Valdichiana sotterranea: simposi etruschi, Cattedrale del vino e fattorie del futuro
Nel ventre delle colline senesi, le spettacolari cantine nel sottosuolo, le antiche civiltà e la prima vertical farm pubblica nell’ex rifugio antiaereo. Viaggio attraverso borghi, sapori tipici, la ricerca di grani antichi e le terrecotte

Il nostro itinerario in Valdichiana Senese parte sotto strade, piazze e case che, come un berretto di pietra, ricoprono la sommità di quella collina, alta ‘solo’ poco più di 600 metri slm (contro i 1200 circa del Monte Cetona) che, a dispetto del nome, è Montepulciano.
Non solo perché le cantine ricavate nelle viscere di questa cresta appenninica dove è nato il celeberrimo vino toscano Nobile (di Montepulciano, appunto), tanto famoso da avere una propria Strada dedicata per gli amanti dell'enoturismo, sono a dir poco spettacolari. Ma anche perché, mano a mano che, nelle storiche Cantine Ricci, la scala equestre a misura d’asino, digrada e conduce fino all’imponente ‘Cattedrale del vino’, è poi possibile scendere ulteriormente i gradini della grotta e della storia fino al cuore della Caverna etrusca.
Questo legame verticale tra vino e civiltà antiche (etrusche e romane), si ritrova poi in ogni luogo. Dal museo archeologico a quello etrusco, dai borghi arroccati sui colli di quella che oggi è la Valdichiana Senese (comprende 10 Comuni: Cetona, Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano, Pienza, San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena e Trequanda) al terreno della vallata in cui si coltivano i grani antichi, la cicerchia e i ceci neri. E ancora dalla razza suina locale, la Cinta senese, coi suoi salumi dal sapore distintivo e dalla pregiata carne Chianina alla terracotta con cui si facevano i contenitori per l’olio extravergine e tutto ciò che serviva per la vita comune, per arrivare infine allo slancio verso il futuro con la vertical farm, la fattoria che si sviluppa appunto in altezza, senza bisogno di tanta terra e di tanta acqua, di pesticidi, ricavata in un luogo significativo, un rifugio antiaereo di cemento della Seconda guerra mondiale, non a caso nel ventre della collina su cui si erge Torrita di Siena.
Ecco questo speciale itinerario, passo per passo.
La Cattedrale del vino nelle viscere di Montepulciano

Nel cuore di Montepulciano le Cantine storiche De’ Ricci sono un vero e proprio monumento al vino e alla sua storia. La famiglia Ricci è nota sin dal 1150 ma è nel 1534, quando viene commissionata la realizzazione di Palazzo Ricci, nel centro storico, nel punto più alto del colle, che vennero strutturate anche le cantine sotterranee su strutture medioevali preesistenti, con diverse sale su diversi livelli e con la magnifica ‘cattedrale del vino’, così chiamata per le altissime volte e i colonnati, e le sue enormi botti. Per trasportare il nettare dopo la fermentazione si caricavano gli asini attraverso la scalinata costruita per facilitarne il transito. Nel percorso sotterraneo si arriva alla Grotta etrusca, con un pozzo al centro da cui si dipartono alcuni cunicoli e locali ad altezza d'uomo. Uomo però vissuto secoli fa, quindi i cunicoli appaiono troppo bassi a noi persone del nuovo millennio.
Oggi sarebbe impensabile lavorare il vino in queste cantine ipogee, se non una parte residuale: la produzione è dunque stata trasferita a valle ma le monumentali Cantine storiche De’ Ricci restano una meta turistica imperdibile, anche per chi non consuma vino e per le famiglie. Oggi il rinascimentale Palazzo Ricci, ad arricchire la cultura cittadina, è sede della Hochschule für Musik und Tanz Köln, il più grande conservatorio della Germania, che ospita master class e laboratori per giovani musicisti di talento provenienti da tutto il mondo, una stagione di concerti e una Settimana di Musica da camera.
Etruschi, vino e donne nel Simposio
Dalla grotta etrusca è facile passare, una volta risali sulla piazza del duomo, al vicino Museo Civico di Montepulciano (e Pinacoteca Crociani) con una sezione dedicata ai ritrovamenti della necropoli etrusca di Acquaviva, oggi frazione di Montepulciano, risalente al periodo tra VI e IV secolo a.C. Una pesante porta etrusca in travertino, che arriva dalla ‘cittò dei morti’ della vicina Chiusi, con tanto di architrave e stipiti (i cardini di pietra sono stati sostituiti da quelli in metallo) che si suppone fosse soglia di un locale funerario ipogeo, ricorda subito quanto fosse importante per questo popolo italico preromanico la vita oltre la morte.

