"Il Verdicchio? Cuore autentico delle Marche"
Paolo Togni, titolare della cantina Casalfarneto: metodo classico, passito, ancestrale e persino orange wine, con questo vitigno vanno a buon fine tutti i progetti

Paolo Togni, titolare della cantina Casalfarneto (Ancona): cosa vede affacciandosi dalla sua cantina?
"Un panorama bellissimo, tutti i vigneti e tutte le colline marchigiane, dalla zona di Montecarotto fino al monte Murano, al di là del quale ci sono le grotte di Frasassi, con anche le sagome del monte Catria".
Ovviamente vede anche le sue vigne di Verdicchio, come definirebbe oggi questo vino?
"Come l’essenza del marchigiano, una persona che lavora, che fatica, che si impegna e non tradisce mai. Ogni progetto con il Verdicchio va a buon fine: metodo classico, passito, ancestrale, tutti vini di successo e abbiamo fatto un Orange premiato con un punteggio altissimo, 95, al Wine Challenge di Londra. Un vino che piace perché ricorda ai giovani il frutto del passato e che vendiamo molto bene nei mercati esteri. Lavoriamo con le anfore di coccio. Mi piace riprendere questa tradizione del passato e riportarla alla modernità. Noi marchigiani abbiamo radici solide che ci permettono di superare anche le crisi e gli eventi negativi degli ultimi anni".
Come stanno le sue etichette storiche?
"Bene, da quattro anni collabora con noi Stefano Chioccioli con cui stiamo mettendo a punto le nuove annate. I bianchi stanno vivendo un buon momento rispetto ai rossi. Oggi si lavora più sulla piacevolezza, sulla bassa gradazione, sul concetto di vini adatti anche all’aperitivo oltre che al pasto. Anche con la vendemmia abbiamo lavorato sulla bassa gradazione. I nostri vini stanno andando bene, abbiamo superato un milione e duecentomila bottiglie vendute e con tutti i problemi che ci sono stati in questi anni dobbiamo essere contenti".
Quali sono i vostri principali mercati?
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"Lavoriamo in trenta Paesi, molto bene in Europa, Belgio, Olanda, Germania e perfino in Francia, oltre che in Inghilterra. Nel mercato degli Stati Uniti abbiamo avuto un calo quest’anno, bene anche Cina, Giappone, Hong Kong, Singapore. Stiamo valorizzando anche i rossi".
Le novità che presenterete al Vinitaly?
"Il Trentennale, ovvero un vino da trenta vendemmie, forte interpretazione organolettica del Verdicchio. Un vino particolare, una evoluzione del Cimaio, un pochino più moderno. Poi un metodo ancestrale che abbiamo ottenuto dal Verdicchio con un po’ di cautela: una bollicina naturale con metodo antico, uno spumante come si faceva cent’anni fa. Questo mi appassiona molto: come dicevo, il Verdicchio non tradisce. Quando cinque anni fa ho prodotto il Vermut col Verdicchio in Piemonte mi chiedevano: perché ? Perché il Verdicchio ha struttura e caratteristiche tali che può essere anche un vermut".
A proposito il Cimaio che posto occupa nella sua cantina?
"È la nostra icona, quando si parla di Casalfarneto si parla di Cimaio, vengono i consumatori da tutta Italia a prendersi le loro bottiglie, e anche la Ferrari l’ha scelto per gli aperitivi con formaggi stagionati. Purtroppo per due anni, per colpa del clima, non l’abbiamo raccolto. Dal 6 dicembre siamo arrivati a raccogliere le uve il 6 novembre e bisogna fare i conti con il clima. Resta la nostra icona".
Come vede il futuro del vino?
"Il vino è territorio, natura, memoria, per me si rinnoverà sempre e resterà sempre attuale. Oggi il vino ha bisogno di una comunicazione più moderna che esca dalle grandi sbicchierate stancanti. Penso al vino come a una cartolina moderna del territorio, un piacere della vita. Dobbiamo parlare alle nuove generazioni. Abbiamo un casale che ospita i giovani che tanto apprezzano il vino, ma dobbiamo uscire agli schemi del passato. Bisogna comunicare con un linguaggio più giovane".
Ultimo aggiornamento: Venerdì 6 marzo 2026, 14:41


