Nel mondo vengono sprecate oltre un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo, mentre una persona su 11 soffre la fame
Oggi, 29 settembre, ricorre per la sesta volta la Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari. Andrea Segrè (Last Minute Market): “È giunto il momento per tutti di intraprendere azioni urgenti per ampliare e rafforzare l’impegno finalizzato alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari”

Oggi, 29 settembre, ricorre per la sesta volta la Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari. Istituita dalle Nazioni Unite nel 2019 , la giornata ha l'obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dello spreco di cibo. Ma non solo: l’iniziativa ha anche l’obiettivo di dimezzare gli sprechi lungo la filiera agroalimentare – dai produttori ai consumatori – e ridurne le perdite, seguendo lo spirito degli Obiettivi di Sostenibilità dell’Agenda 2030.
Un momento insomma per riflettere su come il cibo sia fondamentale per la nostra vita e su come questo semplicissimo concetto sia messo a rischio da pratiche di produzione e consumo che fanno dello spreco una costante insidiosa e particolarmente nefasta.
I dati della Fao
Secondo la Fao, nel mondo vengono sprecate infatti oltre un miliardo e mezzo di tonnellate di cibo, una quantità pari a un terzo del cibo prodotto; con una perdita economica di 1.200 miliardi di dollari. Di contro, stando ai dati del 2023, una persona su 11 nel mondo soffriva la fame (FAO et al., 2024) e circa il 28,9% della popolazione mondiale, ovvero 2,33 miliardi di persone, soffriva di insicurezza alimentare moderata o grave nel 2023 (FAO et al., 2024).
In questo contesto, le famiglie rappresentano il 60% dello spreco alimentare globale (UNEP, 2024). Solo in Europa, ogni anno vengono gettate 59 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 132 miliardi di euro. In media, ogni cittadino europeo spreca circa 70 chili di cibo in ambito domestico e 12 chili nei ristoranti. In pratica oggi un decimo del cibo disponibile in Europa finisce sprecato, con un costo superiore a 130 miliardi di euro l’anno, mentre 37 milioni di cittadini non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. E nel 2025 la situazione globale è decisamente peggiorata, complici le guerre e situazioni di gravissima insicurezza alimentare, prima fra tutte la striscia di Gaza.
In Italia lo spreco medio settimanale è pari a 555,8 grammi pro capite, superiore alla media UE e più alto di Paesi come Germania (512,9 g), Francia (459,9 g), Spagna (446,5 g) e Paesi Bassi (469,5 g). Nonostante un miglioramento rispetto al 2024 (683 g), lo spreco settimanale dovrebbe scendere a 369,7 g pro capite per un livello sostenibile. In questo quadro le differenze territoriali sono particolarmente marcate: l’Italia centrale è più virtuosa (490,6 g), seguita dal Nord (515,2 g) e dal Sud (628,6 g). Le famiglie con figli risultano mediamente più attente, con uno spreco ridotto del 17% rispetto a quelle senza figli. I cibi più sprecati sono frutta fresca (22,9 g), verdura fresca (21,5 g) e pane (19,5 g), seguiti da insalate e tuberi.
Quali rimedi?
Ma quali rimedi dunque? In linea con l’intento di FAO e UNEP, l’Unione europea introduce la nuova direttiva che modifica la 2008/98/Ce, e per la prima volta pone obiettivi giuridicamente vincolanti da raggiungere entro il 2030: riduzione del 30% dello spreco generato da famiglie, ristorazione e commercio al dettaglio e del 10% per l’industria e la trasformazione.

La campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero di Last Minute Market, fondata e diretta dal Direttore scientifico Waste Watcher, l’economista Andrea Segrè, spiega: "Accogliere l’innovazione e promuovere approcci di economia circolare nei sistemi agroalimentari per prevenire, ridurre, riutilizzare e riqualificare le perdite e gli sprechi alimentari è anche un incentivo per offrire nuove opportunità di lavoro, generando benefici finanziari per una vasta gamma di stakeholder". Secondo Segrè "è giunto il momento per tutti – produttori, investitori, aziende e stakeholder della filiera, per la società civile e le istituzioni pubbliche, per il mondo della ricerca – di intraprendere azioni urgenti per ampliare e rafforzare l’impegno, individuale e collettivo, finalizzato alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari”.
Costruire una cultura condivisa del valore del cibo
La vera sfida comunque è costruire una cultura condivisa del valore del cibo, promuovendo una gestione concreta e rispettosa del cibo, ricordando che ancora oggi milioni di persone non hanno accesso a un’alimentazione adeguata. Solo attraverso l’impegno congiunto di cittadini consapevoli e filiere responsabili sarà possibile trasformare il cibo da prodotto sprecato a bene comune da tutelare e condividere. Quindi fare acquisti consapevoli, conservare correttamente e a valorizzare ogni alimento, anche attraverso ricette antispreco. E ancora, da parte dei produttori e dei distributori, fornire informazioni chiare su quantità, conservazione e valore degli alimenti permette di instaurare fiducia e di orientare comportamenti sostenibili. E a casa? Scegliere frigoriferi con comparti separati e accessibili singolarmente per preservare la catena del freddo e ridurre consumi energetici, etichette e packaging intelligenti che segnalino lo stato di conservazione, indicazioni chiare sulle corrette temperature di stoccaggio. Infine utilizzo di app e sistemi digitali per monitorare scadenze e quantità disponibili.
Ultimo aggiornamento: Martedì 29 settembre 2026, 15:40

