Napoli delle meraviglie, l’architettura che rigenera i rioni: dall’Ipogeo al Gesù delle Monache
Le tombe ellenistiche 10 metri sotto la ‘Sanità’, scoperte a fine ‘800, sono fruibili ‘solo’ dal 2022. Intorno, nel quartiere di Totò, spuntano B&B. Rivoluzione in atto anche a Porta San Gennaro: nell’ex convento la nuova sede dell’Accademia di Belle arti. Ecco le cose da non perdere

Napoli delle meraviglie. Grazie ad un’architettura che, legata dalla pietra, porta nelle viscere e nella storia più remota della città e risale fino agli open space e alle terrazze che si aprono oggi sulla scenografia naturale del Golfo.
Ma passa anche per i nuovi lodge e bed and breakfast che stanno sbocciando nei quartieri più pittoreschi, ovvero popolari e fatiscenti, dove i muri scrostati di scalinate scomposte, in condomini spesso senza ascensore, si aprono a sorpresa su appartamenti che sono scrigni di qualità e del lusso e che stanno già tratteggiando la Neaples del futuro. Dei fantomatici archeologi, tra duemila anni, farebbero fatica a decifrare i resti di composizioni architettoniche così diverse che convivono in spazi tutt’altro che consoni.
Il nuovo e il bello, l’artistico e il moderno, non sbocciano in un quartiere a sé ma, degni figli della globalizzazione, come tanti ‘spilli’ su Google Maps, si stanno insinuando in luoghi inaspettati di cui forse cambieranno la geografia sociale ed economica. Si vedrà. Intanto è bello andare alla scoperta di questa Napoli delle meraviglie, che oscilla tra passato e futuro, grazie al progetto Aoh Architettura Open House, promosso dall’associazione Brillart (con i patrocini di Regione Campania, Ordine Architetti di Napoli e Oice Confindustria) che promuove visite e ‘letture’ guidate.
- L’Ipogeo dei Cristallini, ‘gioiello’ ellenistico aperto nel 2022
- I cuscini e i decori per il sonno eterno
- La testa (colorata) di Medusa
- L’Ipogeo e la rigenerazione urbana
- Dall’Ipogeo ai Bed and Breakfast
- La nuova sede dell’Accademia delle Arti
- Impluvium, l’architettura tessile
- Palazzo Mannajuolo ed Ozpetek
- Come diventare True Neapolitan
L’Ipogeo dei Cristallini, ‘gioiello’ ellenistico aperto nel 2022

Il nostro itinerario parte dall’Ipogeo dei Cristallini (nell’omonima via dei Cristallini, al numero 133), tesoro greco che, storia tutta napoletana ed anche italiana, è stato ‘scoperto’ 10 metri sottoterra nel cuore del Rione Sanitànel 1889 dal barone Di Donato (che cercava acqua sotto il proprio stabile) ma rimasto chiuso fino a quando il progetto di restauro e valorizzazione della Sopritendenza Archeologica e dell’Istituto centrale per il Restauro avviato nel 2018 e l’impegno della famiglia Martuscelli che ha ereditato il bene, non ne ha consentito l’apertura al pubblico, con turni di 10 persone alla volta, dall’1 luglio 2022.
Era ancora intatto, così come realizzato circa 2300 anni fa, intorno al IV secolo a.C., quando l’area dei Vergini della Magna Grecia (ora quartiere Sanità reso celebre da Totò che l’ha portato in scena in diversi film), all’epoca separata a nord dal cuore dell’urbe da un ampio vallone (dove oggi si trovano piazza Cavour e via Foria, che significa appunto ‘fuori’ dalle mura; più su c’è Capodimonte) fu destinata a necropoli cittadina.
I cuscini e i decori per il sonno eterno
Come in un cimitero ‘monumentale’ di tutto rispetto, dei portoni con false architetture e porte immettevano in camere in cui si svolgevano i riti funerari per poi scendere in locali scavati nel tufo con incassi - sarcofaghi di pietra - dove si ponevano le salme, abbinati a sculture di cuscini per meglio garantire il ‘sonno eterno’ e a decorazioni dai colori vivaci e dagli effetti a Trompe l’Oeil. L’ocra rossa usata per i cuscini si alterna con la fritta di Alessandria (o blu egizio) che compone con tonalità di blu, grigio azzurro e verde le fasce decorate dei letti funerari (klinai), l’ocra gialla, che dà luminosità, il bianco dei fondali e il nero. Gli arredi funebri, statuette votive frutti e uova di terracotta, sono esposti al Mann, il Museo archeologico nazionale di Napoli (collezione Martuscelli).
La testa (colorata) di Medusa