E i manufatti ritrovati ci parlano delle loro capacità pratiche, artistiche e del loro stile di vita. Ci sono dunque suppellettili sia ad uso domestico che funerario realizzati in bucchero, la tipica ceramica etrusca nera perché cotta in forni senza ossigeno, poi decorata, cui si aggiungono elementi e tecniche importate dall’Attica.

Ma nel 1897 venne rinvenuta anche la ‘tomba del candelabro’ del V sec a.C. con arredi in bronzo, a partire dal candelabro con giovinetto nudo e dai simbolici elementi per la cottura delle carni.
Urne funerarie in terracotta del II secolo a.C. ci dicono anche dello status paritario delle donne etrusche: sedevano nel simposio accanto ai mariti prendendo dunque parte ai banchetti ma anche ai momenti conviviali, di dialogo e intrattenimento.

Voledo proseguire sulle tracce degli Etruschi è imprescindibile una visita al Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme che vanta la più grande collezione al mondo di canopi, i vasi cinerari antropomorfi, recentemente esposta in una nuova sezione.
Il Museo di Montepulciano vanta invece poi una sezione dedicata a mesciroba e boccali, ciotole, pentolini e colini, olle fino ai frammenti di bicchieri, calici, bottiglie, ampolle, tutti di vetro, a partire dal 1300 per poi finire con le terracotte robbiane, la pinacoteca, la stanza dei corali.
Museo della Terracotta a Petroio

A Petroio (18 chiloemtri da Montepulciano), frazione di Trequanda insieme a Castelmuzio, il Museo della Terracotta, rnel palazzo Pretorio, iaperto ad aprile 2026 dopo un ammodernamento, segue l'evoluzione socio economica della fattura a mano della cotture delle terre prima dell’avvento dell’industria.
L’esposizione racconta la continuità tra le tecniche tradizionali e quelle contemporanee della lavorazione dell’argilla, attraverso ricostruzioni della cava di estrazione e della bottega con il terraio per ridurre l’argilla scavata in panetti e con il tipico forno (suggestivo quello ricostruito attraverso il quale passano i visitatori), con pannelli, attrezzi e video, affiancate dalla possibilità di visitare gli impianti produttivi locali, seguire itinerari urbani guidati che collegano la produzione artigianale al territorio, includendo elementi storici come i “madonnini” e le decorazioni architettoniche in terracotta.

Le forme storiche, come le enormi ampolle per la conservazione dell’olio o le conche un tempo destinate al bucato, come fossero lavatrici ante litteram (nella tinozza di terracotta si mettevano acqua calda e cenere e i panni per una notte intera). e oggi riutilizzate come vasi, e ancora tubature, tegole e grondaie, dialogano con il design contemporaneo, evidenziando il legame tra tradizione e innovazione.
A raccontare la storia della terracotta è un artigiano – artista, Raffaello Casini che sottolinea la differenza tra i grandi vasi, ancora oggi usati nei giardini, fatti a mano e quelli industriali, fatti in gran numero ma con la pressa: questi ultimi, spiega, col tempo e con l'acqua tendono a sfaldarsi.

Il museo comprende anche un laboratorio didattico dedicato alla manipolazione dell’argilla, dove i visitatori possono realizzare manufatti poi cotti in forno e conservati come ricordo. Un’area è riservata alle mostre temporanee, finalizzate ad ampliare il racconto della terracotta e delle sue potenzialità artistiche. Il borgo è caratterizzato da edifici in mattoni che richiamano il paesaggio delle Crete Senesi. Da vedere la Chiesa romanica di San Giorgio e, nella piazza principale, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo fino alla Torre Civica e al Cassero, la torre fortificata, risalente al XII secolo.
Castelmuzio, il ‘Borgo Salotto’

Se già a Petroio il panorama collinare è da cartolina, il borgo di Castelmuzio, anch’esso frazione di Trequanda (a 3 chilometri da Petroio) ha fatto del belvedere la propria caratteristica. Ora è noto come il Borgo Salotto, con l’area dedicata al relax su un paesaggio da ‘infinito leopardiano’, dove si trovano anche un punto di bookcrossing e il free wifi. La cura alle cose e alle persone è evidente in ogni angolo e non è solo estetica.
La Cooperativa di consumo, aperta dal 1919, è una realtà ancora viva che consente di vivere nel piccolo borgo anche senza i supermercati. Passeggiando per il centro storico si raggiunge l’antico palazzo di Giustizia del 1300, diventato oggi la Locanda di Casalmustia, con camere e cucina tradizionale di Valdichiana e Toscana.
Pieve di Santo Stefano e l’ulivo monumentale

