Il Nobel per la Pace a Navanethem ‘Navi’ Pillay: da Mandela al “genocidio” di Gaza, paladina dei deboli e dei diritti civili. Lei scherza: “Forse lo dividerò con Trump”
Magistrata sudafricana, giudice della Corte penale internazionale e Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2008 al 2014. Ha difeso Mandela durante l’apartheid

Roma, 9 ottobre 2026 – Il Nobel per la Pace è stato assegnato a Navanethem ‘Navi’ Pillay.
Navanethem Pillay, detta Navi è nata a Durban, 23 settembre 1941, ed è una magistrata sudafricana, giudice della Corte penale internazionale e Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2008 al 2014.
Sudafricana di origine tamil è stata la prima donna non-bianca presso l'Alta corte del Sudafrica, è stata magistrata presso la Corte penale internazionale e presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Ha adottato il documento Born Free and Equal sull'orientamento sessuale e l'identità di genere nel diritto internazionale del settembre 2012.
Il Comitato norvegese del Nobel ha riconosciuto il suo contributo alla persecuzione giudiziaria dei crimini di guerra, dei crimini contro l'umanità e del genocidio, sottolineandone "l'eccezionale coraggio e integrità”.

Nata in Sudafrica da una famiglia di origine tamil indiana durante l'apartheid, Pillay ha iniziato la carriera come avvocata, impegnandosi contro la discriminazione razziale e difendendo Nelson Mandela e altri oppositori del regime.
È stata giudice dell'Alta Corte sudafricana, del Tribunale penale internazionale per il Ruanda e della Corte penale internazionale, oltre ad aver ricoperto l'incarico di Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ha inoltre presieduto la Commissione internazionale indipendente d'inchiesta dell'Onu sui Territori palestinesi occupati. Secondo il Comitato, il suo lavoro ha contribuito a rafforzare le istituzioni della giustizia internazionale e ad affermare il principio secondo cui una pace duratura deve fondarsi sul diritto, anziché sulla volontà dei più forti.
"Attraverso procedimenti giudiziari internazionali di importanza storica, ha dimostrato che le misure giuridiche possono contribuire a prevenire atti di guerra e violenza. Navi Pillay ha inoltre contribuito a rafforzare le istituzioni del diritto internazionale. La sua indipendenza, la sua competenza e la sua fermezza l'hanno resa una delle giuriste internazionali più stimate del nostro tempo".

"Nell'assegnare il Premio Nobel per la Pace di quest'anno, il Comitato Nobel norvegese intende ricordare al mondo che lo Stato di diritto – sia a livello nazionale che internazionale – costituisce il fondamento del sistema creato per garantire la pace e risolvere i conflitti in modo non violento. La pace richiede giustizia. La storia ha dimostrato che un mondo privo dello Stato di diritto è ingiusto, sconsiderato e disumano. I giudici, custodi di quel sottile confine tra ordine e caos, meritano dunque il nostro più vivo apprezzamento. Tuttavia, oggi, mentre questi stessi giudici subiscono sanzioni e le loro istituzioni vengono attaccate, abbiamo bisogno di persone dotate di coraggio, lungimiranza e determinazione: qualità che Navi Pillay dimostra costantemente nel suo operato”.

"Navi Pillay ha chiamato Stati e leader nazionali a rispondere delle proprie azioni, infondendo speranza nelle vittime di violenze e conflitti. In tutti gli incarichi ricoperti, ha sottolineato la responsabilità di individui e Stati nel rispettare lo Stato di diritto, contribuendo inoltre a definire le norme e i principi giuridici in materia. La sua influenza è stata determinante quando il Tribunale penale internazionale per il Ruanda ha stabilito che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire crimini contro l'umanità - oltre che genocidio. Nel medesimo procedimento, Navi Pillay ha svolto un ruolo chiave in un'altra importante svolta giuridica: per la prima volta, un imputato è stato accusato di istigazione al genocidio sulla base della sola diffusione di propaganda", conclude la motivazione.
Navi Pillay scherza: “Lo dividerò con Trump”
"Se applaudite un po’ più forte, forse dividerò il premio con Trump”, lo ha detto scherzando la Premio Nobel per la Pace Navi Pillay. La reazione è stata colta dalla segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard a Norimberga e pubblicata sul X. Lo scorso anno la leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machadovinse il Premio Nobel per la Pace e consegnò a Donald Trump la sua medaglia poco dopo che gli Stati Uniti avevano estromesso l'allora presidente Nicolás Maduro. Si trattò di un gesto in gran parte simbolico: il Comitato per il Nobel ha infatti dichiarato che l'onorificenza in sé non è trasferibile.
Navi PIllay e il genocidio a Gaza
"L'ultima cosa che ho fatto è stata il rapporto su Gaza, in cui definisco ciò che sta accadendo lì come un genocidio. Una delle reazioni principali a quel rapporto è stata quella di rendermi omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità?”. Lo ha detto la neo Nobel per la Pace Navi Pillay, nel suo primo discorso dopo la proclamazione.
“Il Nobel dà più forza alla mia azione”
Il premio Nobel per la Pace ricevuto oggi "rafforza la mia convinzione che dobbiamo restare uniti a difesa dello stato di diritto e dell'indipendenza della magistratura e di un ordine legale internazionale basato sui principi". I tentativi di indebolire il diritto, ha aggiunto, "rischiano di riportarci a un mondo in cui è il potere, e non la legge, a stabilire di chi conti la sofferenza". In tutti gli incarichi svolti nel corso della sua carriera, ha rimarcato Pillay, "ho rappresentato l'impegno a promuovere e tutelare l'uguale dignità di ogni essere umano, e in particolare i diritti delle donne e dei bambini. Dobbiamo portare avanti questa missione".
"Naturalmente ho compiuto molte imprese importanti. Non voglio sminuire l'opposizione all'apartheid e il raggiungimento della democrazia, né il fatto che il presidente Nelson Mandela mi abbia nominata, prima donna di colore, giudice nel mio Paese. Ne vado fiera. Tuttavia, per quanto riguarda il diritto internazionale, ritengo sia stato fondamentale, e trovo scandaloso che in passato fosse diversamente, riconoscere finalmente, nell'ambito del tribunale per il Ruanda, che ciò che accade a donne e bambini in tempo di conflitto – in particolare stupri e violenze sessuali, spesso considerati 'danni collaterali' o una ricompensa per i soldati impegnati nei combattimenti - costituisce un crimine internazionale. Ne vado fiera", ha affermato la neo vincitrice del Premio Nobel per la Pace, Navi Pillay, rispondendo, in una breve conferenza stampa all'Accademia Internazionale dei Principi di Norimberga, alla domanda su quale momento del suo lavoro l'avesse resa più orgogliosa.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 ottobre 2026, 16:36

