Campello sul Clitunno dall’alto: la meraviglia inaspettata dei castelli e delle fonti
Non solo laghetti e tempio: il gioiello umbro custodisce antiche fortezze, musei a cielo aperto e piccole bomboniere di arte e storia tra tradizione e modernità

Laddove la pianura umbra si restringe, lasciando spazio alle geometrie argentate degli ulivi che risalgono i pendii della fascia collinare tra Spoleto e Trevi, si dispiega il territorio di Campello sul Clitunno; un distretto geografico che nell’immaginario collettivo evoca immediatamente la purezza delle sue celebri risorgive, decantate da Plinio il Giovane, Byron e Carducci, oltre alle testimonianze monumentali del Tempietto longobardo, riconosciuto Patrimonio Mondiale dall’Unesco.

Tuttavia, ridurre questa terra alla sola pur limpida suggestione delle sue acque significa ignorare un’autentica dorsale storica, artistica e antropologica che si sviluppa guardando verso l’alto: la fitta rete dei suoi antichi insediamenti fortificati. Il territorio comunale, infatti, custodisce un patrimonio di quattro castelli storici principali — Campello Alto, Pissignano, Acera e Agliano — che ridefiniscono l’esperienza di viaggio nella zona, trasformandola in un itinerario eterogeneo che connette la natura incontaminata, le memorie medievali e ottocentesche, l’enogastronomia d’eccellenza legata all’olio extravergine d’oliva Dop e i piaceri della grande narrazione storica.

Le origini di questa specifica area collinare e montana affondano le radici in un Medioevo di aspre contese territoriali e di baronie nate all’ombra dell’Impero e del Ducato di Spoleto. La leggenda e la memoria documentale fanno risalire la nascita del nucleo feudale all’epoca di Federico Barbarossa, quando un duca al seguito dell’imperatore, identificato dalla tradizione con il nome francese di Champeaux, ricevette in concessione un vasto appezzamento di terreno in queste zone. Da quel toponimo transalpino derivò il nome della famiglia Campello, destinata a legare indissolubilmente il proprio destino allo sviluppo del territorio, edificando fortificazioni nate originariamente per scopi difensivi e di controllo delle vie di comunicazione vallive e montane.

Il viaggio alla scoperta di questo volto meno noto di Campello sul Clitunno non può che iniziare da Campello Alto, l’avamposto che domina la valle dai suoi 514 metri sul livello del mare. Fondato nell’XI secolo proprio dal capostipite dei Campello, lo strategico maniero conserva oggi un borgo antico meticolosamente ristrutturato — i cui interventi sulle storiche mura difensive si sono completati dopo gli eventi sismici del 1997 — che si presenta ai visitatori come un gioiello architettonico compatto e suggestivo.

All’interno della cerchia muraria si respira un’atmosfera di rarefatta tranquillità, garantita anche dal fatto che vi risiede stabilmente soltanto una decina di abitanti; sebbene non sia presente un camminamento di ronda completo lungo le mura, il castello regala un meraviglioso terrazzo panoramico sulla pianura sottostante.
Oggi gli spazi del borgo sono gestiti in sinergia da associazioni locali e integrano una raffinata ospitalità diffusa, grazie ad alcune strutture ricettive di charme e alla storica Casa del Pellegrino, una foresteria dotata di una decina di posti letto. Durante la stagione estiva, il castello si trasforma in un palcoscenico all’aperto ospitando spettacoli teatrali e concerti, che richiamano visitatori amanti della cultura e dell’intrattenimento colto.

A poca distanza, scendendo verso i piedi del colle, si incontra Villa Campello, un complesso che rappresenta il naturale ponte cronologico tra il Medioevo e i fasti dell’Ottocento romano ed europeo. Quando il castello originario fu saccheggiato e parzialmente distrutto, la famiglia nobiliare scelse infatti di abbandonare le mura sommitali per trasferirsi in questa residenza di campagna.
Le vicende dell’affascinante dimora si intrecciano con la grande storia continentale: a metà del XIX secolo, Pompeo Campello sposò Maria Bonaparte, una pronipote di Napoleone. La nobildonna, pur vivendo prevalentemente a Roma, dove frequentava l’alta società legata all’ambiente pontificio, faceva costantemente la spola con Campello per mantenere vivo il legame con le proprie terre.
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Successivamente, l’albero genealogico della famiglia si arricchì ulteriormente con figure amatissime dalla popolazione locale come la contessa Boncompagni-Ludovisi. La villa e il suo parco rimangono oggi proprietà privata dei discendenti, i quali non aprono stabilmente le sale al pubblico, ma concedono periodicamente l’accesso al cortile d’onore e ai magnifici giardini storici in occasione di eventi musicali e rassegne culturali.
Proseguendo l’itinerario collinare, si incontra il secondo grande avamposto fortificato del comune: il Castello di Pissignano. Questo imponente complesso si distingue per la sua struttura geometrica di stampo tipicamente medievale, dominata da torri slanciate che svettano sopra il fitto bosco circostante. Nato anch’esso con funzioni di controllo e avvistamento sulla sottostante via Flaminia e sul bacino del Clitunno, Pissignano colpisce per la compattezza del suo impianto urbano interno, caratterizzato da case-mura che si fondono direttamente con i bastioni di difesa.