Sempre a Trequanda, molto vicino a Castelmuzio una meta turistica d'eccezione è la Pieve di Santa Stefano a Cennano, col suo itinerario ad anello da percorrere a piedi o in bicicletta. La Chiesa, sul punto più alto del colle, risale al 1285 seppur realizzata probabilmente su un tempio romano del IV secolo, ed è citata in documenti dei Longobardi.
Tutt’intorno gli ulivi e il punto vendita e di degustazione dell'azienda agricola La Pieve che produce olio biologico e accompagna i visitatori in una passeggiata fino all’ulivo monumentale, vero spettacolo della natura, che offre anche riposo con la sua folta chioma.
Grani antichi, Popolazione evolutiva, cicerchia e ceci neri

Dopo i colli si scende a valle, nel pianoro del fiume Chiana, tra i solchi del terreno dove Sara Passerini ha convertito l'azienda di famiglia nella produzione biologica con un'impronta etica che non riguarda solo l’ambiente, ma anche la comunità, le persone che ci vivono e lavorano, animali inclusi. La storia della famiglia si distingue col conte e senatore del Regno Napoleone Pio Passerini, agronomo e scienziato eclettico, che partecipò tra l'altro alla selezione della razza bovina Chianina, tipica appunto della Valdichiana, oggi alquanto rinomata per le sue carni, e fondò l'importante scuola di Agraria a Scandicci (Firenze). L'azienda originaria, alquanto estesa, venne poi suddivisa tra gli eredi e Sara, dopo l’esperienza in cooperazione e commercio equo e solidale, una volta ricevuta la proprietà paterna, è tornata a coltivare, con una ricerca continua, grani antichi (alcuni dei quali senza o con basso glutine e ideali per i diabetici), che trasforma in farina e pasta, e legumi tipici come ceci neri, ricchi di ferro, e cicerchia, che vende sul posto e online.

Passerini partecipa al progetto europeo Cereali resilienti che porta avanti il programma ideato dal genetista Salvatore Ceccarelli: seminare una popolazione di cereali affinché avvengano, come sempre in natura, incroci tramite selezione naturale e adattamento, anno dopo anno, all’ambiente in cui, quella che viene chiamata Popolazione evolutiva (di semi) viene coltivata, al tipo di terreno e alle tecniche agronomiche in diversi ambienti della Toscana (pianura, montagna, collina, costa). Si ottengono così prodotti non standardizzati, con caratteristiche nutrizionali differenti. Passerini ne ricava farine ricche di nutrienti ed estremamente digeribili anche per chi mostra intolleranze al glutine o per i diabetici, grazie al lento rilascio degli amidi che evita i picchi glicemici, con cui fare pane, pizza, pasta fresca, focacce, torte, biscotteria.

Nell'antica Leopoldina della Val di Chiana (tipica casa colonica toscana, fatta costruire dal Granduca Leopoldo di Lorena tra i1700 e 1800 durante le bonifiche in Val di Chiana e in Maremma) della famiglia Passerini, oltre al laboratorio e al punto vendita, Sara ha ricavato alcune camere con bagno e una sala comune con cucinino per chi vuole provare il bed and breakfast direttamente in un'azienda agricola biologica, con la connessione a Internet solo via cavo, senza le onde del WiFi, con riscaldamento ma senza l'aria condizionata per non surriscaldare il pianeta.
Tunnel farm nel rifugio antiaereo a Torrita di Siena

Dal terreno, come promesso, scendiamo giù, ancora una volta nel sottosuolo, in un luogo che è ‘storia’ anche se legata solo a poco più di 80 anni fa, quando la popolazione di Torrita di Siena, in Valdichiama Senese, creò nel ventre della collina su cui si erge il borgo, a 30 metri di profondità, un rifugio antiaereo per sfuggire alle bombe sganciate durante la II Guerra Mondiale. Questa galleria sotterranea, che richiama un momento terribile della storia d’Italia, oggi è letteralmente tornata a fiorire grazie al progetto ideato dall’ingegner torritese Matteo Benvenuti, in accordo col Comune e con Vertical Farm Italia, di creare una struttura produttiva e sperimentale per la coltivazione idroponica verticale: Tunnel Farm oggi è la prima vertical farm sotterranea pubblica d’Italia, tra le prime tre al mondo.

