Firenze, via al restauro storico di Ponte Vecchio: come cambiano le visite sull’Arno
Il capoluogo toscano avvia un piano storico da oltre 1,6 milioni di euro per ripulire le fondamenta del suo monumento simbolo, preservando intatta la memoria della struttura sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale

La bellissima Firenze è la culla di tesori in grado di sfidare lo scorrere dei secoli, ma forse nessuno racchiude l'anima cittadina quanto l'antico passaggio sopraelevato che unisce le due sponde del corso d'acqua principale.
Questo capolavoro trecentesco, universalmente noto al mondo intero con il nome di Ponte Vecchio, rappresenta un frammento vivente di ingegneria medievale scampato indenne persino alle devastazioni della Seconda guerra mondiale. Nel corso delle diverse epoche la celebre struttura ha subito rifacimenti parziali o consolidamenti legati a eventi traumatici e piene improvvise, eppure mancava un piano coordinato volto alla valorizzazione estetica e alla pulitura sistematica globale. Ora, però, siamo all'inizio di una svolta epocale tramite l'apertura del primo vero cantiere conservativo espressamente dedicato alla cura profonda delle storiche superfici lapidee del monumento.

L'amministrazione comunale guidata dalla sindaca Sara Funaro ha voluto dare un segnale forte di responsabilità verso il patrimonio locale, stanziando fondi importanti per garantire la sopravvivenza di un'opera d'arte a cielo aperto. Il progetto iniziale ha subito una forte estensione in corso d'opera, includendo il ripristino della pavimentazione stradale sull'intera superficie anziché limitarsi a interventi localizzati in punti specifici. Tale variazione ha portato l'investimento complessivo alla cifra esatta di 1.637.000 euro. L'assessore alla mobilità Andrea Giorgio ha inserito questa imponente attività tecnica dentro una visione amministrativa molto più ampia, focalizzata sulla manutenzione costante dei luoghi cardine dell'identità fiorentina.
Una strategia divisa in fasi temporali distinte
La pianificazione del cantiere si articola in passaggi successivi ben delineati per limitare al minimo i disagi legati alla circolazione pedonale sul livello stradale. La porzione iniziale delle attività richiede l'impiego della quota economica principale, corrispondente a un milione di euro esatti. Questa somma copre interamente le complesse operazioni destinate alle parti strutturali inferiori che subiscono il contatto perenne con la corrente del fiume.
Superata questa prima delicata sessione estiva, i successivi 637.127 euro serviranno invece a risanare i camminamenti superiori e i muri d'ala laterali. Un terzo lotto successivo, incentrato sul recupero delle grandi arcate decorative e dei prospetti visibili da lontano, troverà invece copertura finanziaria grazie al contributo di donazioni private raccolte attraverso lo strumento fiscale dell'Art Bonus.
I pontoni mobili posizionati nello specchio d'acqua
I lavori più complessi coinvolgono le grandi pile verticali, i rostri angolari frangiflutti e le spalle portanti posizionate direttamente dentro l'alveo. Queste specifiche attività avvengono per via fluviale grazie all'utilizzo di speciali zattere galleggianti ormeggiate stabilmente nei pressi della rampa di discesa di piazza Mentana.
I tecnici addetti alle puliture spostano i macchinari leggeri stabilizzandoli nelle posizioni strategiche vicine ai piloni, riducendo l'ingombro visivo ed evitando il blocco del transito turistico superiore. Le attività preliminari sulla sponda adiacente alla celebre Galleria degli Uffizi anticipano il fulcro del restauro sulle piattaforme galleggianti, destinato a entrare nel vivo subito dopo il 10 giugno per poi concludersi entro la fine del mese di settembre.

La filosofia del restauro chimico e strutturale compatibile
L'esposizione costante agli agenti atmosferici toscani e l'azione erosiva della corrente hanno provocato alterazioni superficiali evidenti sui materiali antichi del manufatto. I restauratori impiegano sostanze protettive speciali formulate appositamente per rispettare i moderni criteri della reversibilità totale e della riconoscibilità scientifica di ogni singolo tassello integrato.
Tecniche chimiche non invasive rimuovono le patine biologiche, i muschi e i depositi calcarei accumulati nei secoli, garantendo l'assoluta integrità materica dei blocchi di pietra forte sagomati nel quattordicesimo secolo. L'accurata operazione mira a restituire l'originario splendore cromatico al famosissimo passaggio coperto, assecondando la necessità di tramandare questo simbolo straordinario alle future generazioni di viaggiatori.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 maggio 2026, 16:11


