2026 – Riad tenta l’alternativa, ma potrebbe non bastare. L’Arabia Saudita ha riaperto ieri l’oleodotto East-West, la grande arteria che porta il petrolio verso il Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz, proprio mentre gli Houthi avanzano sulla costa dello Yemen e minacciano il Bab el-Mandeb. L’obiettivo è recuperare una via per le esportazioni mentre le due principali porte marittime della regione restano sotto pressione. L’East-West, fermato a metà settembre dopo un attacco con droni attribuito a milizie irachene, collega i giacimenti e gli impianti della costa orientale saudita al porto di Yanbu. La condotta ha una capacità di circa 7 milioni di barili al giorno e può trasferirne fino a circa 4 milioni verso il Mar Rosso, pari a circa il 4% dell’offerta globale. Il riavvio è ancora parziale: tre stazioni di pompaggio sono state danneggiate e potrebbero servire sei-otto settimane per riportare i flussi ai livelli precedenti. Un primo carico da Yanbu è già previsto verso la Cina. La riapertura offre a Riad una possibilità di aggirare Hormuz, che resta paralizzato, e ha inizialmente spinto il Brent al ribasso.
I prezzi sono però tornati a salire dopo le parole di Donald Trump all’Onu. Il presidente americano ha chiesto agli altri Paesi di isolare economicamente l’Iran e ha detto che un accordo potrebbe arrivare dopo le elezioni di midterm di novembre. Ma ha anche posto Teheran davanti a una scelta tra un’intesa che consenta al Paese di “ricostruire” e l’“annientamento, l’inferno”, ribadendo che Washington non permetterà all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare.
In Yemen, intanto, gli Houthi hanno conquistato nuove posizioni lungo la costa del Mar Rosso e si sono avvicinati a Bab el-Mandeb. Il movimento ha intensificato gli attacchi contro obiettivi sauditi e annunciato il blocco delle navi legate a Riad. La risposta saudita è arrivata con nuovi raid, mentre in 48 ore gli scontri hanno provocato oltre 150 morti tra i due schieramenti. La crisi umanitaria continua ad aggravarsi: secondo l’Onu, oltre 130mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case da inizio settembre.

Leggi anche
Il G7 ha chiesto agli Houthi di interrompere immediatamente attacchi e minacce contro il trasporto marittimo. Anche l’Europa prepara un rafforzamento nel Mar Rosso: la missione Aspides dispone oggi di sei navi e Kaja Kallas ha indicato la necessità di superare quota dieci, con maggiori capacità aeree. Riad cerca intanto sponde politiche e militari. Re Salman ha definito gli Houthi una “milizia terroristica” e li ha accusati di aver preso di mira La Mecca. Mohammed bin Salman ha parlato al telefono con Vladimir Putin: i due hanno chiesto passaggi sicuri attraverso Hormuz e Bab el-Mandeb e ribadito che non esiste alternativa agli sforzi politici e diplomatici per normalizzare la crisi.
Da Teheran è arrivata la disponibilità a riaprire Hormuz entro sette giorni se Washington allentasse la pressione militare e revocasse il blocco sui porti iraniani. In serata Trump ha poi riferito di contatti tra funzionari americani e iraniani, parlando di un incontro durato circa tre ore e definito “molto buono”.
A New York Emmanuel Macron ha rilanciato la soluzione a due Stati, definendola condizione per la sicurezza di Israele. Sarebbe inaccettabile, ha detto, continuare ad assistere senza agire allo “spettacolo che ci fa vergognare tutti” a Gaza e in Cisgiordania. “Quale credibilità abbiamo se continuiamo a restare inattivi di fronte a Gaza?”, ha chiesto il presidente francese.
Ultimo aggiornamento: Martedì 22 settembre 2026, 22:47









