Ecatombe di migranti al largo di Gibuti: almeno 139 vittime tra cui 15 bambini. La rotta dei disperati nella Crisi del Golfo
Un’imbarcazione diretta in Yemen con oltre 300 persone a bordo è affondata al largo delle coste di Gibuti nella notte tra l'8 e il 9 ottobre.

Roma, 11 ottobre 2026 – Almeno 139 morti e 84 dispersi. È il bilancio del naufragio di un’imbarcazione di migranti al largo di Gibuti, avvenuto nella notte tra l’8 e il 9 ottobre. Tra le vittime ci sono 15 bambini, nove femmine e sei maschi. Più di 80 persone sono sopravvissute. A bordo, secondo le testimonianze raccolte, c’erano oltre 300 migranti diretti in Yemen. Tutti i superstiti sono di nazionalità etiope.
L’imbarcazione si è capovolta nei pressi di Guhere, a nord di Obock, secondo quanto riferito dai sopravvissuti. Il bilancio iniziale era di 109 vittime, ma il numero è aumentato con il recupero di altri corpi. Le autorità gibutiane proseguono le operazioni di ricerca e soccorso, mentre cresce la preoccupazione per le persone che risultano ancora disperse. Le autorità locali stanno inoltre garantendo assistenza medica ai superstiti e organizzando sepolture dignitose per le vittime.
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) sta assistendo 64 sopravvissuti presso il proprio Centro di risposta ai migranti di Obock. Gli interventi comprendono cure mediche, sostegno psicologico, servizi di protezione, alloggio temporaneo, aiuti alimentari e supporto per ristabilire i contatti con le famiglie.
“Si tratta di una perdita di vite umane devastante”, ha dichiarato Alexandre Coissac, responsabile della missione dell’Oim a Gibuti.

La tragedia riporta l’attenzione sulla rotta migratoria che dal Corno d’Africa attraversa Gibuti e lo stretto di Bab el-Mandeb per raggiungere lo Yemen, porta d’accesso ai Paesi del Golfo. Ogni anno, decine di migliaia di persone intraprendono questo viaggio nella speranza di trovare sicurezza, stabilità e lavoro. A spingerle sono soprattutto la povertà, l’insicurezza e gli effetti sempre più gravi dei cambiamenti climatici.
Nonostante l’instabilità e le violenze in Yemen, i flussi migratori lungo la cosiddetta rotta orientale continuano. Dal 10 settembre, secondo la Displacement Tracking Matrix dell’Oim, sono stati registrati oltre 20.000 movimenti in ingresso a Gibuti dall’Etiopia. Il dato riguarda i movimenti rilevati dall’organizzazione e non indica necessariamente il numero di persone che hanno poi attraversato il mare verso lo Yemen.
Il naufragio è soltanto uno dei rischi che i migranti affrontano lungo il percorso. Chi riesce a raggiungere lo Yemen può essere esposto a violenze, arresti e detenzioni arbitrarie, sfruttamento e tratta di esseri umani, denunciano i report dell’Oim. Sopravvivere alla traversata, dunque, non significa necessariamente raggiungere un luogo sicuro: le persone in movimento restano vulnerabili anche una volta sbarcate, in un Paese segnato da una grave crisi umanitaria e da una persistente insicurezza.
Secondo il progetto Missing Migrants dell’Oim, nel 2025 oltre 900 migranti sono morti o risultavano dispersi lungo questa rotta, mentre il numero di persone che l’hanno percorsa è aumentato del 18 per cento. Un altro naufragio, nel marzo 2026, aveva provocato nove morti e 45 dispersi.
L’Oim collabora con le autorità di Gibuti per assistere i migranti e prevenire nuove tragedie, sia in mare sia sulla terraferma. Di fronte all’aumento dei bisogni e alla scarsità di finanziamenti, l’organizzazione chiede ai donatori e ai partner internazionali di rafforzare il sostegno alle operazioni di ricerca e soccorso e agli interventi di emergenza. Tra le priorità indicate c’è anche l’ampliamento dei canali di migrazione sicura e regolare, per ridurre i rischi affrontati da chi intraprende questi viaggi.
Ultimo aggiornamento: Domenica 11 ottobre 2026, 17:01





