Patriot a Kiev per dire no alla mano russa
Rischio infiltrazioni in Europa

Giacché è ormai chiaro che le guerre non si combattono più solo con i missili e i soldati, uno degli interrogativi che assillavano politici e addetti ai lavori dopo lo tsunami di domenica scorsa in Sassonia era la reazione del governo tedesco e in generale dell’Unione europea a quella che in più di uno aveva letto (anche) come un affondo portato da Putin e dalla sua propaganda nel cuore del Vecchio continente. Preoccupati che nel prossimo anno andranno al voto nazioni fondamentali negli equilibri Ue (tra le altre Italia, Francia, Spagna, Polonia) in cui la possibile presenza di infiltrazioni ibride russe fa paura a molti (tanto per chiarire il rischio: tempo fa Marine Le Pen ha ammesso finanziamenti da Mosca arrivati negli anni passati).
Nella riunione dei 27 avvenuta ieri una prima risposta c’è stata, ed è stata quella, annunciata dalla presidente von der Leyen, di autorizzare la deroga a Kiev dei prodotti per costruire i patriot. Decisione seguita ai cento milioni di sterline in arrivo da Londra sempre a Kiev resa nota sempre ieri, e alle parole del ministro della Difesa tedesco Pistorius sulla destinazione all’Ucraina di altri missili Patriot. Tutto bene, quindi? Pericolo sventato? Tutt’altro. Occorrerà infatti capire nel medio periodo la capacità dei partner UE (B inclusa) di tenere una posizione ferma verso Mosca, e non c’è da illudersi che nelle varie elezioni del prossimo anno la manina di Punti in un modo o nell’altro si faccia sentire. La crescita abbastanza generalizzata dei partiti populisti filorussi, che bene o male rispecchiano un sentimento popolare esistente, si farà sentire. Non è un caso che nel suo discorso di un’ora l’altro giorno a Bari Giorgia Meloni non abbia mai pronunciato la parole Ucraina, pur essendo stato il sostegno a Kiev uno dei punti di forza che in molti osservatori riconoscono alla premier italiana.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 9 settembre 2026, 08:46





