Toblerone, Torri Genex e gli altri: viaggio nella Belgrado brutalista, fatiscente e affascinante
Edifici che, assieme al treno presidenziale del Maresciallo Tito, raccontano gli anni d’oro della Jugosalvia socialista, mentre ora la capitale della Serbia si prepara a cambiare volto per l’Expo

Belgrado si prepara all’Expo: manca meno di un anno e la città è tutta un cantiere. Lungo la riva destra del fiume Sava sta per essere ultimato il “Belgrade Waterfront”, la “Belgrado sull’acqua“, progetto da quattro miliardi che trasformerà il lungofiume in un complesso residenziale per ricchi con tanto di enorme mall multipiano, «il più grande dei Balcani».
La Belgrado alla moda

Il progetto avvenieristico è il simbolo di una nuova Belgrado “capitalista“ che si ispira a Dubai. Ed è già battuta da turisti che affittano miniappartamenti ancora a prezzi abbordabilissimi per gli standard europei; qui trovano caffetterie, ristoranti, localini ed esercizi commerciali a portata di pochi passi e di estetica un po’ scontata. L’urbanistica di Belgrado oggi sta tentando di rendersi attrattiva per i “nuovi ricchi”. Un progetto così diverso ideologicamente da quello della Novi Beograd che, nel Dopoguerra di Tito, voleva realizzare nella città il sogno o l’utopia egualitaria di una capitale socialista e modernista.
Il brutalismo
La bellezza della città sta ancora tutta, e tanto, in quello che di autentico è rimasto: la Belgrado “vecchia“, ruvida, faticosa, estranea, complessa, stratificata, che parla il linguaggio politico e sociale della Jugoslavia socialista. In quel periodo storico si diffuse rapidamente il brutalismo, architettura di cui Belgrado mantiene chicche imperdibili in un tessuto urbanistico molto interessante da studiare.
Gli edifici simbolo

Le Torri Genex, il Toblerone, la stazione delle corriere, Blokovi, cioè i quartieri popolari di Novi Beograd, fatti di grandi condomini modulari in cemento, con geometrie identiche e replicate. La modernità e il sogno dell’uguaglianza. E ancora il Centro Sportivo Milan Gale Muškatirović, struttura pubblica affacciata sul Danubio, il Palazzo della Serbia, complesso governativo dai volumi ben piantati.
Le Torri Genex

Le torri Genex raccontano già molto di Belgrado. Sono due torri gemelle, collegate da un ponte sospeso che ospitava un ristorante panoramico, progettate da Mihajlo Mitrović negli anni ‘70, in piena epoca socialista jugoslava. Il mastodontico edificio di 35 piani per 135 metri di altezza venne completato nel 1980: una torre era dedicata agli uffici della Genex, l’altra ad appartamenti. Il ponte tra le due torri rappresentava, nell’idea dell’architetto, la connessione fra il mondo professionale e quello privato. E, il ristorante, in cima, avrebbe dovuto girare per consentire la vista su tutta la città. Nel tempo la Genex tower, la parte degli uffici, è stata abbandonata perché il colosso jugoslavo Generalexport (Genex) fallì nei primi anni del 2000. Resta oggi ancora abitata la torre residenziale, ma l’incuria ha prodotto l’ inevitabile declino e un degrado che richiederebbe una massiccia opera di recupero. I prezzi molto bassi degli appartamenti stanno attirando in questo quartiere giovani e studenti.
La caffetteria part-time
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Come Serjei, 30 anni, fuggito da Mosca qualche anno fa con altri due amici ucraini. Affascinato dalla storia dell’edificio ha aperto un bar-bistrot a piano terra, il Cacafè. “Mi sono stabilito in questa zona di Belgrado che ha ancora buoni prezzi e ho rilevato questo locale che era abbandonato immaginandomi un luogo di socialità”, dice Serjei. “Questa torre ha una storia affascinante ed è il simbolo dell’ingresso alla Belgrado del Dopoguerra; in tanti vengono a visitarla e si fermano per una colazione. Il locale chiude alle 14, ma la mattina ci sono viaggiatori appassionati che hanno curiosità fuori dai percorsi turistici tradizionali ”. Se si visita Belgrado non si può restare indifferenti di fronte a questo massiccio architettonico decadente, malinconico e di bellezza controversa.
Il Toblerone
Come gli altri edifici sparsi per i più disparati quartieri della città è raggiungibile con i mezzi pubblici gratuiti; soluzione intelligente che punta a ridurre il traffico e lo smog. Il Toblerone, ad esempio, si trova nella parte orientale della capitale serba; il soprannome, sì, deriva proprio dalla celeberrima stecca di cioccolato svizzero, per via delle sporgenze triangolari. Anche il Toblerone nasceva come un vero e proprio esperimento di abitazione urbana, spazio razionale e maggiore luminosità.
Il treno di Tito
Oltre alle architetture brutaliste, un’altra chicca da non perdere è la visita al Treno Blu, il lussuoso convoglio presidenziale usato dal maresciallo Tito, leader della Jugoslavia dal 1959 fino alla sua morte nel 1980 per le sue visite di Stato in Europa. Ha ospitato decine di capi di Stato ed è un simbolo della memoria. Non è facile raggiungerlo perché si trova in un deposito ferroviario periferico, a Topčider, in una zona remota, a sud di Belgrado. Si arriva con una linea d’autobus in circa 50 minuti dal centro. Ma i biglietti per la visita non si acquistano all’ingresso: bisogna arrivare già muniti di un ticket che si acquista solo alla stazione dei treni di Belgrado, quella nuova, non la vecchia.

A destinazione l’ingresso al deposito è praticamente introvabile. Spunta però un custode che di tanto in tanto, esce a guardare se arriva qualche visitatore e fa un cenno agitando il braccio. Poi rientra nel buio hangar con un vecchio cagnone accoccolato tra i piedi. Il visitatore lo raggiunge dopo aver attraversato un paio di binari abbandonati che puntano dritti al buio ingresso dell’ anonimo capannone. Il treno è rimasto intatto nel tempo con i bellissimi arredi d’epoca. La visita, una bella immersione nella storia, vale tutta la fatica.
Zemun e Dorćol

Carino il quartiere di Zemun, sobborgo situato sulla riva del Danubio a circa 10 chilometri dal centro, famoso per la sua architettura asburgica. Altri due consigli: si mangia bene alla kafana Sfrj, taverna tanto Jugoslavia anni Settanta, in una viuzza nascosta in zona semicentrale. E per un brunch si può arrivare sul Danubio Silosi, uno spazio ricreativo a Dorćol, una ex area industriale abbandonata sulle rive del fiume. Le torri svettano, alte 28 metri e decorate da giganti murales realizzati da street artist locali.
Info pratiche
La Serbia non è nella Unione Europea. Si paga ancora tanto, quasi tutto, in contanti. I mezzi pubblici sono gratis e hanno una buona copertura, ma i percorsi e le fermate a volte cambiano, soprattutto nel fine settimana. I taxi sono relativamente economici, ma attenzione agli abusivi che chiedono, invece, prezzi folli. Accertatevi sempre che siano taxi con la insegna rosa, gli unici che accettano i pagamenti con carta.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 21 agosto 2026, 16:01