Delle quattro camere funerarie, contigue ma ciascuna con ingresso indipendente, ne emerge una in particolare, più ricca di fregi e decorazioni, tra cui spicca il bassorilievo di una testa di Medusa, con la sua colorazione originale, inserita in una lunetta. Accanto alla porta d'ingresso, invece, una piccola raffigurazione di Dioniso e Arianna. Le loro sagome sono state utilizzate per creare il logo dell’Ipogeo dei Cristallini, recuperato ed aperto per la volontà della famiglia Martuscelli, Alessandra e Giampiero, coi figli Paolo e Sara che, ereditato il bene archeologico, ha deciso di renderlo fruibile al pubblico. L’intervento di recupero è stato effettuato con lo scopo di “salvaguardare una certa autenticità”, come ha spiegato l’architetto Alberto Calderoni del Dipartimento di Architettura dell'Università Federico II di Napoli, “evitando una turistificazione” eccessiva, anche se a scapito di un numero limitato di accessi, di scale ripide (non c’è accesso per disabili) e della scelta di una illuminazione contenuta: “Abbiamo scelto di usare, dove necessario, solo cemento e ferro (per il bancone d’ingresso e per i bagni) per non competere con i materiali antichi”. Una scelta che premia l’ambientazione e la suggestione del luogo.
L’Ipogeo e la rigenerazione urbana

Nel 2024 è stata creata la Fondazione IdC, Ipogeo dei Cristallini, ente non profit che, oltre alla salvaguardia del bene, si propone la formazione e il coinvolgimento della comunità, e dei più giovani in particolare, creando occupazione nel quartiere Sanità. Il sepolcreto ellenistico fa parte dei beni promossi dal Comitato per la valorizzazione e la rinascita del Rione Sanità, generando un forte e positivo impatto di rigenerazione urbana e sociale.
Lì accanto si trovano le chiese (di cui Napoli è ricchissima) di S.M.della Misericordia, di S.M. Succurre Miseris, di San Vincenzo con le catacombe, palazzo Spagnuolo e il Ponte della Sanità: il quartiere stesso è un luogo iconico da visitare per i suoi forti contrasti. Ma anche l’intervento all'ex Convento del Gesù delle Monache è destinato a rigenerare la zona di Porta San Gennaro.
Dall’Ipogeo ai Bed and Breakfast

Accanto all’Ipogeo la trasformazione in corso del Rione Sanità (poco distante, a piedi, sia dal Duomo di Napoli, sia dal Mann, il Museo Archeologico nazionale di Napoli, che restano però esterni al dedalo di vie), dove nacque Antonio De Curtis, in arte Totò (una sagoma di luci ne ricorda la figura all’ingresso del quartiere), celeberrimo attore protagonista di numerosi film che hanno contribuito a creare il ‘mito’ neorealista della napolitanità, si vede anche dallo sviluppo di varie forme di ospitalità con le formule più evolute presenti oggi sul mercato turistico. Nel caratteristico quartiere, ricco di banchi di frutta, bar e locali, negozi pieni di ‘napolenerie’, le cineserie locali, ad esempio, c’è la Casa d’Anna ai Cristallini, maison di lusso ricca di fascino ed arte, con 5 camere, di cui una con terrazzino e 3 con balcone, uno splendido salotto ricolmo di antichità, un sala per la colazione e una terrazza comuni: a gestirla è Alessandra Martuscelli. La colazione è preparata nella grande cucina e servita di specialità ogni mattina, a cominciare dalla ‘pastiera’ fatta in casa. La clientela è in gran parte straniera.
Sarà sul mercato a gennaio, invece, come Studio Moles 25, il nuovissimo miniappartamento con cucinino, bagno e camera (4 posti letto), sfida degli architetti Manuela Tirrito e Alfredo Ciollaro, che hanno deciso di investire proprio nel Rione Sanità, in via dei Vergini, nel seicentesco palazzo Moles, accanto allo splendido (anche solo da fuori) palazzo dello Spagnuolo. Atri e scale d’accesso si ‘intonano’ con il vecchio e storico quartiere, solo da un decennio aperto al turismo, ma all’interno ci si sente ‘a casa’, con ogni comfort.
La nuova sede dell’Accademia delle Arti

Poco distante dal quartiere Sanità, vicino a Porta San Gennaro, nel cuore di Napoli, dunque, perché dentro le mura , si trova un altro complesso oggetto di una grande trasformazione architettonica destinata a modificare il futuro dell'area. L'ingresso dell'ex convento Gesù delle Monache, con la sua magnifica chiesa cinquecentesca destinata alle sepolture della dinastia Aragonese, è in un piccolo vicolo difficile da individuare. Ma appena varcato l'ingresso si trovano dei grandi ambienti attualmente in stato di degrado ma di pregio artistico, distribuiti su tre cortili e e su tre piani, destinati a divenire sede distaccata dell'Accademia delle Belle Arti di Napoli.
L'intervento, spiega l’architetto Giovanni Aurino, progettista di od’A – Officina d’architettura, verrà effettuato in tre lotti. Con lo scopo di ricavare 16 aule didattiche e laboratori su una superficie di 1100 metri quadrati, cui si aggiungono a 580 metri quadrati di aree esterne, il complesso è destinato ad ospitare 4-500 studenti che attualmente si trovano nella sede principale di via Costantinopoli e in altre sedili satellite. Compatibilmente con il bene monumentale in fase di recupero (sono stati stanziati circa 10 milioni di euro di cui 3 per la progettazione e 7 per i lavori), nell'ex convento Gesù delle Monache dal 2028 troveranno collocazione i laboratori di fotografia, cinema, design, moda.
Impluvium, l’architettura tessile