La camera di coltivazione, estesa su 50 metri quadrati all’interno di un tunnel lungo 200 metri, ospita un impianto verticale di soli 6 metri quadrati capace di produrre contemporaneamente 530 ortaggi a foglia e 24 ortaggi da frutto, quantità che normalmente richiederebbero vaste superfici di terreno. Le condizioni ambientali costanti, garantite dalla collocazione ipogea, permettono cicli produttivi continui durante tutto l’anno (si produce 6/10 volte in più rispetto ai campi) senza necessità di climatizzazione, grazie a una temperatura naturale stabile tra i 19 e i 23,5 gradi. L’illuminazione è a Led con luce per 15 ore al giorno come d’estate, mentre il sistema, completamente computerizzato da remoto controlla i parametri e le soluzioni nutritive. Raccolta, trapianto e gestione delle soluzioni nutritive, sono affidate a volontari locali, noti come “contadini verticali” (tra cui Alessio Vagli, Mario Spinelli, Manfredo Landi), sotto la supervisione di un agrotecnico. L’impianto funziona a ciclo chiuso, recuperando e sterilizzando l’acqua in eccesso tramite raggi ultravioletti, con un risparmio idrico fino al 90%.(consumo di 25-30 litri a settimana).

Dalla sua inaugurazione sono state coltivate oltre trenta varietà tra ortaggi, erbe aromatiche e officinali, comprese insalate, basilico, fragole, pomodori (di Castel Fiorentino), melanzane e peperoncini, tutti senza pesticidi, fino ad arrivare alla sperimentazione di sviluppo di alberi e salici da vimini successivamente piantati nel giardino delle scuole locali. Una volta speso 1 euro per una piantina, le altre vengono prodotte per talee. C’è anche un percorso museale lineare che racconta il territorio e la sua evoluzione attraverso il tema dell’agricoltura. Il raccolto, che è nichel free, viene donato ma in futuro sarà usato nella mensa comunale.
Valdichiana Living: l’innovazione dopo la Capitale della Cultura

Dopo il successo come Capitale Toscana della Cultura 2025, il territorio ha proseguito nelle azioni di rilancio e investimento nel turismo. Attraverso il portale Valdichiana Living, la valle sta sperimentando un modello di accoglienza all'avanguardia. Dal 2026, l'introduzione dell'intelligenza artificiale generativa assiste i visitatori nella creazione di itinerari iper-personalizzati, integrando le tradizioni secolari dei borghi con le più moderne tecnologie per un turismo sostenibile e "lento" ma integrato anche con gli operatori turistici proprio nella formulazione dell’offerta e nella gestione del flussi.
Valdichiana Senese, dove mangiare

Nella ‘patria' della rinomata carne ‘Chianina’ e dei suini della razza Cinta senese, entrambe specie della zona, in località dove si coltivano i campi anche col biologico, si fanno olio e vino ‘nobile’, ovviamente la gastronomia è un sicuro ponte di approdo.
Tra i numerosissimi locali, ai Bradi Toscani food and Wine nel centro di Chianciano Terme il titolare sa tutto sulla cinta senese, che alleva, e sull’olio: Si tratta di un punto vendita dove gustare un tagliere di salumi e formaggi tipici, bruschette con olio, pomodoro e lardo, magari sorseggiando un vino Chianti ‘Rivale’ della locale azienda agricola Fontanelle.

A Montepulciano la colazione (ma anche l'ora del tè) si fa nella caffetteria pasticceria Palazzo Avignonesi, luogo di forte richiamo sia per paste e briosche con cui accompagnare i cappuccini, sia per la sala interna con affreschi del 1500; ma c’è anche l'antica Caffetteria e ristorante Poliziano.
Porta di Bacco è una caratteristica osteria e fornitissima enoteca sempre a Montepulciano con la cucina dello chef Graziano Rossi. Il locale ha sede nel corpo di guardia del bastione fortificato di Porta al Prato attraverso il quale si accede ai degli ambienti medioevali, usati oggi come cantine per il vino. La cucina si rifà alla tradizione toscana con l’aiuto delle materie prime stagionali della locale azienda agricola biologica Sorlini.

