"Esistono tanti tipi di coraggio. Il mio? Cambiare". Daniele Cassioli al Festival di Luce!
Il campione di sci nautico e ora formatore, cieco dalla nascita, tornerà sul palco di Palazzo Vecchio. “Sto imparando a rallentare. Quest’anno ho capito che fermarsi aiuta a dare sapore a tutto questo rumore che abbiamo attorno”

Quest’anno tornerà al Festival di Luce! per parlare di coraggio, lui che nella sua vita ne ha sempre avuto molto. Nato a Roma nel 1986, Daniele Cassioli è un campione di sci nautico, fisioterapista e formatore. Cieco dalla nascita, ogni giorno con la sua associazione non profit Real Eyes Sport si batte affinché ogni bambino con disabilità possa avere la possibilità di avvicinarsi al mondo dello sport.
Qual è la cosa più coraggiosa che Daniele Cassioli abbia mai fatto?
“Quella che non ho ancora fatto, forse (ride, ndr). Credo che esistano tanti tipi di coraggio. Per me il coraggio sta in tutte quelle cose che prima avrei fatto diversamente, sta nell’evolversi e nel cambiare. In una gara, il coraggio non è nel vincere, quella è una conseguenza, ma nell’affrontarla con la miglior serenità possibile. L’assenza di coraggio frustra il potenziale e porta alla paura di sbagliare, di essere giudicati. Negli ultimi anni vivo “coraggi” diversi rispetto a quelli da atleta: ora sono un imprenditore impegnato nel sociale. Pensando alla mia associazione, ad esempio, ho avuto coraggio nel crearla. Ho avuto coraggio nel cambiare lavoro, passando dal fare il fisioterapista a diventare un formatore. Siamo sempre chiamati, nella vita, ad avere un pizzico di coraggio".
La disciplina che ha praticato da atleta professionista, lo sci nautico, richiede tanto coraggio…
"Qualsiasi sport! Io ho avuto bisogno di un coraggio “più fisico”, quello che mi portava a saltare a 50 km/h senza vedere il trampolino. Bisogna allenarsi tanto per avere un coraggio che supera tonnellate di paura. Allo stesso tempo però bisogna chiedersi da dove provenga la paura, comprenderla e legittimarla. Gli adulti spesso dicono ai bambini di “non avere paura”, ma non ha senso: siamo esseri umani e in quanto tali tendiamo a preservarci. Semmai, dovremmo capire quali paure siano reali, quali proiezioni e quali condizionanti”.
Quando ha avuto più paura invece?
"A scuola, quando pensavo di non essere accettato, quando ho capito di non essere ciò che gli altri volevano che io fossi. Ho avuto paura del pregiudizio, di ciò che mi stava attorno. Per tanto tempo ho pensato di dover lavorare sugli altri, ma ora mi sto rendendo conto che la vera chiave è lavorare su se stessi e su come penso di poter essere accettato da una persona nonostante io non veda”.
La scorsa edizione abbiamo parlato insieme al Festival di Luce!, nella giornata di venerdì, di inclusione e di una società “che accoglie”. Come hai visto cambiare il mondo in questo ultimo anno?
"Sto imparando a rallentare. Quest’anno ho capito che fermarsi aiuta a dare sapore a tutto questo rumore che abbiamo attorno. In questa situazione geopolitica a livello mondiale, leggere tante notizie negative ha un impatto significativo anche sulla persona più centrata. Dobbiamo imparare a riconnetterci con le piccole cose, anche di fronte a tutti gli investimenti tecnologici che abbiamo davanti. C’è il rischio che questa tecnologia ci tolga la capacità di stare dentro noi stessi, proprio in ciò che fa la differenza. Siamo in un mondo che sta investendo sempre di più in hardware e software e sempre meno nelle competenze emotive delle persone. Come saremo capaci di gestire tutto questo in futuro? Ed è qui che emerge anche lo sport come laboratorio di crescita emotiva. Inoltre, siamo sempre più sedentari, quando la natura ci ha studiati per muoverci. Sogno un mondo in cui la soluzione al caos sia investire sull’essere umano”.
Come sarà tornare quest’anno?
"È stato bello. È importante costruire contesti in cui persone diverse stanno insieme e i ragazzi escono da scuola per confrontarsi, vedendo i propri compagni e le loro insegnanti in modo diverso. Noi lo diamo per scontato, concentrandoci sul contenuto, ma già esserci è un valore aggiunto. Ho percepito tanta energia ed è speciale trovarsi a Firenze, nel cuore della mente della nostra cultura. Non vedo l’ora di tornare”.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 18:21

