Eolie, le isole di Bacco: dall’eno-archeologia ai vini vulcanici scolpiti dal sale e dal vento
La Tenuta Castellaro, a Lipari, ha recuperato il Corinto Nero della Magna Grecia, facendo vini moderni, anche in purezza e in anfore di coccio, sfruttando metodi di sostenibilità persiani. A Salina c’è la Malvasia di Brand Eolia che si sposa coi piatti della chef stellata Martina Caruso

Scavare nella roccia vulcanica per riportare alla luce i segreti di una viticoltura millenaria: nell'arcipelago delle Eolie, la produzione vinicola contemporanea è unviaggio in cui la geologia incontra la storia.
Sull'isola di Lipari, realtà come Tenuta Castellaro hanno ridato vita a vitigni storici quasi scomparsi – primo fra tutti il Corinto Nero, un'autentica opera di "eno-archeologia" di origine greca oggi proposta anche in purezza. Il simbolo di questo legame profondo con il territorio è la cantina sotterranea, dove le colonne mostrano 22.000 anni di stratificazioni vulcaniche, rivelando la storia stessa delle eruzioni dell'isola.

Questa indelebile impronta vulcanica unisce l'intero arcipelago e si ritrova anche nel progetto Brand Eolia a Salina. Qui, la coltivazione della Malvasia si frammenta in piccoli appezzamenti esposti a diverse altitudini e versanti, dando vita a etichette che dialogano in perfetta armonia con la cucina gourmet del territorio e, in particolare, della chef stellata Martina Caruso.
Tenuta Castellaro, ‘riscoperto’ il Corinto
“I vigneti qui a Lipari erano quasi scomparsi. Abbiamo recuperato qualche pianta Malvasia e Corinto da sfalci e man mano abbiamo ripopolato con delle barbatelle. Oggi abbiamo 4 ettari di Corinto, siamo i più grossi produttori di questa varietà: il Corinto Nero è un’opera di eno-archeologia, frutto di un antichissimo vitigno di origine greca ed arrivato in Sicilia nel periodo della Magna Grecia viene proposto in purezza al 100%”. A raccontare la storia della Tenuta Castellaro che ha rilanciato la coltivazione del Corinto sull’isola di Lipari, nell’arcipelago delle Eolie, al largo della Sicilia, e ha realizzato un’enoteca sotterranea scavata negli strati di roccia vulcanica, riutilizzando antichi metodi persiani di refrigerazione, è il titolare Massimo Lentsch.
La ‘Torre del vento’, come gli antichi persiani
“Per un produttore di vino – spiega – costruire una cantina è come edificare casa propria per cui, perché non cercare il meglio? Una ‘torre del vento’, simile ad una semplice presa d’aria, di notte per inerzia porta l’aria fresca in una intercapedine e fa uscire quella riscaldata, come facevano una volta i persiani. In questo modo la Cantina si mantiene raffrescata e umidificata a 18 gradi".
Colonne con 22mila anni di storia

Non solo. ogni colonna della cantina sotterranea rappresenta 22mila anni di storia. “Abbiamo realizzato la cantina scavando nella roccia fino a 17 metri di profondità - spiega Lentsch – ma con una particolare tecnica che ci ha permesso di mantenerne parte come struttura portante: ogni colonna rappresenta 22mila anni di stratificazione vulcanica dell'isola”. E’ come un libro pieno di pagine che racconta la storia delle eruzioni che hanno portato alla nascita di Lipari. Ed è parte della scenografia nel luogo in cui la gente degusta i vini.
I vitigni? Crescono in profondità

La Tenuta Castellaro, che ogni anno accoglie in visita circa 10mila persone, movimentando dunque i flussi turistici, utilizza il sistema di sviluppo “ad alberello”: “Le piante, potate – spiega Massimo Lentsch – cercano nutrimento con radici che arrivano a 12 metri di profondità. Quindi, in un ambiente come quello eoliano, trovano acqua anche nei periodi più siccitosi”.
La prima vendemmia risale al 2008: i primi due vini sono stati il Bianco Pomice, vino di punta dal 2008 è secco con una trama salmastra, e il Nero ossidiana, che unisce l’acidità del Corinto Nero e la morbidezza del Nero d’Avola, in omaggio alle rocce vulcaniche del luogo. Poi il Rosa Caulino, ispirato alle cave di caulite, di cui è rimasta traccia proprio sul promontorio sui cui si affacciano i filari della Tenuta e che sono, appunto, rosa per ossidazione.