Gustosissimi anche i piatti preparati all’enoteca-ristorante (qui sono sempre un tutt’uno) La dolce vita, anch’essa nel centro storico. Tra i numerosi piatti della tradizione toscana i Pici (pasta fatta a mano) con sugo di pomodoro all’aglione. Per un aperitivo, light lunch (o dinner), sempre senza rinunciare al vino, c’è il wine bistrot ‘E lucean le stelle’, con una terrazza su piazza San Francesco a Montepulciano dove degustare le tipicità locali con uno splendido panorama.

A Trequanda il ristorante Il Conte Matto, vanta una splendida terrazza affacciata sulla dolci colline toscane della Valdichiana senese. Segnalato come Bib Gourmand:(miglior rapporto qualità-prezzo) sulla guida Michelin e tra le Osterie d’Italia di Slow food, ha uno di quei menu (e relativi piatti) che ti mettono a dura prova: scegliere tra i ravioli ripieni di polpa di maialino di Cinta senese con erbe e crema di pecorino o gli Gnudi di cavolo nero con besciamella allo zafferano, zucca e salsa di aglione? E,, senza contare la Chianina cotta alla Fiorentina, meglio uno spezzatino di cinghiale in Dolce forte (antica ricetta rinascimentale con cacao amaro, canditi e aceto di vino rosso) o Piccione marinato con Vin Santo e cotto al forno, con le interiora in crostino? Meglio consultare il menu strada facendo per arrivare preparati.
I 10 imperdibili del gusto della Valdichiana Senese

La Valdichiana Senese, all’interno della già apprezzata cucina Toscana, vanta delle proprie gustose specialità. Ecco i dieci prodotti enogastronomici che rendono questa tavola unica al mondo:
- Vino Nobile di Montepulciano DOCG: Il re del territorio, con il suo Sangiovese (Prugnolo Gentile).
- Carne Chianina IGP: razza bovina autoctona celebre per la tenerezza delle sue carni.
- Pici: Pasta artigianale "appiciata" a mano, simbolo della cucina povera d'eccellenza.
- Aglione della Valdichiana: L'"aglio del bacio", gigante, delicatissimo e digeribile.
- Cinta Senese Dop: Suino rustico che conferisce ai salumi un sapore inconfondibile.
- Pecorino di Pienza: Formaggio stagionato in barriques, cenere o foglie di olivo.
- Vin Santo di Montefollonico: Il nettare dell'accoglienza, invecchiato per anni nei caratelli.
- Olio Extravergine d'Oliva: Oro verde dalle note decise tipiche delle colline senesi.
- Brustico: Un legame diretto con gli Etruschi; pesce di lago arrostito su canne lacustri.
- Bico di Piazze: Una focaccia tradizionale cotta sotto la cenere, tipica del borgo di Cetona.
Valdichiana Senese, dove dormire

Nel cuore di Montepulciano, La Dimora dell’Erbe è una residenza storica risalente al XVII secolo integralmente restaurata con attenzione alle caratteristiche architettoniche originarie e arredata con mobili antichi senza rinunciare ad elementi di design. Le camere sono una diversa dall’altra, da quella col letto a baldacchino alla suite, tutte comunque con bagno privato. Ma nella struttura ci sono anche degli appartamenti.
Per chi vuole provare il lusso di un boutique hotel stile casale toscano può scegliere a Montepulciano una delle 4 camere della Locanda San Francesco. Appena fuori, invece, c’è l’Agriturismo Fontecastello, antico casale in pietra ristrutturato con quattro appartamenti tutti indipendenti e quattro grandi camere, piscina, spazi per mangiare allì'aperto ed ogni comfort.
Valdichiana Senese, come arrivare

La Valdichiana Senese è facilmente raggiungibile, trovandosi in una posizione baricentrica tra Roma e Firenze.
In Auto: L’Autostrada del Sole (A1) è la via principale, con le uscite dedicate di Valdichiana (per Sinalunga, Torrita, Montepulciano e Pienza) o Chiusi-Chianciano Terme (per i borghi meridionali e le terme).
In Treno: La stazione di riferimento è quella di Chiusi-Chianciano Terme, tappa fondamentale sulla linea Roma-Firenze, servita sia da treni regionali che da convogli ad Alta Velocità in orari selezionati. Esistono poi numerosi bus di collegamento con Montepulciano. C’è poi l’opzione Taxi (la distanza è di circa 20 km).
Ultimo aggiornamento: Lunedì 11 maggio 2026, 11:14


