“Pma per tutte”: fare un figlio costa e l'Italia ancora guarda altrove
Oltre 40mila firme raccolte per la proposta di legge dell'Associazione Luca Coscioni che chiede di estendere la procreazione medicalmente assistita a single e coppie di donne. Un video raccoglie le voci di 14 madri costrette a diventarlo altrove

“Per noi andare all'estero è sempre stata l'unica soluzione possibile”. Comincia così il video corale diffuso dall'Associazione Luca Coscioni nell'ambito della campagna “Pma per tutte”, quattordici donne, quattordici viaggi, un'unica legge di mezzo. C'è una frase, tra tutte, che racconta meglio di ogni statistica cosa sia cambiato in Italia negli ultimi trent'anni. Una delle protagoniste del video ricorda: “Nel 1994 in Italia si poteva. Mia mamma lo ha fatto da sola a Firenze ed è così che sono nata io”. Dieci anni dopo, nel 2004, arriva la legge 40, che richiude quella porta: da allora l'accesso alla procreazione medicalmente assistita è riservato alle sole coppie eterosessuali, coniugate o conviventi.
“Dal 2004 – spiega nel video Francesca Re, coordinatrice della campagna – a causa della legge 40, molte donne devono andare all'estero per diventare madri con la procreazione medicalmente assistita”. Escluse per legge, oggi, perché non sposate o perché nella loro famiglia manca una figura maschile.
La geografia di un diritto negato
Il video diventa, di fatto, una mappa. Ogni donna un Paese, ogni Paese un pezzo di burocrazia in meno o in più. C'è chi, come Andreina, 45 anni, tarantina e oggi mamma a Bologna di un bambino nato in Spagna, sintetizza così il paradosso: “Paghiamo le tasse in Italia, un Paese in cui la natalità cala drammaticamente. Ma per fare figli dobbiamo andare in cliniche all'estero dove spesso lavorano medici italiani”.
C'è chi, come Alessandra, milanese, ha impiegato due anni e decine di migliaia di euro. Un'altra voce del video è ancora più diretta sui numeri: “Io ho preso 25 aerei”. C'è chi ha trovato altrove non solo una clinica, ma un sistema che funziona: “Io ho fatto tutto in Belgio, dove vivo dal 2014, e non ho pagato niente. Qui è già un diritto per tutte”, racconta una delle donne.
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Un'altra conferma dal Regno Unito: “In Inghilterra la Pma è accessibilea tutte, con procedure semplici dal concepimento all'anagrafe. La burocrazia italiana invece è stata molto lunga, faticosa, frustrante”. Non tutte hanno avuto la stessa fortuna nei tempi. Una donna racconta la chiamata da una clinica danese: “Mando gli esami, dalla Danimarca mi hanno dato due giorni per essere lì. Se ce l'ho fatta è solo perché il mio lavoro me l'ha permesso”. E non tutte sono arrivate alla fine del percorso: “Io, dopo tre tentativi a Valencia, di cui un aborto, oggi sono costretta a rinunciare”, dice un'altra, in una delle testimonianze più dure del video.
Valeria e Ilaria, romane, mamme della piccola Ambra, raccontano invece cosa significhi sostenere tutto questo senza una rete: “Per noi non sarebbe stato possibile senza l'aiuto della nostra famiglia e dei nostri amici. Noi abbiamo dedicato a nostra figlia la lista nozze”.
A un passo dal traguardo
La proposta di legge di iniziativa popolare ha superato quota 40.000 firme sulle 50.000 necessarie per il deposito in Parlamento, obiettivo fissato entro sei mesi dal lancio della campagna, l'11 giugno scorso. Nel video, l'appello di Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, è diretto: "È ora di avere più diritti e più libertà in Italia. Scendi in campo anche tu. Sostieni la proposta di legge Pma per tutte. “Chi vuole firmare può farlo sulla piattaforma del Ministero della Giustizia. Chi vuole vedere quanto, su questo fronte, l'Italia sia rimasta indietro rispetto al resto d'Europa, può consultare la mappa della Pma nel continente. Restano diecimila firme. E restano, soprattutto, le donne che quel viaggio continuano a farlo ogni mese – in aereo, in treno, in auto – verso un Paese che gliel'ha reso possibile. Mentre il proprio, quello dove pagano le tasse, non ancora”.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 18:03


