Andare ai concerti da sole e senza paura: ecco la community “Girls Go Live”
L'idea di Sarah Zuloeta, fondatrice: “La nostra chiusura agli uomini? Purtroppo, la sicurezza nelle nostre città passa anche da una parità di genere che ancora non esiste. Noi donne abbiamo ancora paura a girare da sole”

Andare ai concerti da sole, oggi, può essere un po’ più semplice grazie a una community online. È l’intuizione alla base di Girls Go Live, il progetto fondato da Sarah Zuloeta, 43 anni, che il mondo della musica lo conosce bene anche da dietro le quinte, lavorando nel settore. Il progetto nasce su Instagram, che fa da “vetrina”, ma il suo vero cuore è un gruppo Telegram che oggi conta circa un centinaio di partecipanti. L’obiettivo è semplice: non precludersi l’esperienza dei live solo perché si è sole.

Come nasce Girls Go Live?
“Dalla mia esperienza personale! Sono una fruitrice di concerti da quando avevo 14 anni, sono cresciuta nella scena punk rock romana e nella mia vita ho partecipato a tantissimi live. Quest’estate sono andata da sola al concerto dei Maroon 5 a Milano, partendo da Torino, dove vivo. Faceva tantissimo caldo e, a un certo punto, ho avuto un po’ di ansia: mi sono chiesta chi mi avrebbe aiutata nel caso fossi stata male. Per fortuna alla fine è andato tutto bene: è stato un concerto bellissimo e ho anche fatto amicizia con una ragazza che era lì da sola come me. Nei giorni successivi ci ho riflettuto molto: ho fatto bene a non precludermi la possibilità di andare al concerto nonostante fossi da sola, ma ho pensato a tutte quelle persone che invece, proprio per questo motivo, avrebbero rinunciato perché non si sentono sicure. Da lì ho pensato di aprire la nostra community. Ho ricevuto da subito tantissimi feedback positivi e ora stiamo ricevendo molta attenzione anche dai media. In tante mi hanno scritto per dirmi: ‘Menomale che esiste un’iniziativa del genere’”.
Come è strutturato oggi il progetto?
“È ancora tutto molto libero, seguo Instagram come meglio riesco. Gli incastri a volte sono difficili, ma non voglio che scemi. Presto implementeremo anche la parte social. La vera azione si concentra su Telegram: se il progetto è stato ideato da me, si costruisce insieme alle persone che lo partecipano e si modella sulle loro esigenze. Oltre alla ‘stanza’ generale, ci sono diverse ‘stanze’, una per ogni città più gettonata per gli eventi: Milano, Roma, Torino, Bologna. Poi sto cercando di creare una stanza per ogni concerto, sempre in base ai live più gettonati. Ad esempio, ne ho creata una apposta per il documentario degli Oasis, visto che c’erano state tante richieste”.

Già dal nome della community si capisce che il target di riferimento è prettamente femminile...
“L’idea è proprio quella. Su Telegram esistono già tanti gruppi che invitano ad andare insieme agli eventi, non mi sono inventata nulla. Mancava però un gruppo esclusivamente femminile. La nostra ‘chiusura’ agli uomini non è un atto di cattiveria o altro, ma una conseguenza della realtà in cui viviamo. Se avessi avuto la stessa sicurezza di cui gode un uomo girando da solo la notte, molto probabilmente non avrei creato questo gruppo. Purtroppo, la sicurezza nelle nostre città passa anche da una parità di genere che ancora non esiste. Noi donne abbiamo paura a girare da sole, a partecipare da sole agli eventi. Questo è un dato di fatto”.
Un gruppo online, però, non è una garanzia totale di sicurezza...
“Esattamente. Una ragazza, tempo fa, mi ha scritto in privato per chiedermi quali fossero le norme di sicurezza. Così, nella chat di Telegram, dopo il classico messaggio di benvenuto ai nuovi membri del gruppo, ho inserito delle norme di buonsenso. Sono delle pseudo linee guida: il consiglio è quello di conoscersi un po’ prima di incontrarsi all’evento, scambiarsi i nickname di Instagram, fare magari una videochiamata e fare in modo che il primo incontro avvenga possibilmente in un luogo pubblico e non direttamente nel luogo dell’evento. È importante anche far sapere ad altre persone con chi si è e dove si è, rimanere autonomi in ogni caso, non rilasciare dati strettamente personali e, eventualmente, comunicare una parola di riconoscimento”.
Ultimo aggiornamento: Domenica 4 ottobre 2026, 14:08

