L’innovazione diventa inclusione: ecco le quattro startup finaliste del Premio Luce! 2026
Il 16 e 17 ottobre torna il Festival di Luce! e con lui il Premio Luce! Startup Inclusiva, giunto alla quarta edizione. Una giuria composta da Luce!, StartupItalia, Rekeep e dalle vincitrici delle scorse edizioni, ha selezionato le realtà che si sono distinte per innovazione e impatto sociale. Sul palco potranno raccontarsi al pubblico attraverso un elevator pitch. Ecco le storie

Fare innovazione non significa soltanto inventare una tecnologia nuova. Può voler dire anche prendere un problema che riguarda la vita quotidiana di molte persone e provare a guardarlo da un'altra prospettiva. Una terapia che diventa più accessibile, un viaggio che può essere progettato senza l'incertezza delle barriere, una diagnosi cardiovascolare che prova ad arrivare più vicino alle persone, un'intelligenza artificiale pensata per aumentare e non sostituire l'autonomia.
La quarta edizione del Premio Luce! Startup Inclusiva
È dentro questo spazio che torna il Premio Luce! Startup Inclusiva, arrivato alla sua quarta edizione. Un riconoscimento nato per accendere i riflettori su imprese italiane che fanno dell'innovazione uno strumento per affrontare questioni che riguardano inclusione sociale, accessibilità, sostenibilità, diritti e nuove forme di partecipazione.
Il premio nasce dalla collaborazione tra Luce! e StartupItalia, con REKEEP come Award Partner. Anche quest'anno una giuria composta dai rappresentanti delle tre realtà e – novità 2026 –, anche dalle startup vincitrici degli scorsi anni (hanno votato Luca Freschi, di Fody, vincitore nel 2023 e Chiara Ceretti, di Spazio3R, vincitrice 2025) ha avuto il compito di esaminare le candidature e individuare le startup da portare all'attenzione del pubblico del Festival.
Il percorso si concluderà il 16 e 17 ottobre a Firenze, nella cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, durante la sesta edizione del Festival di Luce!. Ma prima della proclamazione della startup vincitrice, il palco sarà anche uno spazio per conoscere da vicino le idee che hanno superato la selezione. Le startup avranno infatti la possibilità di presentarsi direttamente al pubblico attraverso un elevator pitch: pochi minuti per spiegare chi sono, quale problema hanno scelto di affrontare e perché la loro soluzione può contribuire a costruire una società più inclusiva.

Quali sono le quattro startup finaliste
Le storie delle quattro startup selezionate raccontano mondi molto diversi, ma hanno un elemento in comune: l'idea che la tecnologia abbia valore quando riesce a ridurre una distanza.
IamHero, quando la realtà virtuale entra nella terapia
La loro storia arriva da Napoli e riguarda il rapporto tra tecnologia, terapia e neurosviluppo. IamHero sviluppa soluzioni basate sulla realtà virtuale pensate per supportare percorsi terapeutici ed educativi rivolti soprattutto a bambini e ragazzi con disturbi del neurosviluppo. Le esperienze immersive vengono utilizzate per lavorare su funzioni cognitive come attenzione, memoria di lavoro, inibizione, pianificazione e flessibilità cognitiva. L'obiettivo dichiarato è trasformare alcune attività terapeutiche in esperienze più coinvolgenti e personalizzabili, offrendo ai professionisti strumenti per seguire le sedute e monitorare i progressi.
La startup ha scelto di partecipare al Premio Luce! con un'idea precisa: "Abbattere le barriere cognitive e rendere la terapia più inclusiva, accessibile ed efficace per i bambini con ADHD e autismo”. È una prospettiva che mette la tecnologia al servizio di un tema molto concreto: rendere più accessibili i percorsi di cura e accompagnamento, partendo dalle esigenze della persona.
Itineramente, il viaggio comincia dall'accessibilità delle informazioni
Dalla terapia al turismo. Itineramente parte da una domanda apparentemente semplice: quanto è davvero accessibile un luogo se chi deve raggiungerlo non riesce a sapere in anticipo che cosa troverà? Il progetto nasce con l'obiettivo di rendere cultura e turismo più accessibili attraverso un approccio di accessibilità universale. La piattaforma raccoglie e organizza informazioni sui luoghi e permette di costruire itinerari tenendo conto delle diverse esigenze delle persone.