Nel corso degli anni, il borgo ha vissuto una felice transizione verso l’accoglienza turistica e culturale, ospitando botteghe artigiane e manifestazioni legate alla promozione delle ricchezze gastronomiche locali, prima fra tutte la Festa dei Frantoi e dei Castelli, con anche la Corsa dei Frantoi che nel 2026 tocca la sua quarta edizione. La conservazione delle caratteristiche originali delle pietre e dei vicoli è frutto dell’intervento illuminato di figure come lo psicologo romano Menichetti, che nel secolo scorso acquistò e restaurò gran parte delle case.
Se ci si spinge verso le zone montane più interne e selvagge del territorio, il paesaggio cambia fisionomia e svela i due castelli di poggio: Acera e Agliano. Acera, immerso in una fitta vegetazione di boschi di querce e faggi, è un piccolo borgo fortificato che ha saputo mantenere viva la sua impronta rurale e quell’isolamento che un tempo lo rendeva un rifugio sicuro contro le incursioni. Strutturato attorno a una piazzetta centrale su cui si affacciano le antiche abitazioni in pietra locale, il castello è oggi un punto di riferimento per gli amanti del trekking e del turismo lento, grazie ai sentieri naturalistici che lo collegano agli altri insediamenti della Valnerina e della Valle Umbra.
Non meno suggestivo è il Castello di Agliano, situato in una posizione d’altura quasi mistica, dove la pietra delle case sembra sorgere direttamente dalla roccia della montagna. Questo nucleo urbano, storicamente legato alla pastorizia e all’agricoltura di sussistenza, offre una testimonianza autentica della vita quotidiana nei castelli di poggio umbri.
L’assenza di grandi flussi turistici ha preservato infatti i ritmi e le architetture originarie, rendendolo una meta imprescindibile per chi cerca un contatto profondo con la storia locale e con i sapori genuini della tradizione montana, come i formaggi pecorini e i piatti a base di cinghiale e tartufo nero.
Visita d’arte, dunque, ma anche scoperta enogastronomica e di intrattenimento: l’intero sistema dei castelli di Campello sul Clitunno funziona come un museo diffuso a cielo aperto, dove le fondazioni e le associazioni del territorio mantengono vive le tradizioni attraverso un calendario di appuntamenti annuali. Tra questi spicca la Fiera dell’Antiquariato, del Rigattiere e del Collezionismo d’Arte, ogni prima domenica del mese; vi sono poi i percorsi di degustazione tra i vicoli fortificati e le rievocazioni storiche che permettono di rivivere l’atmosfera dell’Alto Medioevo e dell’Ottocento bonapartista, offrendo al viaggiatore contemporaneo un’esperienza culturale sfaccettata, profonda e decisamente lontana dai circuiti turistici più convenzionali.

Altri appuntamenti da segnalare sono quindi il 28 luglio alle 21 Angelica Bove nel Tana Tour al Castello di Campello Alto, nell’ambito del festival Suoni Controvento; molto apprezzato è inoltre il presepe vivente a Natale presso il Castello di Campello Alto, organizzato dai ragazzi dell’Oratorio San Luigi a Campello sul Clitunno- La rassegna Estate Campellina propone spettacoli, concerti e serate danzanti, mentre da poco si è svolto il raduno Umbria Raid Experience, che richiama motociclisti da tutta Italia cercando di valorizzare il territorio locale e umbro con visite in moto (sia enduro che su strada).
Ogni anno il Tempietto longobardo apre le porte di sera durante la Notte dei Musei che si svolge a maggio, mentre ad aprile si tiene la Truffle Bike, con molti eventi e di nuovo il tartufo grande protagonista della giornata.
Info: www.visitcampello.it
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 luglio 2026, 10:09