“Abbiamo anche approntato una struttura per ottenere l’appassimento del Malvasia sotto il sole – racconta l'imprenditore -. Quindi siamo passati a realizzare vini in purezza. Il Corinto, il Moscato bianco, il Malvasia affinato in anfore di coccio”. Simili a quelle trovate nei fondali dell'arcipelago trasportate dalle navi ‘mercantili’ affondate nei millenni e di cui oggi è ricco il Museo archeologico di Lipari.
Nel 2027 la nuova cantina di Lentsch sull’Etna
“Oggi, su 24 ettari di proprietà, che per lo più erano incolti, produciamo 70mila bottiglie l'anno e contiamo a regime di arrivare a 85mila-100mila - conclude Lentsch -. Il 90% lo esportiamo in Europa e in tutto il mondo: Usa, Canada, Cina, Corea. L’ultimo passo sarà aprire, nel 2027, una nuova cantina sull’Etna, acquistata dal cantante dei Simply Red (Mick Hucknall, ndr): per noi la Sicilia è l’ottava isola dopo le 7 eoliane”.
Brand Eolia di Signum, ristorante e resort
Natascia Santandrea, insieme a Luca Caruso che gestisce Signum, antico borgo divenuto resort con relativo ristorante stellato, è colei che si dedica anima e corpo ai vigneti e ai vini prodotti col brand Eolia..
"Se l'isola di Salina è donna, la Malvasia è la sua regina" esordisce. I primi vigneti risalgono al 2020: oggi sono distribuiti su 15 piccoli appezzamenti lungo la vallata che taglia in due l'isola affacciandosi su versanti opposti che, proprio per la diversa esposizione, danno luogo a 2 bianchi molto diversi:
Il Vino M (come Malfa) Salina Malvasia Igt, i cui vitigni crescono a 100 metri sul livello del mare, un bianco con freschezza e mineralità distintive di Salina, ideale con i piatti meditteranei e di pesce ma anche come aperitivo, e il Vino V (come la località Valdichiesa) Salina Malvasia Igt, che si sviluppa tra i 240 e i 500 metri slm, un bianco aromatico da sorseggiare come aperitivo, con pesce e con i formaggi,

Ci sono poi il Rosso Cn Salina Igt, sapiente combinazione di uve autoctone di Corinto Nero, e il Rosa Terre Siciliane Rosato Igt, frutto di un gemellaggio tra la terra del Val di Noto, nell’isola di Sicilia, dove crescono i vitigni, e Salina, parte dell'arcipelago delle Eolie, dove si il vino viene prodotto in numero limitato di sole 3.800 bottiglie e 100 magnum,
L'enoturismo si pratica a bordo di una simpatica jeep usata durante la seconda guerra mondiale: insieme ai vitigini, affacciati sulla valle interna o sul mare, si trovano anche i capperi tipici eoliani. L'itinerario turistico prevede 3 tappe con degustazione di vino e merenda.

Non mancano degustazioni direttamente in barca. Ma, ovviamente, nel ristorante Signum, dentro il resort, viene fatto il pairing dei vini con i piatti gourmet di Martina Caruso, sorella di Luca, rinomata chef, che quest’anno festeggia il decennale della stella rossa Michelin (a cui nel 2025 ha unito quella verde per la sostenibilità). Nei tre menu propone piatti come il pescespada frollato accompagnato dal pompelmo, la cernia frollata cruda e cotta, il gelato al cappero, sovrano dell’isola insieme ai vini.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12 agosto 2026, 15:47


