Val d'Ultimo, incanto di acqua e foreste nell'Alto Adige meno battuto

Da San Pancrazio il vento scivola nella valle e smuove le chiome di larici e abeti. Il fruscìo va a nozze con il rumore del torrente Valsura che serpeggia lungo la strada, l'unica, che conduce a Santa Gertrude. E' la melodia della natura a fare da colonna sonora alla Val d'Ultimo. Sorella minore della confinante Val di Non e avamposto autentico della salita verso il Parco Nazionale dello Stelvio. Le vette dell'Ortles chiudono il quadro e fanno capolino sulla pioggia di casette di legno che punteggiano il versante. Parole e musica di una montagna antica, fatta di uomini e fieno, bosco e cervi, sassi e acqua. Tantissima acqua. Che si muove risuonando tra le pieghe della foreste di conifere, in mezzo ai campi verdissimi. Qui rivoli di ogni sfumatura di blu, lacrimano tutti proprio verso la Valsura e i laghi che l'ingegno umano ha trasformato in economia viva e ricchezza dal Dopoguerra ai giorni nostri, attraverso un complesso sistema di dighe e canali idrici. Insomma, qui si produce una enorme quantità di energia elettrica. E chi raggiunge questi luoghi non può non entrare in contatto con l'acqua. Mettendo i piedi o le mani in uno specchio a oltre duemila metri - come nel caso del Lago dei Pescatori (Fischersee) o del Lago Verde (Grünsee) - o ancora mille metri più in basso nel Lago dello Zoccolo, tra le frazioni di Santa Valburga e Pracupola, dove la temperatura dell'acqua e meno gelida e si può osare di più. Non siamo al mare ovviamente, ma sensazione è molto molto simile. Il sole picchia forte nelle terse giornate estive, ma non è facile entrare in contatto con l'acqua se non si è abituati. Come chi vive a queste latitudini, ovvero 5mila anime circa in tutta la valle. O come i meranesi che, nel fine settimana, giungono accaldati e desiderosi di rinfrescarsi.Rigenerarsi in Val d'Ultimo non vuol dire solo fare un tuffo al lago. Markus Breitenberger (nella foto, www.faei-stikla.it), fa il bagno al lago ogni mattina. In estate e, talvolta, anche in inverno. Markus è una guida turistica. Anzi, no. Markus è la fotografia plastica dell'essenza della valle. Rotea le mani e spalanca gli occhi, ti abbraccia con il suo sguardo e ti afferra con un sorriso infinito. Ma chiarisce: "Questa montagna o la si vive totalmente o non la si può comprendere". Beh, del resto qui non esistono vie di mezzo e non ci sono scappatoie. Non solo perché la strada, che prosegue oltre Santa Gertrude, poi termina al Lago di Fontana Bianca e più avanti si va solo a piedi. Ma soprattutto perché i tempi e i modi scanditi dal passare dei giorni e delle stagioni, sono distanti anni luce dalla nostra idea di contemporaneità.Il vento sfiora ancora le chiome degli alberi e smuove i cumuli d'erba appena tagliata davanti ai masi. Un sentiero ad anello (serve un'intera giornata per percorrerlo) consente di incedere all'altezza di queste fattorie montane praticamente scendendo o risalendo la valle. La via dei masi è un'esperienza da vivere anche a... rate, dilazionando il tutto in più passeggiate. "E' bene - conferma Markus - prendere la vita con calma". Declama una favola di una tartaruga che, assalita dalla fretta, aveva deciso di scrivere una lettera alla sua amica lumaca. Quest'ultima le aveva consigliato di prendere la fretta e, con molta calma, appallottolarla e buttarla via. Vade retro stress. E Markus, con saggezza slow, osserva la valle da una terrazza sull'infinito proprio ai piedi del Monte Chiodo, svettante, appuntito e un po' austero. E regala l'emozione di un ricordo indelebile. Un'istantanea di un luogo che ti cattura