La Maliosa, l’architettura del vino in Maremma
Nuova cantina e nuovi spazi che sposano l’Organic Movement, filosofia che privilegia interventi limitati sul paesaggio e sulla materia prima

Un giardino al posto del tetto, a integrare gli spazi destinati alla vinificazione – che si sviluppano sotto il livello del terreno – nel paesaggio elegantemente selvaggio della Maremma.
La nuova cantina di Fattoria La Maliosa, inaugurata questa estate a Saturnia, è stata costruita cercando di ridurre il più possibile la sua presenza nel paesaggio e, allo stesso tempo, di creare condizioni migliori per la produzione dei vini dell’azienda.
Progettata dagli architetti Fabrizio Fabbroni e Riccardo Pietrucci, con il tetto giardino realizzato da Officina82 insieme a Botanical Dry Garden, la cantina sfrutta infatti materiali capaci di mantenere temperature adatte alla vinificazione e soluzioni tecnologiche coerenti con una filosofia che privilegia interventi limitati sul vino.
Una filosofia che Antonella Manuli ha cominciato a costruire nel 2010, dopo una storia personale lontana da quella del vignaiolo tradizionale. Cresciuta tra Italia, Svizzera e Stati Uniti, completa gli studi in California, dove conosce l’Organic Movement, lavora nella finanza e infine sceglie la Maremma per un progetto agricolo che oggi si estende su circa 170 ettari. Soltanto 8,5 sono occupati dai vigneti; il resto della proprietà comprende 16 ettari di oliveti, seminativi e un’ampia superficie boschiva, mantenendo la vite all’interno di un ecosistema agricolo molto più vasto.
I vigneti sono distribuiti in due areali dalle caratteristiche geologiche molto diverse, Saturnia, con terreni argillosi, e Pitigliano, di origine vulcanica, divisi dal fiume Fiora. Sui vini di Antonella c’è poi una firma dall’impronta inconfondibile: quella di Lorenzo Corino, agronomo e ricercatore con cui La Maliosa ha collaborato dal 2013 fino a creare in collaborazione il Metodo Corino. Il metodo si basa su otto principi, riportati sulle etichette dei vini, che riguardano la vitalità dei suoli, le condizioni climatiche, le caratteristiche delle varietà e la conservazione del paesaggio.
La cantina inaugurata nel 2026, quindi, mette a disposizione nuovi spazi per proseguire questo lavoro. "La nuova struttura è per La Maliosa un punto d’arrivo importante del percorso iniziato sedici anni fa – ha spiegato Manuli – ma è anche un atto di fiducia nel futuro della Maremma collinare, con la sua autenticità di cui noi siamo testimoni".
La Maliosa coltiva soprattutto Ciliegiolo, Sangiovese, Cannonau grigio, Procanico e Trebbiano, vinificati in diverse espressioni. Uni è un bianco macerato ottenuto da una selezione di Procanico, Tarconte nasce dalle migliori uve di Sangiovese e Stellata dal Cannonau grigio; alla produzione vinicola si affianca quella dell’olio, con circa cinquemila olivi, 180 dei quali hanno tra gli ottanta e i cento anni. Una parte della tenuta è dedicata infine all’accoglienza, con degustazioni ed esperienze che sfruttano soprattutto gli spazi aperti della proprietà.
Nel punto più alto si trova lo Skydeck, una grande table d’orientation all’interno di una vigna, dalla quale lo sguardo arriva fino all’Isola del Giglio e al Monte Argentario verso il mare, mentre nell’altra direzione raggiunge Pitigliano e il Monte Amiata. Per chi invece vuole fermarsi per la notte, tra vigne e uliveti sono state collocate quattro StarsBOX, micro-cabin per il glamping con il tetto completamente apribile per dormire guardando il cielo della Maremma.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 ottobre 2026, 11:38


