Mar Rosso come Dubai? Il sogno (e i dubbi) della nuova mega città turistica in Egitto
Si chiama Marassi Red Sea: l’investimento da 18,5 miliardi di dollari promette ricchezza e occupazione, ma resta il nodo dell’impatto ambientale sul fragile ecosistema del Mar Rosso

Un investimento da 900 miliardi di sterline egiziane (18,5 miliardi di dollari), dodici hotel di lusso, un porto turistico di livello mondiale, spiagge private e cabine galleggianti ispirate alle Maldive. È questa la promessa di Marassi Red Sea, il mega progetto turistico e immobiliare annunciato da Emaar Misr for Development insieme a partner sauditi ed emiratini. La presentazione è avvenuta lo scorso settembre al Cairo alla presenza del premier egiziano Mostafa Madbouly, a sottolineare la centralità politica dell’operazione.
Il complesso sorgerà a circa mezz’ora dall’aeroporto di Hurghada, in una zona strategica per la connessione con l’Europa e con i Paesi del Golfo. Oltre alle strutture ricettive e alla marina, il masterplan prevede oltre 500 punti vendita e ristoranti, scuole, ospedali, centri benessere, un centro congressi internazionale, un parco acquatico, impianti sportivi, spazi verdi e un piano di rimboschimento. Gli sviluppatori parlano di un modello di “città costiera integrata”, capace di coniugare lusso, intrattenimento e sostenibilità.
Secondo le stime, il progetto genererà fino a 170.000 posti di lavoro nella fase di costruzione e 25.000 a regime. Un impatto economico significativo, che si rifletterà anche su settori collegati come logistica, agricoltura, commercio e trasporti. Con queste premesse, il Mar Rosso si candida a diventare un’alternativa al Mediterraneo e a Dubai per il turismo di fascia alta.
Ma la narrazione scintillante apre interrogativi cruciali. Cosa significa davvero “sostenibilità” in un contesto simile? Gli strumenti annunciati – desalinizzatori indipendenti, impianti fotovoltaici, codici edilizi ispirati a standard internazionali – sono certamente passi avanti. Tuttavia, la sostenibilità non si misura soltanto in tecnologie verdi. Conta anche il consumo di suolo, la pressione sulle risorse idriche in un’area desertica, il rischio di cementificazione di tratti di costa preziosi, l’impatto sugli ecosistemi marini e terrestri.
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In questo senso, il confronto con l’Europa è inevitabile: mentre qui si discute di turismo lento, di rigenerazione territoriale e comunità resilienti, altrove prende forma l’ennesima città-resort, fondata sulla logica dei grandi numeri, delle seconde case e dei flussi accelerati di capitali. La visione egiziana di crescita si intreccia con la spinta degli investitori del Golfo a diversificare le economie oltre il petrolio, ma il prezzo ambientale rischia di rimanere in secondo piano.
Marassi Red Sea si presenta quindi come un laboratorio a due facce: da una parte la promessa di un futuro sostenibile fatto di infrastrutture verdi e tecnologie smart, dall’altra il rischio che la “sostenibilità spettacolare” diventi solo un’etichetta utile al marketing. La vera sfida sarà capire se la bellezza fragile del Mar Rosso – uno degli ecosistemi più delicati del pianeta – potrà convivere con una città artificiale pensata per centinaia di migliaia di visitatori l’anno. La risposta arriverà nei prossimi anni, quando i rendering patinati cederanno il passo alla realtà. E sarà lì che si misurerà il confine tra sviluppo e consumo, tra rigenerazione e appropriazione.
Ultimo aggiornamento: Domenica 5 ottobre 2025, 18:00