Un altro segno tangibile di metamorfosi architettonica è dato dall’Impluvium, innovativo sistema di architettura tessile messo a punto da Eoss architettura per consentire l’utilizzo turistico –ricreativo di corti di antichi palazzi e castelli. Completamenti trasparenti od opachi, questi tessuti con sistema autoportante, aiutano a coprire cortili storici con polimeri reversibili che non necessitano di strutture di supporto, anche perché leggerissimi rispetto al vetro, e dunque generalmente accettati anche dalle Soprintendenze. L’impluvium, in particolare, che nel nome richiama la vasca di raccolta acque piovane dall’apertura quadrangolare nel tetto delle domus romane, nel costrutto attuale ha una forma ad imbuto adattabile a qualsiasi tipologia di superficie (il punto di cascata non deve essere necessariamente centrale) e consente di indirizzare l’acqua piovana negli scoli o, in taluni casi più virtuosi, in appositi bacini/cisterne di raccolta per consentire il riutilizzo dell’acqua a fini irrigui, come al castello di Alviano o Doria Pamphili, in provincia di Terni). Attualmente sono una 40ina le sedi ‘coperte’ in Italia: il primo Impluvium è stato realizzato a palazzo Caracciolo, a Napoli. L’ultimo al Magnolia, lounge bar con 6 camere e spa nel cuore del capoluogo partenopeo, dove il progetto è stato presentato nel corso di Aoh, dove gli spazi fruibili, grazie al microclima creato dalle coperture tessili, sono stati aumentati con la creazione di una sorta di ‘giardino d’inverno’. Cantiere in corso, invece, in corso Venezia a Milano. Il pregio di queste architetture tessili è di consentire di realizzare eventi all’aperto, matrimoni, cerimonie, spettacoli, anche in stagioni non estive: “L’Italia è il paese delle corti, con una tipologia rinascimentale che abbiamo esportato nel mondo – ha rimarcato l’architetto Beniamino di Fusco di Eoss –: coprirle con strutture rimovibili in pochi minuti ne aumenta la fruibilità”.
Palazzo Mannajuolo ed Ozpetek

A Napoli tutta l’architettura parla, quella povera e quella nobiliare e reale, tra vicoli e viali, quartieri che sono città nella città che dal mare si inerpica sulle colline, offrendo scorci improvvisi di estrema bellezza.
Oltre a luoghi ‘classici’ come la Galleria Umberto I o il Duomo, piazza Dante, piazza del Plebiscito, o i Quartieri spagnoli, in via Filangieri, (quartiere Chiaia) lo storico palazzo Mannajuolo realizzato ad inizio Novecento in stile Liberty, oggi in parte sede bancaria, offre dal cortile la possibilità di ammirare (oltre ai luoghi dove nel 2017 sono state girate alcune scene del film Napoli velata del regista Ferzan Özpetek) la splendida scalinata elicoidale.
I nuovi trend sono quelli di aprire scorci sul mare.

Sulla collina di Posillipo una recentissima ristrutturazione in un residence ha trasformato un’abitazione privata in una casa da copertina di rivista d’architettura. Il progetto dell’architetto Savatore Febbraio crea un continuum tra l’interno e la grande terrazza affacciata sul Golfo dove il tramonto crea ogni sera molteplici sfumature dei colori dell’infinito. Chi vuole prendere un caffè (o assaggiare i prodotti ‘Discover local’, tra cui il liquore alla tipica mela campana Annurca Igp o Melannurca, già presente in alcuni affreschi di Ercolano-Pompei come prelibatezza locale) affacciandosi sul Maschio Angioino, quasi toccando con mano l’imponente castello, può recarsi sulla terrazza dell’hotel Mercure curata dall’architetta Jessica Pappalardo nel palazzo ottocentesco.
Come diventare True Neapolitan

È più pop, invece, ma altrettanto scenografica, la casa privata ricavata in un palazzo del ‘600 nella zona I Vergini del Rione Sanità con 3 terrazzini da cui è possibile godere di una vista a 360 gradi su Napoli, dal mare, con le isole, a partire da Capri, al Vesuvio, da Capodimonte al Vomero.
Qui l’attrice Tiziana Tirrito offre free experience agli ospiti che, dall'estero, vogliono ottenere il certificato ‘True Neapolitan’ (così su Instagram), ‘Napoletano Verace’, attraverso 3 step: cantare O’sole mio, ballare la Tarantella napoletana, e, cosa ancora più difficile, imparare il linguaggio muto dei napoletani fatto di gesti da “che vuoi” a “sei pazzo” e via di segnali tanto rapidi quanto inequivocabili.
Anche la casa dell'avvocato Nicola Todisco, in piazza Carità, è fruibile solo in occasione di eventi, come quello promosso da Aoh. La porta d’ingresso si apre su una Napoli di un’altra epoca, tra architetture ed arredi di una città che vanta origini nobili.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 gennaio 2026, 16:50