per la sua autenticità. E per quella di tutti i Markus che la abitano.S'invola verso la Malga dei Pini (Fiechter Alm) annunciando un laghetto qui e un alpeggio là. Poi, di colpo, lo sguardo in alto - "in montagna un occhio al cielo e un occhio al sentiero" sentenzia -: una davanti e l'altra dietro, le aquile (nella zona nidificano due coppie) si alzano tra il blu e i sassi rossastri del monte. E' un lampo e via. Già scomparse, ma avvistate, per un'altra emozione fugace, ma eterna. Il vento smuove anche i fiori. Ma quanti sono? Tantissimi. E di quanti colori? I prati sembrano una tavolozza fluida che varia con le correnti. Come si chiama questo? E questo? Il gioco delle traduzioni botaniche dall'italiano al tedesco, dal latino al dialetto della valle è il modo migliore per raggiungere prima possibile la malga. Giocando appunto con una glottologica voglia di capirne di più. Anche le piante definiscono, meglio di ogni altra cosa, usi e costumi degli abitanti della Val d'Ultimo. Della loro storia, della loro cucina, delle loro tradizioni. Di larici e abeti, ne parleremo dopo. Perché la fame, in una calda e soleggiata giornata d'estate, intorno al mezzogiorno si fa sentire eccome. Siamo a 2.034 metri sul livello del mare. Intorno il Parco Nazionale dello Stelvio. A tavola la convivialità è l'ingrediente principale e poi c'è tutto il resto. Un gusto fatto di sapori semplici della montagna con carni e formaggi protagonisti, ma anche con declinazioni locali di una altoatesinità che si respira sempre di più nelle malghe-ristorante. E allora lo strudel al papavero a fine pasto è il giusto premio per l'escursionista che abbia scelto la salita meno agevole, ovvero il sentiero, nonostante una strada sterrata conduca fino a qui. Il vento si placa sulla digestione, ma tornando verso il Lago di Fontana Bianca, attraverso una 'allungatoia' dal Fischersee, i colori del pomeriggio rischiano di accecare l'anima, intensi come sono. La stanchezza si fa sentire, ma la voglia di scoperta è ancora tanta. Un altro contatto con l'elemento acqua con una passeggiata al tramonto al Lago dello Zoccolo potrebbe essere l'occasione giusta per ritemprare ancora corpo e mente. Chiare, fresche e candide acque che il sole bacia per tutto il giorno. La spiaggia dei local è affollata in estate. Il mare? Qualcuno lo invidia, perché il mare è sempre il mare, ma qui... "Il mare mi piace in inverno" sentenzia Markus riportando un comune sentire. Certo l'affollamento - a queste latitudini - è cosa rara. "La valle - sottolinea Paul Rainer (nella foto) - conta circa cinquemila residenti e i posti letto sono 1600. E' facile comprendere che, anche con il tutto esaurito nelle nostre strutture, la vivibilità e il relax dei villeggianti è massima. E integrata con i ritmi e i tempi degli abitanti". Paul è un bel signore di mezza età. Ha occhi espressivi e fare gentile. Il suo sorriso può illuminare tutta la hall del 'Rainer Vitalhotel' (www.hotelrainer.info) il suo piccolo gioiello nell'abitato di Santa Valburga. Accogliere in Val d'Ultimo non significa consegnare le chiavi della stanza d'albergo o servire al tavolo. Vuol dire piuttosto far sentire a casa le persone. Sarà, ma tutti riescono benissimo nell'intento. "L'equilibrio è un valore. L'equilibrio tra persone e natura va rispettato, anche in vacanza - afferma Paul, che oltre ad essere il titolare del rinnovato hotel è anche un'esperta guida escursionistica -. Noi, in valle, proviamo a trasmettere questo rispetto ai visitatori. E il messaggio è apprezzato e condiviso".Al Rainer Vitalhotel la cucina è quella della tradizione rivisitata in chiave