Alla scoperta di Busan e dei suoi jjimjilbang, le terme pop della Corea del Sud
Viaggio nella seconda città del Paese per esplorare la cultura del benessere tra fonti termali sotterranee, grattacieli e un rituale sociale nato nei quartieri popolari che unisce generazioni di persone

Nel panorama dell'Asia orientale, la Corea del Sud ha costruito una reputazione legata all'innovazione tecnologica, alla musica pop e ad un'estetica curata nei minimi dettagli. Accanto ai palazzi d'acciaio della capitale Seoul, la geografia del paese nasconde un'altra anima, legata all'acqua termale e al vapore.
La città costiera di Busan, seconda metropoli del paese con circa 3,4 milioni di abitanti, rappresenta il cuore pulsante di questa tradizione. Situata sulla punta meridionale della penisola, la località unisce spiagge cittadine, porti commerciali e falde acquifere sotterranee riempite di minerali naturali.
Proprio qui si sviluppa l'universo dei jjimjilbang, termine composto dalle parole coreane jjimjil (terapia termica) e bang (stanza). Non si tratta di classiche spa occidentali focalizzate sul silenzio assoluto, ma di complessi termali comunitari aperti giorno e notte. Questi posto funzionano come centri di ritrovo intergenerazionali dove si mangia, si dorme, si guarda la televisione e ci si sottopone a trattamenti di pulizia profonda della pelle.

L'evoluzione urbana di un rituale popolare
Le radici del bagno di vapore coreano affondano nell'epoca della dinastia Joseon, quando il riscaldamento domestico tradizionalmente noto come ondol permetteva di scaldare le pietre sotto il pavimento delle abitazioni. Le famiglie si sdraiavano su queste superfici calde per curare dolori articolari e malanni di stagione. Con la spinta dell'industrializzazione e il passaggio verso moderni condomini cittadini, la popolazione urbana perse il contatto con questo sistema primordiale.
Negli anni ‘90, alcune lavoratrici di Busan cercarono di ricreare quell'esperienza condivisa riunendosi all'interno di locali riscaldati degli edifici condominiali. L'iniziativa spontanea portò alla nascita del primo jjimjilbang moderno proprio nella città portuale. Il fenomeno si diffuse rapidamente a Seoul, in particolare nel quartiere di Gangnam, spingendo il governo sudcoreano a regolamentare ufficialmente queste strutture nel luglio 1995.
Oggi la cultura termale coreana si è trasformata in un'industria completa. Oltre vasche a temperature differenti, i complessi includono saune al carbone, stanze con mattoni di argilla rossa, sale al sale rosa dell'Himalaya, bar con snack tipici, saloni di bellezza e persino aree riposo.
Nel tempio termale di Shinsegae Centum City
L'espressione più imponente di questa cultura si trova dentro uno dei centri commerciali più grandi del mondo. L'edificio Shinsegae Centum City di Busan, registrato nel Guinness dei primati nel 2009 grazie a una superficie di 300 mila metri quadrati, ospita al suo interno Spa Land. L'accesso avviene superando vetrine di alta moda e profumerie di lusso, varcando una porta di vetro scuro che introduce a un ambiente alimentato direttamente dall'acqua termale pompata dal sottosuolo.
L'esperienza richiede il rispetto di regole ben precise. All'ingresso ogni visitatore riceve un braccialetto elettronico con un numero identificativo, due asciugamani bianchi, una maglietta e un paio di pantaloncini. Le aree di bagno vero e proprio sono rigorosamente divise per sesso, mentre gli spazi con le saune a tema richiedono l'uso della divisa fornita dalla struttura.
Prima di entrare nelle 22 vasche termali, ciascuna contrassegnata da un pannello con la temperatura precisa in gradi Celsius, la consuetudine impone una doccia completa. All'interno della zona bagni l'assenza di abiti cancella ogni distinzione sociale. Famiglie composte da nonne, madri e figlie condividono lo stesso spazio conversando liberamente. Si nota un'atmosfera informale in cui le persone si aiutano a vicenda nel raccogliere i capelli o nel muoversi lungo i bordi scivolosi delle vasche.
Il rituale dello scrub e la gestione degli spazi comuni
Elemento centrale dell'esperienza termale è il ttaemiri, lo scrub corporeo professionale svolto dalle ajumma, le donne mature della comunità che gestiscono il servizio con grande praticità. Dopo un periodo di immersione nell'acqua calda necessario per ammorbidire la pelle, ci si sdraia su lettini rivestiti in materiale plastico. L'operatrice utilizza guanti ruvidi per rimuovere ogni impurità cutanea con movimenti precisi e vigorosi, alternando risciacqui con secchi d'acqua calda.
Negli ambienti comuni integrati con le saune a tema, le persone indossano l'abbigliamento fornito dal centro e si rilassano piegando gli asciugamani bianchi nella caratteristica forma a testa di pecora, una piegatura iconica diventata celebre tramite la cultura pop sudcoreana.
La convivenza negli spazi condivisi richiede attenzione verso l'igiene e la riservatezza altrui. Le norme interne vietano l'uso di fotocamere o videochiamate all'interno delle aree con vasche. L'ingresso nei complessi termali parte da cifre accessibili, circa 20.000 won (equivalenti a circa 14 euro), garantendo una parentesi di benessere democratico e condiviso.
Ultimo aggiornamento: Martedì 25 agosto 2026, 15:36


