Monica Peruzzi torna al Festival di Luce!: “Coraggio è dimostrare ai giovani che cambiare è possibile, se si rifiuta l’indifferenza”
La giornalista di Sky Tg 24 anche quest’anno sarà sul palco a Firenze il 17 ottobre: “Avere coraggio, in origine, significava "agire con il cuore", esporsi, prendere parte, rifiutare l’indifferenza, dire la verità”

Cor, come cuore. Avere coraggio, in origine, significava "agire con il cuore", esporsi, prendere parte, rifiutare l’indifferenza, dire la verità. Di fronte allo svuotamento sistematico di questa parola, ridotta in brandelli dall’idea di doverci trasformare tutti in eroi, con medaglie al collo, per essere accettati da una società segnata da like, riappropriarsi di questo termine, per quello che dovrebbe significare, è una conquista.
Per chi fa il nostro mestiere, agire con il cuore, si è trasformato in una scelta di campo etica quotidiana. Pensate agli Usa, dove Trump è arrivato a mettere al bando emittenti e reporter a lui sgraditi dagli appuntamenti ufficiali della Casa Bianca. La reazione della stampa è stata unanime: il boicottaggio in segno di solidarietà. Un atto di coraggio collettivo, per ribadire che la libertà d'informazione non è un privilegio concesso da chi sta al potere, ma un contrappeso democratico non negoziabile.
Il coraggio ha tante forme, e visto che parliamo di agire con il cuore, passa dalla presa di coscienza della nostra fragilità, dalla necessità di liberarci dalla retorica guerresca di cui è intriso il racconto del nostro vivere, ma anche del nostro affrontare la malattia. La realtà è fatta di donne, uomini, bambine e bambini, che non sono guerrieri, non indossano armature, chiedono solo il diritto di avere paura, di essere stanchi. Così come i loro familiari, schiacciati dal peso di un'assistenza che lo Stato fa ricadere sulle loro spalle. L'eroismo obbliga alla forza, l’essere umano deve ritrovare la dignità della vulnerabilità.
C’è un'altra idea di coraggio con cui voglio chiudere: è quello cui mi ha portato a riflettere mio figlio Leonardo, 12 anni, mentre parlavamo dei pericoli legati all’AI e li collegavamo al riscaldamento globale, ai ghiacciai che si sciolgono. Mi ha guardato e mi ha detto: “Forse, la cosa migliore, sarebbe che il genere umano si estinguesse”.
Quando un ragazzo di 12 anni arriva a formulare un pensiero simile, la responsabilità ricade interamente su di noi. Quale fiducia nel futuro stiamo consegnando a questa generazione? Come possiamo chiedere loro di avere coraggio, mentre noi ci siamo trasformati in spettatori inerti? Il coraggio che dobbiamo trovare è quello di costruire un’eredità in cui dimostriamo ai ragazzi e alle ragazze che agire con il cuore significa liberare il mondo dalle narrazioni tossiche, restituendo la consapevolezza che cambiare è possibile, se si prende parte e si rifiuta l’indifferenza.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 ottobre 2026, 10:56