moderna. E' un po' un must nella montagna degli anni Duemila, ma qui le spezie e gli aromi arrivano dall'orto e le altre materie prime hanno un chilometro ridottissimo. Nel piatto tutto questo si sente, come la passione della brigata e dello staff, premuroso e cortese. Un approccio che pervade il modo di fare convivialità della Valle. Perché dietro a una buona tavola ci sono sempre buone persone. E qui è ancora come un tempo. Ci si nutre, ma ci si confronta. Si parla, ci si scambiano sorrisi e sguardi più cupi se la discussione prende una piega sbagliata, ma poi si torna a prendere in mano un calice o un boccale di birra (o radler per i meno abituati a bere) e tutto si risolve in una risata o in una pacca sulla spalla. Uomini e donne della montagna sono sempre reali. Materici anche nella loro primordiale ritrosia davanti a un estraneo.Gli occhi timidi di Simon Nikolussi si illuminano quando osserva a tavola sua moglie e la bellissima figlia che mangiano con lui. "Oggi è relax, non si lavora" accenna il giovane oste della Gasthaus Mesner (www.gasthausmesner.com) nel borgo antico della minuscola frazione di San Nicolò. "Io - dice Simon - vengo da fuori ma mia moglie è della Val d'Ultimo e questo posto è magico". E' moderno Simon. E la sua cucina lo riflette. E' uno dei pochi qui a proporre serate di pesce. Sì, proprio così. Di pesce, ma non di lago. Una modernità che, nella sua incantevole taverna con una terrazza mozzafiato vista montagne, rispetta sempre il chilometro locale. E dunque carne, formaggi, paste delicatissime e dolci da urlo.Materie prime pregiate e materie prime della natura. Quella degli alberi ovviamente: abete e larici su tutti, ma anche il pregiatissimo cirmolo o pino cembro. Case, masi, malghe: anche per la loro costruzione il chilometro è ridottissimo. E poi c'è la lana. Ah, la lana. Sempre di meno, sempre più complesso lavorarla. Intanto partiamo da un fatto: i greggi si sono ridotti nel numero e non si arriva a mille capi. La colpa? Di tanti fattori, lupo compreso. La manifattura Bergauf - nata nel 2011 da un'idea della visionaria e presidente fondatrice della cooperativa sociale 'Lebenswertes Ulten', Waltraud Schwienbacher - è una delle tante eccellenze della valle. Prima di tutto perché è un progetto tutto al femminile, secondariamente perché Bergauf rispecchia in tutto e per tutto il matrimonio tra tradizione e modernità, un must per questi luoghi e per queste persone. Wolfgang Raffeiner (nella foto), presidente della cooperativa e amministratore delegato del brand Bergauf, è fiero del suo lavoro e del suo ruolo. Capelli lunghi e barba lunga, occhi chiari, sorriso. Si percepisce che ama la creatività. Come creative sono le cinque donne (tra cui una ragazza di 25 anni disabile) che lavorano con lui nella manifattura. "Abbiamo questo laboratorio dove la lana arriva - illustra Wolfgang -, viene stoccata e trasformata in feltro grazie a una cardatrice della ditta Hartmann del 1930. E' un lavoro molto lento e viene fatto a mano con pazienza e abnegazione". Poi c'è una sorta di atelier dove le artigiane-designer trasformano il tessuto in giacche, pantofole, borse, astucci, tovagliette e addirittura materassi; negozio o showroom che dir si voglia perché questa è davvero una boutique. Un'incantevole boutique con tantissimi pezzi pregiati perché tale è il valore di questi manufatti così creativi e così moderni seppur ancorati a tradizioni ancestrali. Incredibile vero? Ma in Val d'Ultimo succede anche questo. Il vento muove i capelli di Wolfgang. Che sorride e ci saluta.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 6 luglio 2023, 12:43