Non soltanto mobilità, dunque, ma anche disabilità sensoriali e cognitive, esigenze di famiglie con bambini, caregiver e accompagnatori. L'idea è spostare l'attenzione dalla semplice indicazione "accessibile/non accessibile" alla possibilità di avere informazioni utili e concrete prima di partire. Perché l'accessibilità passa anche dalla possibilità di scegliere in autonomia, senza dover telefonare a ogni struttura o affidarsi a informazioni incomplete. Il progetto pilota si sviluppa tra Val di Fassa e Val di Fiemme, dove la startup sta lavorando alla mappatura di punti di interesse culturali, naturalistici, paesaggistici e legati al territorio.
BM Diagnostics, dalla provincia marchigiana alla diagnostica cardiovascolare
Il loro cammino parte da un piccolo comune dell'Appennino marchigiano e guarda molto più lontano. BM Diagnostics nasce a Cantiano, in provincia di Pesaro e Urbino, e lavora nel campo della diagnostica cardiovascolare. Il progetto punta a sviluppare strumenti che possano rendere più rapida e vicina alle persone l'analisi di alcuni indicatori legati alla salute cardiovascolare. Tra le soluzioni sviluppate ci sono sistemi di diagnostica Point-of-Care, pensati per poter essere utilizzati anche al di fuori dei tradizionali laboratori, e strumenti che integrano l'intelligenza artificiale nell'analisi dei dati.
Ma per BM Diagnostics l'inclusione passa anche dal luogo da cui tutto è partito. La startup vuole dimostrare che anche un'impresa ad alta componente tecnologica può nascere lontano dai grandi centri dell'innovazione e costruire da un piccolo territorio una vocazione internazionale. Il messaggio con cui si presenta al Premio Luce! lo dice chiaramente: “Partecipiamo per dimostrare che per diventare un'azienda globale è possibile partire dal proprio paesino dell'Appennino marchigiano”. Una frase che racconta insieme innovazione, territorio e possibilità: quella di costruire futuro senza che la geografia rappresenti necessariamente un limite.
YouDoToo, l'intelligenza artificiale per fare insieme
Quella di YouDoToo è una storia che parla di intelligenza artificiale e di autonomia delle persone con disabilità intellettiva. YouDoToo utilizza l'AI per accompagnare le persone nello svolgimento di attività quotidiane e lavorative attraverso indicazioni semplici, personalizzate e progressive. L'obiettivo è aiutare la persona ad affrontare un'attività passo dopo passo, mantenendo però al centro la capacità di agire. È proprio questo il significato del messaggio con cui la startup partecipa al Premio Luce!: “Non al posto di, ma insieme”.
L'idea viene sintetizzata nelle due parole che accompagnano il progetto: Independent Together. Un concetto di autonomia che non coincide con il fare tutto da soli, ma con la possibilità di avere strumenti adeguati per partecipare, scegliere e svolgere attività con un livello maggiore di indipendenza. L'intelligenza artificiale, in questo caso, non viene presentata come sostituta delle persone che accompagnano e sostengono: può diventare uno strumento ulteriore dentro una rete fatta di persone, famiglie, educatori, servizi e comunità.
Quattro modi diversi di parlare di inclusione
Quattro modi diversi di parlare di inclusione. Quattro startup, quattro problemi molto diversi: la terapia, il viaggio, la diagnosi, l'autonomia. Eppure il filo che le unisce è evidente. L'innovazione non è soltanto una questione tecnologica: è anche una questione di accesso. Accesso alle cure, ai luoghi, alla prevenzione, alle attività quotidiane. E, ancora prima, accesso alla possibilità di scegliere.
È qui che l'innovazione incontra l'inclusione: quando la tecnologia smette di essere soltanto uno strumento e diventa una possibilità concreta di autonomia, accesso e partecipazione.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 10:48

