Nove secoli di Venezia al Baglioni Hotel Luna
Inaugurato il nuovo Salone Marco Polo, frutto di un attento restyling

A Venezia si arriva dall’acqua, almeno idealmente. È stato così per secoli, quando la porta principali dei palazzi erano quelle rivolte verso il canale e le facciate più importanti venivano costruite per essere viste da chi si avvicinava in barca, ed è ancora così al Baglioni Hotel Luna, dove l’approdo privato permette di scendere dal motoscafo praticamente dentro l’albergo, lasciandosi alle spalle il Bacino di San Marco e San Giorgio Maggiore.

Piazza San Marco è a pochi passi, ma entrare da qui restituisce per qualche minuto una Venezia lontana dalla folla e precedente al tempo dei treni e degli aerei. Di tempo il palazzo del Baglioni Hotel Luna ne ha visto passare parecchio. La storia dell’edificio viene fatta risalire al XII secolo, quando avrebbe ospitato i Cavalieri Templari in viaggio verso la Terra Santa, mentre nel Cinquecento compare già come luogo destinato all’ospitalità: nel 1574 viene ricordata un’osteria della Luna e, attraverso trasformazioni, ampliamenti e passaggi di proprietà, la vocazione alberghiera accompagna l’edificio fino al presente. Nel Settecento assume buona parte del carattere che ancora oggi riconosciamo nei suoi ambienti, con quella stratificazione di marmi, stucchi, tessuti, legni, vetri e dorature che a Venezia porta l'architettura a confluire nella decorazione. Dal 1988 la proprietà fa parte della collezione Baglioni Hotels & Resorts e oggi è membro di The Leading Hotels of the World.
Mettere mano a un posto simile ha richiesto una certa cautela. Nel 2026 si è concluso un percorso di restyling durato cinque anni e sviluppato per fasi, che ha interessato camere e suite e, progressivamente, diversi spazi comuni: nel 2021 erano stati riprogettati il Canova Bar e la reception, nel 2025 è arrivato Santo Mare, il ristorante della struttura, mentre l’ultimo intervento ha riguardato il Salone Marco Polo. Il lavoro affidato a Spagnulo & Partners parte da una caratteristica che appartiene alla città: quella capacità veneziana, sviluppata attraverso secoli di commerci e rapporti con l’Oriente, di prendere materiali e linguaggi arrivati da luoghi diversi e farli convivere fino a renderli propri.

Per capire questo concetto in pratica, basta soffermarsi nella Sala del Camino. Il pavimento accosta marmi diversi (Rosso Verona, Giallo Siena e Fior di Pesco), abbinandoli a grandi lampadari antichi di Murano e stucchi veneziani, mentre la reception contemporanea splende di ottone brunito e pietra d’Istria; il bancone del bar accosta ancora l’ottone al rame, i tavoli sono in legno curvato e le vetrine per i vini utilizzano vetro e metallo. In mezzo a tutto questo compare anche Rubelli, manifattura veneziana che ha costruito nei secoli un archivio tessile enorme e che qui ritroviamo sulle pareti e sulle poltrone disegnate appositamente dallo studio, rivestite con tessuti legati alla tradizione della città. Rubelli ha partecipato al progetto con diverse collezioni (Argia, Ruskin, Wabi, Sing e Venier Wall) con colori che vanno dall’argento all’ametista, dal cielo all’acqua.
Nel 2026 la struttura ha inaugurato il nuovo Salone Marco Polo, ultimo ambiente interessato dal restyling e uno dei pochi posti al mondo in cui si può fare colazione sotto un ciclo di affreschi settecenteschi attribuiti alla scuola di Giambattista Tiepolo, mentre dalle pareti occhieggiano le tele ottocentesche di Ermolao Paoletti. Il recente intervento ha lavorato soprattutto sulla funzionalità e sul comfort della sala, conservandone gli apparati decorativi originari. Il fatto che il salone sia utilizzato sia per eventi speciali come il Carnevale di Venezia sia per la colazione di tutti i giorni è l’ideale, perché salva questo luogo dal - sempre in agguato - “effetto museo”.
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Lo stesso principio ci comfort è alla base della ristrutturazione delle camere e delle suite, nelle quali il progetto alterna mobili antichi, lampadari di Murano, parquet, marmi e tessuti veneziani a interventi contemporanei, evitando di trasformare ogni stanza in una replica seriale del Settecento. Alcune hanno un rapporto particolarmente stretto con la città esterna: la Giorgione Suite dispone di un’altana privata, quella terrazza lignea costruita sopra i tetti che appartiene da secoli al paesaggio domestico veneziano, mentre la Sansovino apre su una terrazza di circa ottanta metri quadrati.

Poi c’è la San Giorgio Terrace Suite, che rende il rapporto con la laguna esplosivo: 128 metri quadrati all’interno e altri 110 di terrazza, con una vista che prende il nome proprio dall’isola di San Giorgio Maggiore. Negli interni compaiono mobili originali del Settecento, parquet lavorato a mano, boiserie decorate con polveri di bronzo e argento e dettagli in foglia d’oro; fuori, invece, c’è quella porzione di Venezia che Canaletto ha dipinto talmente tante volte da renderla familiare anche a chi non l’ha mai vista dal vivo.

Infine, il restyling ha interessato anche altri spazi comuni della struttura, tra cui il Canova Bar, riprogettato nel 2021, e il ristorante Santo Mare, nato dalla collaborazione con Reitano Food e dedicato soprattutto al pesce e alla cucina italiana di mare. Mare che non è poi così lontano da questo hotel, il più antico della magica laguna.

Ultimo aggiornamento: Sabato 12 settembre 2026, 15:37


