Vita da buttero per tre giorni in Maremma
Un’amica tempo fa ci ha detto: "Le vacche Maremmane anche solo a guardarle sono una esperienza, perché il loro modo...

Un’amica tempo fa ci ha detto: "Le vacche Maremmane anche solo a guardarle sono una esperienza, perché il loro modo di muoversi te lo fa capire bene che il tempo lento è una specie di lusso". Un lusso che che per secoli è stato il lavoro dei butteri, gli uomini che a cavallo conducevano le mandrie di bovini. Erano loro a permetterne l’allevamento brado, e sono diventati il simbolo delle Maremme dall’ultimo scampolo di Campania vicina al Lazio sino alla Toscana, Dove ad Arezzo, alle porte del Chianti, l’Allevamento La Forra di Cavriglia offre la possibilità di entrare in un mondo che esiste ancora ma in pochi conoscono: quello dei butteri e del lavoro quotidiano con le vacche Maremmane. Qui non si recita una parte:si dà una mano a cambiare pascolo al bestiame, si seguono i ritmi dell’allevamento accompagnati da cavalli Maremmani che conoscono profondamente questo mestiere. Un’esperienza nata da una passione coltivata da oltre trent’anni: quella di Ernesto Benini, il proprietario, che frequentava la Maremma già nei primi anni Novanta per imparare il lavoro dei butteri. Nel 2002 arrivarono le prime sette vacche Maremmane, oggi l’allevamento conta una quarantina di fattrici, il toro e i loro vitelli ed è il cuore di una realtà dove la tradizione vive ogni giorno.
La sorpresa, racconta Benini, per chi si mette alla prova arriva quasi sempre dopo poche ore di lavoro. "Il cavallo diventa una parte del tuo corpo". Non è un’immagine romantica: è quello che succede realmente quando uomo, cavallo e bestiame iniziano a muoversi insieme. Quando senti che le tue azioni corrispondono in modo preciso nelle reazioni del cavallo che così sposta o ferma le vacche, in una catena di sensibilità che si chiude tornando al cavaliere e all’amazzone attenti al lavoro che stanno svolgendo. Salite, discese, cambi di direzione, suadenti prese di direzione al passo – l’andatura che è la legge delle mandrie, dove quello che stanca o spaventa o crea confusione è da evitare come la peste. Ma dove all’occorrenza deve anche saper essere fulmineo, veloce di riflessi e solido nell’assetto: tutto avviene con una naturalezza che stupisce anche cavalieri esperti. Il cavallo legge il movimento delle vacche, anticipa le situazioni, collabora con il cavaliere fino a diventare quasi un’estensione del suo corpo.
È questa sintonia che colpisce maggiormente chi arriva da fuori. Molti partecipanti possiedono già un cavallo, ma scoprono qui un modo completamente diverso di montare. Il cavallo non è più soltanto il compagno di una passeggiata o di una disciplina sportiva: diventa un collega di lavoro. Non stupisce allora che questa esperienza richiami visitatori da tutta Europa, e ritornano anno dopo anno per vivere una tradizione che, paradossalmente, anche gli italiani conoscono ancora troppo poco. "La domanda che mi fanno sempre è: perché non sapevamo nulla di voi?". Forte di questa continua esperienza, per Benini il buttero non rappresenta soltanto un mestiere antico: è una straordinaria occasione di sviluppo culturale e turistico. Eppure mentre la Camargue, l’Andalusia o il West sono conosciuti in tutto il mondo, la cultura del buttero italiano rimane spesso confinata agli addetti ai lavori, nonostante custodisca un patrimonio altrettanto ricco di storia, tecnica e identità.
Chi fa questa esperienza non porta a casa solo foto o ricordi, ma anche la scoperta di un rapporto diverso con il cavallo, del valore del lavoro condiviso e di una tradizione che continua a vivere nella quotidianità di chi ogni mattina monta in sella per fare esattamente quello che facevano i suoi predecessori. E forse il fascino più autentico di questa esperienza è che almeno per qualche giorno non si gioca semplicemente a fare il buttero, ma lo si diventa davvero. Il loro sito internet: https://www.laforra.it/
Ultimo aggiornamento: Martedì 21 luglio 2026, 10:37